Riforma RAI: l’ennesimo colpo alla democrazia

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Dopo la scuola pubblica, ora si punta al controllo delle TV di stato. Grazie a un emendamento del governo in senato, il direttore generale Rai avrà pieni poteri su nomine e programmi Rai. Verrà meno il pluralismo informazione, con l’esclusione del M5S dalla possibilità di parlare. Istituti di ricerca come il Censis e altri dicono che il 75 per cento degli italiani è video dipendente. Se approvata, la riforma della Rai sarebbe un colpo mortale per democrazia. L’articolo 21 della Costituzione risulterebbe di fatto abrogato.

Il presidente Renzi, profittando del torpore e dell’indifferenza di molti italiani e della martellante opera di disinformazione della maggioranza di stampa e TV, prosegue dunque nella devastazione della Costituzione e nella dilatazione delle diseguaglianze a scapito dei più deboli. E minaccia altre riforme liberticide, come la soppressione di fatto del Senato. Le riforme necessarie per Costituzione sono invece quelle di attuare il principio di eguaglianza dei diritti sociali (articolo 3) riducendo i privilegi delle caste, eseguire la sentenza della corte di Giustizia europea del novembre 2014 a favore dei precari, approvare la legge sul conflitto di interessi, potenziare la scuola pubblica con retribuzioni dignitose, varare leggi contro la corruzione e cancellare le migliaia di società pubbliche che depredano le risorse che devono andare ai giovani e ai lavoratori, e promuovere referendum chiari e efficaci per cancellare le leggi incostituzionali degli ultimi tempi, approvate in spregio della legalità costituzionale.

Continua l’attacco alla democrazia. Occorre ribellarsi sostenendo i referendum contro riforme come quella della scuola, il jobs act e il nuovo senato.

Mi è stato chiesto perché non sostengo i referendum di Civati. Li ritengo errati e controproducenti: occorre preparare bene i quesiti, inoltre non è possibile pretendere di raccogliere 500.000 firme entro agosto.

Post scriptum: tutta la mia solidarietà e stima a Paolo Masini, assessore alla scuola ingiustamente liquidato dal sindaco Ignazio Marino, il quale ancora una volta ha dimostrato la sua incapacità totale nell’arte di amministrare e di fare politica. C’e’ un solo rimedio all’agonia lenta di Roma: rimandarlo a casa prima.

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