Caso Di Pietro-Longarini-miliardi / L’intervento in aula di Donatella Agostinelli

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Lo scorso 17 luglio la battagliera deputata del Movimento 5 Stelle Donatella Agostinelli ha interrogato il governo sullo scandalo degli arbitrati miliardari che furono voluti nel 2006 da Antonio Di Pietro ministro delle Infrastrutture. Un caso documentato da inchieste della Voce, ricordate in apertura dalla Agostinelli.
«Questa mattina – scrive la parlamentare grillina sulla sua pagina Facebook – ho interrogato il Governo su quali azioni intenda porre in essere per tutelare lo Stato ed evitare un esborso pari a più di 2 MILIARDI di euro. I soldi per i pensionati derubati dalla mancata indicizzazione non ci sono… e invece i miliardi per le cricche che organizzano “furti ” legalizzati in danno dello Stato si trovano subito ? In attesa della sentenza della magistratura terremo l’attenzione alta sulla questione Longarini perché la politica non può e non deve permettere il consumarsi di questa vicenda orchestrata da cricche di potenti per mungere lo Stato!».

Qui di seguito il resoconto stenografico dell’intervento in aula.

segui anche su youtube: 

https://www.youtube.com/watch?v=PyvmHTqjHds

 

seduta del 17 luglio 2015

 

Svolgimento di interpellanze urgenti.

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.

(Chiarimenti in merito alle procedure arbitrali volte a risolvere le controversie del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti riguardanti l’attuazione dei piani di ricostruzione post-bellica dei comuni di Ancona, Ariano Irpino e Macerata – n. 2-01027)

PRESIDENTE. Passiamo alla prima interpellanza urgente all’ordine del giorno Agostinelli ed altri n. 2-01027, concernente chiarimenti in merito alle procedure arbitrali volte a risolvere le controversie del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti riguardanti l’attuazione dei piani di ricostruzione post-bellica dei comuni di Ancona, Ariano Irpino e Macerata (Vedi l’allegato A –Interpellanze urgenti).

Chiedo all’onorevole Agostinelli se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.

DONATELLA AGOSTINELLI. Onorevole Presidente, signor rappresentante del Governo, che ancora non c’è, con l’odierna interpellanza il gruppo…

PRESIDENTE. No, no, onorevole Agostinelli, a onor del vero è presente. Altrimenti non avremmo potuto iniziare la seduta.

DONATELLA AGOSTINELLI. Il gruppo Movimento 5 Stelle chiede risposte adeguate sul più grande scandalo mai verificatosi nella Repubblica italiana cioè come sia stato possibile che lo Stato si trovi oggi a pagare circa 2 miliardi di euro, 4.000 miliardi delle vecchie lire, ad un signore che, definito a suo tempo «re delle incompiute» è stato arrestato e condannato proprio per le concessioni dei piani di ricostruzione postbellica dei comuni di Ancona, Ariano Irpino e Macerata.

Chiediamo di sapere quali attori si sono mossi per favorire un esito così sciagurato della vicenda che ha già portato al pagamento da parte dello Stato di oltre 250 milioni di euro riferiti ai piani di ricostruzione di Ariano Irpino e Macerata, al pagamento dei compensi esorbitanti per gli arbitri e per i segretari calcolati senza rispettare la legge che prevede, invece, un tetto massimo di 100 mila euro, compresi i segretari, mentre sono già stati pagati per il lodo di Macerata 1 milione e 346 mila euro, per il lodo di Ariano Irpino 1 milione e 200 mila euro. In totale 2 milioni e 500 mila euro invece di 200 mila euro. Come mai siamo arrivati all’attivazione di lodi arbitrali dove lo Stato risulta soccombente nel 95 per cento dei casi anziché applicare la legge n. 317 del 1993 ? La legge è molto chiara e dice che per i lavori eseguiti dal concessionario la definizione contabile va effettuata con riferimento allo stato di avanzamento alla data di cessazione dei lavori, cioè il 9 ottobre 1992, che è la data dell’arresto del Longarini e la data dei decreti del Ministero dei lavori pubblici con cui sono state revocate le concessioni. I lavori, dunque, sono cessati il 9 ottobre 1992. Perché il Ministro non ne ha tenuto conto ? Perché gli arbitri non hanno rispettato la legge ? E, soprattutto, chi ha orchestrato questo colossale esborso di soldi dei cittadini italiani per circa 2 miliardi ? E per quali motivi il Governo, il Ministro dell’economia e delle finanze, quello delle infrastrutture e il Presidente del Consiglio non mettono in atto le misure dovute per evitare questo regalo miliardario ?

Del resto, si tratta dello stesso Governo che, di fronte alla sentenza della Corte costituzionale con cui è stato dichiarato illegittimo il taglio delle pensioni di milioni di cittadini italiani, ha emanato sic et simpliciter un decreto-legge e ha deciso di restituire solo una parte del maltolto e solo ad una parte dei pensionati con la motivazione che i soldi non ci sono.

