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La solidarietà è una bella cosa. Ma quando si decide di dare una mano al prossimo spesso ci si trova di fronte a grandi difficoltà.

Negli anni ’60 le fotografie dei bambini biafrani ridotti a scheletri con pance enormi fecero il giro del mondo e provocarono un’ondata di sdegno e molte iniziative per porre fine a quell’ecatombe. Grandi quantità di cibo furono raccolte e distribuite a quelle popolazioni. Un’azione certamente meritoria che però mandò in rovina un numero enorme di agricoltori: visto che il cibo veniva distribuito gratis nessuno comprava più i loro prodotti. Il numero dei diseredati crebbe a dismisura e di lì a breve furono molte più le bocche da sfamare. Ma contemporaneamente l’ondata emotiva di solidarietà, nei paesi ricchi, si era affievolita: arrivavano meno navi cariche di cibo, mentre c’era più gente che aveva fame. Fu un disastro dentro il disastro.

Da allora il movimento solidale ha fatto enormi passi in avanti e cercato sempre nuovi strumenti per aiutare le popolazioni senza creare gravi effetti collaterali.

E i risultati si vedono: nonostante che negli ultimi 100 anni gli abitanti di questo pianeta siano quadruplicati, il numero dei morti per fame si è ridotto del 50% negli ultimi 20 anni. Non esiste luogo dove non sia all’opera qualche gruppo di cooperanti e le stesse popolazioni locali sono riuscite spesso a inventare modi per aiutarsi da sole, ottenendo risultati importanti, come nel caso delle banche dei poveri, che assistono oggi più di 200 milioni di donne.

Questi risultati ci incoraggiano a fare di più per cancellare le peggiori piaghe del mondo e a farlo stando molto attenti perché i problemi che abbiamo di fronte nelle aree depresse sono molto complessi.

Nei mesi scorsi è nato un progetto in Mozambico.

Perchè in Mozambico?

Nonostante la buona crescita economica degli ultimi anni, che ha contribuito a ridurre il numero di persone che vivono in stato di assoluta povertà, il Mozambico rimane un paese in via di sviluppo, in particolare nel distretto di Palma, nella provincia di Cabo Delgado, nel nord del Paese, anche se non siamo certo di fronte allo stesso livello di povertà che si incontrava 50 anni fa.

Anche a Palma esistono strutture solidali estremamente efficienti. Abbiamo visitato quei territori e le strutture sanitarie realizzate da Eni Foundation e gestite da Medici con l’Africa Cuamm, che offrono servizi medici gratuiti, compresa la distribuzione di medicine, due sale operatorie modernamente attrezzate, una casa per le donne prossime al parto e una serie di ambulatori nei villaggi.

In questo caso il problema quindi non è la mancanza di mezzi.

Parlando con i dottori che lavorano a Palma abbiamo scoperto che l’ostacolo maggiore che si incontra nell’offrire cure è semplicemente la diffidenza verso la medicina occidentale. Non si tratta di irrazionalità.

Il Mozambico è stato sotto la dominazione portoghese fino al 1975 ed è una giovane repubblica presidenziale che sta costruendo il proprio sistema sanitario. La forte presenza della medicina tradizionale unita alla poca fiducia verso i metodi di cura occidentali rappresentano un grosso ostacolo al dialogo.

I medici che agiscono in questa zona hanno da tempo dato vita a una serie di iniziative per superare questa diffidenza, agendo in modo non invasivo, ad esempio aprendo un dialogo intenso con i curandeiros locali per ottenere la loro collaborazione, al fine di far arrivare i malati più gravi alle strutture sanitarie. Questo approccio collaborativo ha dato buoni risultati ma ancora molto c’è da fare.

Abbiamo perciò studiato un progetto che partisse dal teatro sfruttando la forza emotiva di questo strumento. La scelta del teatro deriva dal fatto che in questi villaggi esistono molte compagnie amatoriali che animano le feste e intervengono nelle scuole. Il teatro, la musica e la danza sono le forme d’arte più diffuse e sentite.

 

Per saperne di più e partecipare al progetto:

www.cacaonline.it

www.jacopofo.com

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