STOP AL TUNNEL TAV DI FIRENZE ? E CONDOTTE VUOLE 100 MILIONI PER GLI IMPREVISTI

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Uragano su Firenze, che mette in ginocchio la città e manda in tilt tutto il sistema ferroviario, con un’Italia per ore spezzata in due. Ma dense nubi si addensano anche sul mega progetto del tunnel Tav che dovrebbe bypassare per sette chilometri Firenze, squarciandone il cuore. Un progetto da sempre voluto in casa Ferrovie, ma qualche giorno fa messo in dubbio dallo stesso amministratore delegato, Maurizio Gentile. Ecco le sue parole sibilline: “Noi il tunnel vogliamo farlo, ma se per ragioni indipendenti dalla nostra volontà ci fosse impossibile troveremo un’altra soluzione”.

E’ subito cominciato il tam tam fra cittadini, associazioni, addetti ai lavori. “Cosa vogliono dire quelle parole? Una marcia indietro? Il timore che i costi, già elevatissimi, diventino stratosferici?”. E c’è chi nota: “sono stati già buttati al vento per progetti folli circa 300 milioni di euro, e adesso?”. Ancora: “Forse tutta questa bagarre è comoda per chi fa, o dovrebbe fare, i lavori, come la Condotte che già reclama altri 100 milioni per spese impreviste”. Ma c’è chi aggiunge ancora: “a Firenze siamo al più totale collasso, perchè anche il progetto per il tram veloce dall’aeroporto al centro, in eterna fase di decollo, rischia di portare molti più danni che vantaggi, e spese senza controllo”.

Ma vediamo di districarci nella selva di binari & appalti da brivido: e in mezzo ad un mare di carte bollare e inchieste giudiziarie.

Tutti in carrozza con i maxi progetti dell’Alta velocità, che a livello nazionale – come grande business studiato a TAVolino da progettisti, costruttori, faccendieri, con non pochi mafiosi al seguito – parte a inizio 1990. I primi ad accendere i fari su quel pozzo senza fine sono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: individuano le prime connection politico-malavitose e il “sistema” d’affari. Ma verranno fermati con il tritolo. Altre inchieste, tutte finite nelle solite bolle di sapone, negli anni seguenti. E in perfetta libertà i protagonisti di quell’assalto alle casse dello Stato: per fare solo due nomi, il superprogettista Vincenzo Maria Greco, l’alter ego del ministro del Bilancio Paolo Cirino Pomicino, e Francesco Pacini Battaglia, l’uomo a un passo da Dio e socio di Stefano Perotti (legato a Ercole Incalza per affari Tav e non solo).

Ma arriviamo a Firenze, con i progetti che vanno in campo (di Marte) a fine anni ’90, dopo una serie di stop and go, tra Regione e Comuni per l’adozione degli strumenti urbanistici ad hoc. Tutto ruota intorno alla nuova stazione, disegnata dall’archistar Norman Foster, e soprattutto al maxi tunnel da 7 chilometri. Al solito, si parte da una cifra buttata lì, 700 milioni: ben sapendo che i costi sarebbero poi almeno triplicati. Fino ad oggi – a quanto pare – ne sono stati spesi 300, e solo per la stazione made in Foster. Nemmeno un passo per la “talpa” Monnalisa, la mitica scavatrice che avrebbe dovuto perforare il suolo cittadino.

Ad aggiudicarsi l’appalto iniziale, per 691 milioni di euro, e con un ribasso del 25 per cento, sono Coopsette e Nodavia.

Ma ecco che entra in campo la magistratura, con un’inchiesta che puzza di rifiuti & casalesi. E Monnalisa si ferma. Secondo i pm fiorentini Giulio Monferini e Gianni Tei, una bella sfilza di ipotesi di reato: frode, corruzione, violazione delle norme paesaggistiche, frode nelle pubbliche forniture, associazione a delinquere, traffico illecito di rifiuti. Tra gli indagati pezzi da novanta ministeriali, imprenditori, vertici attuali o passati delle ferrovie: come Incalza e Maria Rita Lorenzetti, ex governatore pd in Umbria poi passata sulla poltrona di numero uno di Italfer, storicamente strategica per il controllo sugli appalti ferroviari (ai primi ’90, tra i responsabili di Italferr-Sis-Tav c’era un amico di Pacini Battaglia, Bruno Cimino).

