MAFIE & SANITA’ IN SICILIA (E NON SOLO), VENT’ANNI DI INCHIESTE FLOP. E’ LA SVOLTA?

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Mafia e sanità in Sicilia. Storie di oggi, con il clamoroso caso Tutino-Crocetta che grazie alla tenacia di Lucia Borsellino fa tremare i palazzi del potere. Ma, incredibilmente, storie di ieri, che cominciano addirittura 20 anni fa. E cosa ha fatto (o non ha fatto) la magistratura in questo enorme buco nero? Niente, i soliti flop. Lunghe istruttorie e poi le rituali archiviazioni: tutti liberi di razzolare, rubare e svaligiare le casse dello stato, in un settore delicato e strategico come quello sanitario, dove corrono fiumi di danari pubblici. Lucia Borsellino, ora, voleva portare legalità e trasparenza: è stata minacciata, intimidita, avrebbe fatto la fine di suo padre. Perchè chi tocca quei fili – e i burattinai regolarmente in camice e colletto bianco che li reggono – resta fulminato.

Marzo 1995. Più di 20 anni fa la Voce pubblica una cover story dal titolo che è un programma: “Mafia, Medici, Massoni”, una incredibile storia di affari & miliardi giocata sulla pelle dei cittadini-pazienti e soprattutto per “acchiappare” i vagoni di danari pubblici a disposizione per i business sanitari, che transitano attraverso assessorati e uffici regionali.

Ecco i fatti. Una maxi inchiesta parte da Palmi, l’avamposto calabrese dove all’epoca ringhia – a botte di inchieste – il procuratore capo Agostino Cordova, protagonista nelle indimenticabili pagine dell’Inferno di Giorgio Bocca, un viaggio ai confini della realtà lungo la dorsale del crimine – già allora straimperante – che va dalla Sicilia alla Campania, attraverso la Calabria (ricordate la vicenda Fortugno con le ‘ndrine comodamente dentro le Asl?). Ed è proprio sui mega affari sanitari, i super appalti per alcuni servizi strategici – in primis la radiologia, secondo le indagini – che puntano i riflettori del Minotauro di Palmi. Al solito, però, quando le inchieste sono bollenti e coinvolgono pezzi da novanta, vengono scippate a chi le avvia. E così succede anche in questo caso, con un Cordova costretto a inviare fascicoli e faldoni a Roma, nel famigerato porto delle nebbie, dove tutto trova “pace”.

Messa una pezza a colori, però, bisogna subito pensare all’ennesimo rattoppo. Perchè allora partì un’altra indagine al calor bianco, stavolta a Palermo, nel mirino ancora sanità, appalti, radiologia e non solo. Connection mafiose, legami massonici. L’inchiesta, poi, si allarga a Napoli, dove ancora scottano due gialli: il delitto Crispino, il medico manager ammazzato dalla camorra, e i soliti mandanti “eccellenti” a volto coperto. E il caso Vittoria, il preside della facoltà di Farmacia, grande “amico” di Sua Sanità Franco De Lorenzo, “suicidato” in circostanze del tutto misteriose, il giorno prima della verbalizzazione davanti ai pm della tangentopoli partenopea: nella sua 24 ore, il grembiulino da confratello massone. Giallo nel giallo, la cremazione in tempi record a Reggio Emilia (procuratore capo, all’epoca, il massone Elio Bevilacqua): e nei mesi seguenti, voci su voli caraibici, in direzione dell’isola Margherita, in Venezuela…

