Cinque milioni per un addio

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Di fronte al peggio si direbbe quasi possibile condividere la tenacia che i parlamentari spendono a difesa dei loro famigerati vitalizi. Il pesce, si dice in un gergo popolare, puzza dalla testa e la testa, nel caso di Nicastro, è del direttore generale della mega banca Unicredit che per divergenze interne lascia la poltronissima con un benservito di oltre cinque milioni di euro. A contarli ci vorrebbe un calcolatore di ultima generazione.

Di ben altro segno è la notizia che impreziosisce la cronaca di Napoli e dintorni e merita titoli a nove colonne, riflessioni e congratulazioni: crisi, fabbriche in tilt, chiusure per fallimento, operai non più giovani senza lavoro a conclusione della Cassa Integrazione. A Caivano, nell’entroterra napoletano, si conclude drammaticamente la storia dell’Italcables, lavorazioni in acciaio. Cinquantasette lavoratori non avrebbero prospettive di reinserimento nel mondo della produzione ma non si danno per vinti. Dopo due anni comprano struttura e macchinari dell’azienda in cooperativa e l’operazione non costa un euro di finanziamento pubblico. Miracolo? Niente del genere. Solo intraprendenza dei dipendenti che, in qualità di azienda in crisi irreversibile, hanno racimolato il necessario ottenendo dall’Inps di ricevere in un’unica soluzione l’indennità di mobilità e in molti casi hanno impegnato parte del proprio fondo di fine rapporto. Quanto mancava per concludere l’operazione si deve a Banca Etica e alla lega Coop che hanno integrato le risorse necessarie per la rinascita della fabbrica. Anche questo, per fortuna, è il Sud del Paese.

Nella foto Roberto Nicastro.

 

Euro a miliardi: per il Sud il rischio è di perderli

Il sud appunto. Si rischia di perdere, per ritardi e omissioni, circa dodici miliardi di fondi euro destinati all’Italia, per la maggior parte al Mezzogiorno (nove miliardi). Le inadempienze dei governi, incluso quello di Renzi, saranno sanate, così scoprono gli economisti, con lo stratagemma di inserire in un bilancio di spesa fasullo le spese per lavori in fieri finanziati con denaro dello Stato o delle Regioni. Come dire, fatta la legge, trovato l’inganno. La soluzione all’italiana ha poco di etico perché non rispetta le regole, come sottolinea la direttrice dell’Agenzia per la coesione che vigila sull’impiego dei fondi europei. Si chiarisce, anche così, il risveglio di Renzi da un sonno profondo che ha finora privato il Sud dell’attenzione del governo e il perché dell’assemblea della direzione Pd convocata per rimettere il titolo del Sud in cima agli impegni dell’Italia. E’ lo stesso premier che, riferendosi all’uso dei fondi strutturali, sottolineò l’inutile chiacchiericcio sul tema e l’urgenza di agire, ma è lo stesso che ha stornato tre miliardi e mezzo dal Piano d’azione e coesione, finalizzato a interventi nel Sud, per finanziare gli sgravi fiscali a vantaggio delle nuove assunzioni.

 

Pro evasori

Dica qualcosa di sinistra: la provocazione, rivolta al Renzi dell’ipotizzato Partito Nazione, cadrebbe nel vuoto. Scelte di campo in tema di legalità e di incoerenza con le origini perdute del Pd si aggrovigliano in una matassa pericolosamente precorritrice di un pateracchio che tende a cuocere in uno stesso, informe calderone, residui della sinistra, centro e destra più o meno moderata. L’ultima? Niente carcere per chi evade fino a ben centocinquantamila euro. Inutili gli avvertimenti di Francesco Greco, procuratore aggiunto di Milano e coordinatore del dipartimento di economia che ha pronosticato l’azzeramento conseguente di un numero elevato di processi per evasione. La delega fiscale, articolo quattro, eleva da cinquantamila a centocinquantamila euro la cifra di chi può evadere senza subire processi e peggiora anche il tetto di quanto è punito perché sottratto al fisco: da due a tre milioni di euro. Protestano minoranza Pd e Cinquestelle ma è un altro momento sterile di contestazione perché, lo dice a ripetizione Renzi, il suo governo cammina come un treno destinato a travolgere ogni ostacolo.

 

 

 

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