Ma tutto era nato dai… gabbiani. Le indagini, infatti, sono partite dalle denunce di alcuni comitati, preoccupati dai massicci voli di gabbiani sulle zone di scavo. E seguendo, man mano, le piste di un traffico di rifiuti tossici: mezzo milione di tonnellate di fanghi pericolosi trattati come normali rifiuti ma strapagati, per il loro smaltimento, dalle ferrovie: e comodamente collocati nelle falde acquifere in prossimità dei cantieri, con evidenti, macroscopici pericoli per la salute pubblica. A effettuare quegli allegri “trattamenti” una reginetta del settore, la Veca Sud di Maddaloni, nel casertano, gestita da Lazzaro Ventrone, in grossi rapporti d’affari con il colosso Caturano, super impegnato nei business della ricostruzione post sisma a L’Aquila.

Ma siamo solo all’inizio. Ecco l’ultima denuncia, 23 luglio, del comitato “No tunnel Tav” di Firenze. “Le terre prodotte dalla fresa sono e saranno sempre rifiuti, nonostante gli sforzi vergognosi degli ultimi governi (Monti, Renzi) per modificare in maniera criminogena le normative vigenti; che l’autorizzazione paesaggistica (e anche la Valutazione d’Impatto Ambientale sulla stazione Macelli) non ci sia è noto a tutti e dichiarato chiaramente nelle inchieste penali in corso, anche se il comune di Firenze tace in maniera compiacente. Si continua a tacere sulle criticità ambientali e sui rischi enormi che soffrirebbe il patrimonio edilizio della città se mai una fresa iniziasse a cavare, sulle incongruenze e lacune progettuali lamentate da tempo”.

Incredibile ma vero. Mancano all’appello la fondamentale Via per il cantiere della stazione ai Macelli, nonché le rituali autorizzazioni paesaggistiche. E Incalza è indagato proprio per le sue false dichiarazioni su queste ultime, che invece risalirebbero addirittura al ’99. Così scrivono i pm fiorentini. “Tramite la Lorenzetti è stato avvicinato un altro funzionario pubblico, questa volta del ministero delle Infrastrutture, l’architetto Mele, a cui insistentemente viene chiesto di firmare una attestazione, preparata dagli stessi uffici Italferr, in cui falsamente si attesta che i lavori dell’opera sono stati iniziati entro i cinque anni e che la autorizzazione ambientale e paesaggistica non è scaduta”.

Però a Firenze possono dormire tra due guanciali. Perchè è in arrivo la fresa, calda calda dalla Germania, marca Herrenknecht, “la più grande al mondo”, per prendere il posto dell’immobile Monnalisa. A magnificarne le performance e ad assicurare tutti su tempi & lavori scende in campo (di Marte, sempre) il titolare di Condotte, Duccio Astaldi. Condotte, infatti, è subentrata a Nodavia, in difficoltà nel portare avanti il progetto.

Così parla il presidente di Condotte Duccio Astaldi, raggiunto nella sua magione svizzera dal CorriereFiorentino.it: “abbiamo appena buttato giù il diaframma ferroviario di un traforo. Ci hanno fatto i complimenti per il modo di lavorare corretto”. Complimenti svizzeri. Poi, a proposito delle inchieste fiorentine: “spero che tutte queste cose non creino troppe paure. Qui in Svizzera parliamo con tutti, in maniera aperta e trasparente”. Sulla ripartenza dei lavori a Campo di Marte: “Prima la banca, proprietaria di Monnalisa, ce la deve togliere. Poi arriverà la nostra fresa tedesca, la stanno costruendo: se tutto è a posto partiamo tra settembre e ottobre”. Sugli ostacoli: “ci sono problematiche amministrative da superare”. E sul ‘problemino’ rifiuti tossici, in particolare a proposito di un parere atteso dal Cnr circa il trasporto di quelle terre: “aspettiamo il responso, lo affronteremo con il committente: è una variabile che non dipende da noi”. E cioè, appunto, dipende dal committente, vale a dire le Ferrovie. Che per bocca dell’ad Maurizio Gentile ora fanno una mezza marcia indietro.

