Grand Hotel Versailles

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Non solo Grecia in piena crisi finanziaria e Tsipras, suo dimissionario premier, costretto dal rigore della “troika” a svendere aeroporti, porti e treni, finiti nella disponibilità della Germania, da sempre anelante a insediarsi nello strategico Mediterraneo, sbocco navale indispensabile per una grande potenza che non deve aver abbandonato neppure dopo la sconfitta della seconda guerra mondiale l’ambizione di diventare leader indiscussa dell’Europa, riconosciuta antagonista dei potenti del mondo. In “mutande” anche la grandeur francese con le casse allo stremo. Parigi si piega a disconoscere parte di uno dei prestigiosi gioielli di famiglia e dispone la gara d’appalto per consentire a big del settore di trasformare tre edifici della Reggia di Versailles in albergo cinque stelle. L’esposizione della bandiera bianca della resa è motivata dalla mancanza di risorse richieste dalla ristrutturazione degli immobili (duemila ottocento metri quadrati) abitati nell’epoca d’oro della Francia da Luigi XVI. Non serve il supporto dell’immaginario per disegnare i futuri inquilini del Grand Hotel Versaillles: vip miliardari, emiri re del petrolio, neo nababbi russi. Per future prenotazioni si potrà scegliere tra il Petit Contrôle, il Pavillon des premières cent marches e il fantastico Grand Contrôle, disegnato dall’architetto Jules Hardouin-Mansart, che fu nelle grazie del re. Il costo della ristrutturazione è calcolato in undici milioni di euro, cifra che farebbe tremare i polsi a chiunque. Non al mega operatore AccorHotels che sembra interessato all’acquisto. Feroci le polemiche sollevate dal caso e tra le tante anche la sferzante dichiarazione di “tutori culturali” della Reggia che denunciano: “Il pericolo è che Versailles diventi una specie di Disneyland”.

Nella foto una veduta dall’alto di Versailles

 

Salvini every day

Verrà il tempo di una salutare sordina per le scempiaggini trogloditiche esternate dal segretario della Lega Nord su cui i media si catapultano nell’evidente considerazione che giornalisticamente funzioni la rissa erga omnes e la chiara derivazione salviniana dalle farneticazioni dell’“Uomo Qualunque” che per qualche tempo suggestionarono gli italiani con poco sale in zucca. In attesa del viale del tramonto di Salvini registriamo un altro paio di “sparate” che il Pd bolla come sortite del re dei cialtroni. A proposito dell’ignobile spettacolarità concessa al funerale di Casamonica: “Per qualche vescovo il nemico è la Lega, perché probabilmente l’8 per mille (si professano cattolici i Casamonica) di un boss fa gola” (il riferimento è per Galantino e la sua “crociata” di accoglienza dei migranti). A proposito di disperati che fuggono da Paesi in guerra Salvini ha superato se stesso e alla prima proposta (sbattiamoli su un’isola deserta) ne fa seguire una seconda anche più allucinante che suggerisce di utilizzare piattaforme marine dismesse dell’Eni come centri di accoglienza “per non recare disturbo alla popolazione vicina ai luoghi che ospitano i migranti”. Il coro delle contestazioni è unanime: Salvini ne spara una al giorno.

 

 

Pronti…via!

In vetta alla classifica delle spese pazze, secondo tradizione, c’è l’Inghilterra, preferita a ogni altro Paese europeo dai re Mida del petrolio che per la libido di coniugare ricchezze smisurate a visibilità, immettono nel mercato del calcio cifre da capogiro. Per la prossima stagione la cifra investita è di settecentocinquanta milioni. Di qui (visibilità internazionale) anche la candidatura vincente di Dubai per ospitare i mondiali di calcio, a dispetto del caldo asfissiante che troveranno gli atleti. L’Italia prova a emulare la Premier League inglese e lo fa mettendo sul tappeto i milioni di nababbi americani, orientali e autoctoni quali sono gli Agnelli, sicché il Milan di mister Bee, l’Inter di Thohir, la Roma americanizzata e la Juve della multinazionale torinese, hanno contribuito in misura cospicua al bilancio di 500 milioni spesi per il campionato di serie A. Nella gara all’acchiappa star del calcio internazionale spiccano i nomi di atleti al top delle valutazioni unanimi, Dzeko, Kondogbia, Bacca, Romagnoli, Bertolacci, Alex Sandro, Jovetic, Salah, Luis Adriano, Dybala. Certo, sono partite grandi star e per esempio Kovacic (al Real per 40 milioni), Vidal, ma è anche vero che la Juve si è permessa di rifiutare cento milioni per tenersi stretto il francese Pogba. Il risultato della follia collettiva, in crescendo nel mondo del pallone, è che risorse ingenti sono distolte da destinazioni più nobili e utili alla collettività (lo sport nelle scuole, le discipline “minori”) e che il gran circo del pallone è alla vigilia di una scrematura drastica che porterà inevitabilmente a trasformarlo in sport televisivo per una élite di club miliardari. Nel frattempo osserviamo con seria perplessità i mutamenti pro calcio delle programmazioni radiotelevisive, di quotidiani (non solo sportivi) e periodici che con il via ai campionati martelleranno gli utenti con orge di telecronache, interviste, commenti, rubriche specializzate, dibattiti, gossip e chi più ne ha più ne metta.

 

 

 

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