Deutschland uber alles 

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La grandeur dei tedeschi, antica quanto il suo popolo, si è appena assopita con gli esiti disastrosi della seconda guerra mondiale e la condanna internazionale del suo espansionismo guerrafondaio. La ripresa della Germania è stata poi prodigiosa, fino a porla come cardine portante dell’economia, non solo europea e sono riaffiorati i sogni di estendere il potere di grande nazione industriale e dall’immenso potenziale produttivo, strutturato per esportare eccellenze tecnologiche e dettare legge in materia di finanza. Ma alla Germania è mancato da sempre un anello della catena che sta nel sogno  del popolo tedesco, la leadership mondiale: il mare. Di qui la presenza di investitori inviati da Bonn e con le valigie zeppe di marchi, nella Jugoslavia dilaniata da guerre intestine, pronti a usare la moneta forte per comprare alberghi, ristoranti e interi agglomerati dotati di sbocchi nel mare adriatico; di qui, ora, le  mani su luoghi strategici della Grecia, strappati profittando della debolezza di Tsipras e della sua necessità di aiuti finanziari per evitare il default. Via libera del governo ellenico alla concessione di 14 aeroporti (Salonicco, Santorini, Mykonos, Kos, Rodi, Corfù, eccetera) alla tedesca Fraport: come contropartita un miliardo e ventitré milioni di euro. Tra quanto la germanizzazione di Spagna, Portogallo e (speriamo di no) Italia?

 

Vivere a Melbourne, perché no?

L’Italia è invivibile, compresa  Bolzano che se ne sta in vetta alla classifica delle città italiane con la migliore qualità della vita? Proprio così secondo l’Economist Intelligent Unit che mette i fila 140  luoghi della Terra dove si vive meglio. Pochi dubbi sulla numero uno, se è vero che l’Australia è una grande oasi di benessere, anche e soprattutto in virtù della sua immensa estensione abitata da appena ventitré milioni di persone: in cima a tutte le città del mondo prese in considerazione c’è la bellissima Melbourne dove ogni cosa funziona alla perfezione ed è il quinto anno che si posiziona così. A seguire Vienna, poi Vancouver e le australiane Adelaide, Sidney, Perth, Toronto e Calgary (Canada), Helsinki, Aukland (Nuova Zelanda). In fondo alla classifica Damasco, scivolata dopo Dacca (Bangladesh), Port Mresby (Papua Nuova Guinea) e Lagos (Nigeria). Nessuna città italiana tra le eccellenze: sorpresa? Proprio no considerati i problemi che le rendono invivibili: traffico caotico, eccessi di inurbamento, alti costi della vita, carenze nell’erogazione dei servizi essenziali, scarsa  cura del verde.

 

Galantino, qualcosa di sinistra

Ormai è scambio di colpi ad altezza uomo tra il vescovo Nunzio Galantino, Salvini (ha usato la  leggiadra espressione “La chiesa non  rompa le palle”) e la destra italiana. Il segretario generale della Cei, per non alimentare le polemiche di questi giorni, ha scelto di non partecipare al convegno sulla figura di De Gasperi ma è pubblico il suo intervento che definisce la politica di questa fase storica un puzzle di ambizioni personali all’interno di un circolo chiuso di cooptati e di furbi. Le prime avvisaglie dello scontro Galantino-Salvini hanno visto contrapposizioni insanabili sul tema dell’immigrazione ma il botta e risposta si è poi trasferito su temi generali ed è salito di tono. Il segretario della Lega ha imputato al vescovo di essere più a sinistra di Rifondazione e non poteva mancare il prezzemolo in ogni minestra della Santanché (“In quanto a cooptati e furbi, Galantino, capo dei vescovi, se ne intende”). Domanda: Galantino è in sintonia con papa Francesco e se sì, c’è davvero aria di marxismo nel pontificato di Bergoglio? Prossima puntata del confronto-scontro Salvini-Galantino il meeting di Comunione e Liberazione di Rimini.

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