Ma intanto – ecco la notizia – la generosa Condotte già bussa ad altri denari: e vuole 100 milioni per “spese impreviste”. Come succede nei più perfetti copioni affaristici del dopo terremoto ’80: le “sorprese geologiche”, le “revisioni prezzi”, le “varianti in corso d’opera” (e lo stesso sta succedendo con l’altro maxi business su rotaia, il metrò partenopeo sfascia monumenti e sfonda casse pubbliche, la bellezza di 300 milioni abbondanti a chilometro!).

Spara a zero sulle gestioni “affaristiche” dei trasporti a Firenze il consigliere d’opposizione Mario Razzanelli. “La Coopsette cede il suo 70 per cento in Nodavia alla romana Condotte spa e la Tav di Firenze passa di mano e passa pure dalla padella nella brace. Se i vertici di Coopsette erano stati inquisiti per truffa e gestione abusiva dei rifiuti, quelli di Condotte figurano in inchieste che vedono coinvolte mafia e camorra. Condotte è tra le prime aziende a far parte del Consorzio Venezia Nuova, raggruppamento di aziende coinvolte nello scandalo sul Mose. Nel direttivo del consorzio rimosso in toto dal governo allo scoppiare dell’inchiesta, figurava tra gli altri Duccio Astaldi, attuale presidente di Condotte. Astaldi annuncia l’apertura dei cantieri per la Foster a settembre mentre non esiste una data d’inizio né una data di fine per i cantieri di Campo di Marte relativi ai due tunnel”. E conclude: “La storia si ripete ancora per la vicenda della Tramvia”.

Un’altra storia ai confini della realtà, quella del tram veloce, il percorso ambientalmente ed economicamente border line fortissimamente voluto dall’amministrazione comunale, primo sponsor Renzi sindaco. E anche qui una serie di passaggi di mano aziendali. Prima in sella BTP (Baldassini-Tognozzi-Pontello), la regina del mattone gigliato finita nell’inchiesta sugli affari della Cricca (in pole position i rapporti con il neo Ala sinistra Denis Verdini) e poi andata in crac. Quindi è la volta della partenopea Impresa spa, riconducibile ad un paio di mattonari post terremoto e ai rampolli di Vincenzo Maria Greco, Ludovico e Maria Grazia. Altro stop, un concordato preventivo e ulteriore passaggio del testimone, raccolto da Grandi Lavori Fincosit. Peccato, anche Fincosit si arena nelle acque del Mose – e relativa maxi inchiesta – dentro il presidente Alessandro Mazzi (numero due del Consorzio Venezia Nuova): ma il presidente a tempo Carlo Ferroni subito rassicura sui tempi: “li rispetteremo”.

E ora in casa Fincosit la ciliegina sulla torta: arriva un big al vertice, Vito Gamberale. Ecco, il 31 luglio, l’investitura del Corsera. “E’ di ieri la decisione di dare una svolta con l’arrivo di un manager di grande esperienza. L’ex numero uno di F2i e ancor prima di Autostrade per l’Italia ha chiesto totale indipendenza per arrivare a una governance di avanguardia”. L’uomo in grado di far viaggiare Speedy Tram. E di scandire quel cronoprogramma su cui Speedy Renzi ha “messo la faccia”.

 

Nella foto, il traforo TAV al Mugello

 

PER APPROFONDIRE:

AVANTI, MIEI PRODI (articolo Voce del 2013)

http://www.lavocedellevoci.it/?p=934

 

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