La copertina della Voce di marzo 1995

La copertina della Voce di marzo 1995

Ecco cosa scriveva la Voce, in quel reportage del ’95. “Totò Riina da solo ne controllava tre. Ed una, ancor oggi attiva, il boss Bernardo Provenzano. Si tratta delle società operanti nel settore delle forniture radiologiche e sanitarie: il business del Duemila per una criminalità organizzata alla disperata ricerca di riconversione dopo il crollo negli appalti per l’edilizia. I nuovi cavalieri del lavoro, insomma, vestono sempre più spesso il camice bianco. E tocca ormai quota 4000 miliardi lo stratosferico giro d’affari che oggi sta facendo tremare le vene dei polsi alla cupola affaristica delle tre M, Mafia, Medici, Massoneria, in seguito alle inchieste aperte in molte procure d’Italia, con epicentro nelle due capitali mondiali del crimine organizzato: Napoli e Palermo. Un panorama popolato di medici eccellenti a braccetto con pezzi da novanta di Cosa Nostra o della camorra, tutti gemellati dalla comune affiliazione a logge coperte”.

Siamo nel ’95, è bene ricordarlo.

Quella maxi inchiesta partita da Palmi e approdata al porto romano delle nebbie, venne affidata al pm Nello Rossi, al quale del resto era arrivato il carico “massonico” dalla stessa procura calabrese. Un pm “esperto”, Rossi, nel curriculum una grossa inchiesta – sempre in campo sanitario – sui traffici di cornee. Ma di quella super indagine che tirava in ballo big & papaveri della medicina imprenditrice – stile Tutino, oggi – non si è mai saputo più niente.

Tutto finito nel nulla. Archiviato per sempre. Come a Napoli il caso Vittoria. Come ad Ancona un altro “suicidio” eccellente, quello del medico-amico del boss Carmine Alfieri, il preside dell’Isef Carmine Mensorio, volato giù dal traghetto proveniente dalla Grecia (dopo una latitanza di alcune settimane) proprio il giorno prima della verbalizzazione davanti agli stessi pm partenopei di Mani pulite: secondo il pentito Carmine Schiavone, aiutato nel volo dai Servizi di una manina (e lo stesso Schiavone pochi mesi fa è volato, guarda caso, giù da un albero).

E ancora dalla Campania: è fresca la vicenda dell’Asl di Caserta controllata dai Casalesi, primo caso nel nostro Paese di una struttura pubblica – e relativi flussi di denaro – in totale balia dei clan: quando fino al giorno prima per la prefettura era tutto ok. Pochi sanno, invece, che per anni una buona fetta della radiologia – arieccoci – è stata appannaggio a Napoli di sigle private non proprio immacolate, come l’Aktis di Marano, il feudo dei clan Nuvoletta (referenti anni ’80 di Cosa Nostra) e Polverino. A guidare l’Aktis, per anni, Gianfranco Scoppa, stimato radiologo e fratello del generale dei Carabinieri, per anni ai vertici della benemerita in Campania, Maurizio Scoppa (da fresco pensionato ha poi diretto la strategica Asl Napoli 1). Una parentela un po’ ingombrante, in casa Scoppa (Gianfranco): un rampollo di famiglia, infatti, ha sposato una Nuvoletta.

E finiamo il radio-tour riapprodando in Sicilia. Dove da anni campeggia la figura di Elio Adelfio Cardinale. Il numero uno della radiologia, storico preside alla facoltà di medicina di Palermo, sottosegretario alla Salute nell’esecutivo Monti e oggi vice presidente del Consiglio Superiore della Sanità. Fino a due anni fa Cardinale è stato al vertice del Cerisdi, il centro studi palermitano che ha chiuso battenti per la “mancanza di fondi”: una “croce” per Crocetta, che non ha più potuto sostenere il centro. Molto chiacchierato, negli anni passati, il Cerisdi, perchè secondo non pochi proprio dalla postazione sulla collina di Palermo (e dove era acquartierato il centro) sarebbe partito il segnale d’arrivo – per i killer – dell’auto con Paolo Borsellino e la sua scorta in via D’Amelio. Una pista che ha tenacemente indicato la sorella del magistrato, Rita Borsellino. Una pista che ha ostinatamente negato Anna Maria Palma Guarnier, moglie di Cardinale e super pm nelle indagini per la strage di via D’Amelio: quella del super depistaggio Scarantino.

 

In apertura Lucia Borsellino e Rosario Crocetta

 

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