Evviva, i bolscevichi son tornati. E scendono in campo contro le dittature renziane

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Urrà. Finalmente i comunisti son tornati. Fiato alle trombe, ri-sventolano le bandiere rosse, s’odono le note di Bella Ciao. Tornano in campo Marx, Lenin e le truppe bolsceviche, il Che esce dalle savane per combattere il nemico capitalista. Ma sentiamo, in esclusiva, questi nuovi eroi della rivoluzione che sarà.

Ecco il primo, pronto a scendere in piazza per la salvezza della democrazia, armi in pugno se necessario. “Approvano un sistema che prevede il governo di un solo partito, con un uomo solo al comando. Gli italiani non voteranno il Senato, mentre si otterrà il controllo della Camera con un terzo dei votanti. Come lo chiama un sistema così? Au-to-ri-ta-rio. E’ la morte della democrazia politica. Ma bisogna armarsi, in questo Paese?”. Un fiume rosso in piena, un autentico attacco alla Bastiglia. Riecco la parola a Robespierre: “L’alibi è la governabilità e la stabilità. Lo stesso che condusse alla legge Acerbo. Lo stesso di De Lorenzo e Licio Gelli. E’ possibile che gli eredi del cattolicesimo democratico non si rendano conto di questo sistema dispotico? Bisogno difendere non solo la lettera ma soprattutto la sostanza della Costituzione”.

Parole di Paolo Cirino Pomicino, ‘O ministro, raccolte Tommaso Ciriaco di Repubblica, pagina 6, il 12 agosto.

Ma eccoci all’altro guerrigliero pronto all’assalto dei Palazzi d’Inverno, in prima fila la nuova Rai. “Renzi vuole avere le mani libere. Non mi faccia dire che rimpiango Berlusconi, ma almeno lui voleva il duopolio. Qui non c’è più nemmeno questo. I nuovi consiglieri d’amministrazione? Persone di circoli di amicizie e cordate trasversali”. Altre cannonate: “Nella Rai di Bernabei c’era un confronto dialettico di tipo ideale tra Dc e Pci. Ma ora non vedo un’idea di confronto. Non vedo un’idea di servizio pubblico”. Il colpo finale: “Renzi ha ragione a dire che non ha senso la contrapposizione tra società civile e partiti. Ma non va fino in fondo e non ne vede i perchè. E’ che i partiti non esistono più nella realtà. Sono gruppi di potere. Anche il Pd. Quando un segretario parla, come fa Renzi, di Partito della Nazione non c’è connotazione ideale. Questo è evidente. E’ tutto collegato al partito della Nazione. Le sembrerà strano, ma vorrei un centrodestra forte per opporsi a questo pastrocchio”.

Parole di Paolo Prodi, fratello dell’ex premier Romano disarcionato – secondo i pm partenopei – per le compravendite di senatori made in Berlusconi-De Gregorio. Parole raccolte da Virginia Piccolillo del Corriere della Sera, pagina 12, e sempre il 12 agosto.

Miracoli ferragostani.

 

Nella foto, Paolo Cirino Pomicino.

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