Beppe show

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Bye, bye: il Grillo praticante il politichese annuncia l’esodo dalla tenzone che lo ha visto number one dei Cinquestelle, leader e despota (dicono di lui molti militanti) e ipotizza il ritorno alla professione di comico, di grillo parlante e fustigatore del malcostume italiano. Il Beppe dei comizi strillati e farciti di frasi al limiti della querela, progetta il ritorno in Rai, con un programma di comicità graffiante. Dice di non avere più l’età per combattere nell’arena infuocata della politica, ma forse non gli vanno a genio le contestazioni del suo stesso movimento, per esempio sul tema dell’emigrazione che lo vede su posizioni di rigida intransigenza, troppo contigue con la violenza razzista di Salvini. Sullo sfondo l’evidente nostalgia per la popolarità di guitto della televisione che, confessa, ha portato alla scrittura di un nuovo spettacolo, pronto al debutto, che sarebbe incompatibile con la continuità dell’attività per i 5Stelle. Intanto, per non smentire l’uso della battutaccia irrispettosa, ha detto del presidente della Repubblica: “Mattarella? Non so neanche chi sia, cosa faccia”. Sembra una risposta alla Scilipoti ma è del fondatore e capo del movimento secondo in Italia per consenso elettorale. Per il momento perché non godersi il mare d’agosto?

 

nella fotografia Grillo bagnante

 

 

Premiati gli automobilisti napoletani virtuosi

Circola tra i nordisti del nostro Paese la rivendicazione del diritto, per chi vive nelle regioni settentrionali, di ricevere retribuzioni più consistenti rispetto a lavoratori del Sud che svolgono attività identiche: la discriminante, secondo i cittadini dell’Italia economicamente più florida, sarebbe il costo della vita, per loro più alto. Chi ragiona così ignora un paio di elementi che contraddicono la rivendicazione: il primo ricorda ai settentrionali che nelle regioni meridionali è frequente il caso di più soggetti di una stessa famiglia che portano a casa più retribuzioni o più reddito da lavoro indipendente; il secondo rivela che il tasso di disoccupazione nel Sud supera percentualmente e non di poco il dato dei senza lavoro del Nord e che un numero impressionante di famiglie vive in stato semi povertà. Aumentano poi esponenzialmente i casi di genitori anziani su cui grava l’onere di mantenere figli e nipoti senza reddito, spesso con pensioni minime. In tema di discriminazioni è in antica e inascoltata evidenza il capitolo per Napoli dolente del costo dell’assicurazione auto, in pratica doppio rispetto ad altre aree del Paese. Lo scandalo è giustificato dalle compagnie, complice il governo, con l’onere che sono costrette ad affrontare per il risarcimento di finti incidenti stradali. Gli automobilisti napoletani virtuosi replicano: “Che colpa ne abbiamo? Colpite i reati, ma praticate le tariffe medie del resto d’Italia a chi non grava sulle compagnie per incidenti commessi”. L’applicazione di costi contenuti agirebbe in positivo, con molta probabilità, anche sull’alto numero di evasioni dall’obbligo di assicurare auto e moto determinato dall’impossibilità di sopportare l’esborso di cifre esagerate. Uno spiraglio, ma di più una soluzione riparatrice, arriva dalla Commissione Attività Produttive della Camera con l’introduzione della Tariffa Italia. In pratica si ridurrebbero del 50% i costi per gli automobilisti virtuosi di Napoli e di altri luoghi dove si paga di più rispetto alla media nazionale. Saranno premiati gli automobilisti disposti a montare la “scatola nera” (gratuitamente) che monitorizza i comportamenti delle macchine e che non avranno effettuato incidenti negli ultimi cinque anni. A loro saranno applicate le migliori tariffe medie a livello nazionale.

 

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