Afa o gelo, c’è un doppio meteo

Condividi questo articolo

Dalle parti della Russia, nella circostanza per bocca di scienziati bielorussi, di tanto in tanto riceviamo catastrofiche previsioni meteo, e tutte hanno in comune l’allarme per l’arrivo in Europa, Italia inclusa, di un’era glaciale (questa la definizione). Per di più, l’evento sarebbe imminente, datato nientemeno che al primo di settembre e una proiezione nel tempo fissata al 2050. I profeti di sventura dell’Est dicono di ricavare il pronostico indagando la potenza ionica del sole e l’iter delle fasi lunari. Niente paura. Esperti di clima delle nostre parti prevedono esattamente il contrario, che  nei prossimi giorni si esaurirà la fase di caldo sopportabile, scalzata dall’arrivo di una nuova bolla di afa africana che riporterà le temperature su valori di cinque gradi oltre la media del periodo. Fortunatamente per non molti giorni. In seguito il pronostico annuncia piogge anche di grande intensità. Dai primi di settembre tempo autunnale e termometro in discesa. Nei prossimi giorni il caldi sarà insopportabile specialmente in alcune città del nord e del centro, in qualche isola territoriale del Sud (Calabria) e non sarà risparmiata la montagna mentre lungo le coste il caldo sarà attenuato dalla contiguità con il mare.

 

I Casamonica perdono il pelo, non il vizio

In risposta all’arroganza dei clan Casamonica, schierata con episodi di violenza contro le denuncia dei media che hanno raccontato le loro imprese mafiose, la polizia ha arrestato Salvatore Casamonica, della famiglia omonima, con l’accusa di tentata estorsione per aver provato a imporre una tangente settimanale di cinquecento euro al gestore di un pub in cambio di protezione e con la minaccia di “incidenti” se non avesse accettato di pagare il “pizzo”. Il ricattato ha reagito, si è opposto e l’ha denunciato. Nella circostanza Polizia e Procura della Repubblica ricordano l’attività di contrasto al clan, con oltre sessanta provvedimenti cautelari e l’esproprio di beni per tre milioni di euro.

 

In “breve” ognuno per la propria strada

Rovistando negli archivi dei quotidiani si scopre che solo cinquant’anni fa il matrimonio, oltre ad essere indissolubile, spesso trasformava coabitazioni impossibili tra moglie e marito in drammi familiari prolungati per tutta la vita in forme insopportabili di convivenza “armata”. Nel tempo, fortemente segnato dal femminismo, l’idea di rapporto a termine si è fatta strada nel costume italiano e in due direzioni: la prima dettata dall’inedita consapevolezza delle donne di agire in regime di par condicio nella decisione di mettere fine a un sodalizio fallito dal punto di vista sentimentale. La seconda motivazione è nel rifiuto a perpetuare un rapporto definitivo, di tutta la vita per il sempre più diffuso teorema che nega in assoluto il valore del contratto permanente (matrimonio), messo in discussione da sopraggiunte incompatibilità. Ha preso corpo, sempre di più, la contro ideologia dell’amore impossibile di una vita intera, si sono sovrapposti conflitti laceranti per difficoltà economiche generali, precarietà sociale, carenze di tutela sociale. La legge sul divorzio ha sanato un’infinità di vulnus all’interno di coppie incompatibili e se in passato il numero di separati non è stato elevatissimo si deve ai tempi lunghi delle partiche relative, alle spese elevate dell’assistenza legale, ai timori di giudizi negativi di parenti e amici, a dolorose sentenze di affidamento dei figli, quasi sempre riservato alla donna. Ma il processo, si poteva prevedere, è diventato inarrestabile e ha ricevuto una consistente accelerazione dalla legge che consente di divorziare dopo soli sei mesi di separazione (o un anno in caso di ricorso al giudice). La legge sul divorzio breve ha effetto retroattivo e spiega in parte l’aumento esponenziale di pratiche di settore, cinquantamila dalla fine di maggio (si suppone che siano cinque volte di più i separati che si avvarranno della nuova formula). Una curiosità: al tetto elevato delle cifre citate contribuiscono attivamente le coppie che hanno superato i sessantacinque anni, probabilmente nell’età che li solleva dall’onere di occuparsi dei figli oramai grandi.

 

Indietro tutta di Brugnaro

Come definire il sindaco di Venezia, tale Brugnaro, che dice di tifare per Renzi ma è protagonista a ripetizione di decisioni tra il razzista e l’autoritarismo di stampo centroamericano? Si direbbe incoerente a giudicare dalle sue scelte decisamente di destra (ma al centrosinistra di Renzi si possono ancora accreditare “cose” di sinistra?) confermate dall’ultima sortita anti Gay Pride: “Mai a Venezia”, ha sentenziato l’intollerante Brugnaro ma nella circostanza ha dovuto innestare rapidamente la retromarcia. Le associazioni gay gli hanno risposto che se vuole la guerra, guerra avrà e che il raduno in laguna si farà, con o senza il suo sì.

Condividi questo articolo

Lascia un commento