Dunque, per i pensionati che non arrivano a 2.000 euro al mese i soldi non ci sono, mentre per alcune decine di persone i miliardi si trovano ? Si faccia allora un decreto anche in questo caso. Anzi, in realtà ci risulta che il Governo, a partire dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, si sia attivato per trovare la somma tagliando addirittura 6.000 interventi nell’edilizia scolastica pubblica. Ripeto: 6.000 ! E come osserva il coraggioso giornalista Andrea Cinquegrani, che ringrazio vivamente, sul periodico La voce delle voci, i lodi Longarini azzerano tutti i fondi disponibili per il trasporto pubblico locale. Sono a rischio alcune opere strategiche e persino decine di interventi nelle strade italiane. I posti di lavori in pericolo sono quantificati tra i 35 e i 40 mila.

Il Governo tace di fronte ai giornalisti: una parola dall’ex Ministro Lupi ? Niente. Qualche commento da parte del neo Ministro Graziano Delrio ? Silenzio. E resta muto come un pesce anche Di Pietro che al cronista di Libero risponde a monosillabi: no, non so nulla, sono in campagna. Nessuno parla, nessuno ricorda, nessuno risponde e il Governo non ha risposto ad una dettagliata interrogazione presentata al Senato dal capogruppo del PD della Commissione lavori pubblici, senatore Filippi, non ha risposto agli esposti presentati dal movimento Sinistra per Ancona e dall’ex deputato onorevole Eugenio Duca trasmessi agli organi politici, ai Ministri delle infrastrutture pro tempore succedutisi, ai componenti dei collegi arbitrali, alle procure della Repubblica e della Corte dei conti.

Non ha risposto, fino ad oggi, alle numerose interrogazioni presentate dal Movimento 5 Stelle, perché signor rappresentante del Governo ? I tre arbitrati sono stati costituiti dal Ministro Di Pietro insieme al suo capo di Gabinetto Vincenzo Fortunato, in precedenza già capo di Gabinetto del Ministro Tremonti, quel Fortunato che è stato, poi, incaricato dal Governo della società Ponte sullo stretto, personalità molto vicina anche all’ingegner Ercole Incalza e che compare nelle intercettazioni pubblicate da il Fatto Quotidiano nei giorni 11 e 12 luglio. Il quotidiano racconta di una cena a cui hanno partecipato un gruppo di persone definite la cricca della taverna Flavia e pubblica queste parole: alla stessa tavola c’è anche il super burocrate dell’economia Vincenzo Fortunato che ha un’idea ben precisa: Letta ha voluto distruggere il centro di potere, ma non ha creato nulla, oggi paga le conseguenze di aver smantellato ogni struttura.

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Ora, agli interpellanti non è dato di sapere a quale centro di potere faccia riferimento il Fortunato, ma ci viene da chiederci: forse è lo stesso centro di potere che si è occupato dei lodi arbitrali ? Certo è che in data 23 marzo 2007 il Ministro Di Pietro accettava il lodo arbitrale per il piano di ricostruzione di Ariano Irpino e nominava arbitro per l’amministrazione l’avvocato Messina, noto esponente del partito Italia dei Valori e oggi segretario nazionale del partito di Di Pietro; segretari vengano nominati due dipendenti del Gabinetto del Ministro, Marconi e Ruffini. Certo è che per il lodo del piano di ricostruzione di Macerata, il signor Longarini ha proposto domanda il 25 giugno 2007. Il Ministro Di Pietro, con provvedimento del 25 giugno, adottato quindi lo stesso giorno della domanda del Longarini, ha accettato di costituire il collegio arbitrale e ha nominato arbitro di parte pubblica l’avvocato Condello, anch’egli esponente del partito Italia dei Valori. Ora più che i rappresentanti della parte pubblica qua ci sembra ci siano i rappresentanti di un partito politico.

Il 26 giugno, cioè il giorno dopo, alle 10,30, quindi in meno di ventiquattro ore, il Ministro e Longarini designano il professor Malinconico come terzo arbitro con funzioni di presidente del collegio; collegio che si riunisce alle 11, mezz’ora dopo e nomina i due segretari, ancora una volta, Marconi e Ruffini, altro che lentezza della burocrazia italiana. Qua ci troviamo di fronte a una celerità burocratica stupefacente.

Ma con un sussulto di legalità, così potremmo dire, il 2 luglio, l’Avvocatura generale dello Stato, vista l’istanza del Longarini del 26 giugno 2007, richiamando la sentenza della Corte costituzionale n. 152 del 1996 e le norme che consentono alle parti cui è notificata la domanda di poter declinare la competenza arbitrale, dichiara che è intenzione del Ministro delle infrastrutture di avvalersi della relativa facoltà e che il Ministro declina la competenza arbitrale in relazione alla controversia introdotta dalla domanda notificata il 26 giugno 2007 e invita la controparte a proporre le proprie domande e istanze davanti al giudice ordinario, mediante le norme di rito. Pertanto, l’arbitrato, in teoria, è declinato, non si può fare. Ma i due, Longarini e Di Pietro, l’hanno già costituito e nessuno tiene conto del pronunciamento dell’Avvocatura che agisce su delega del Ministro, né ne tiene conto Di Pietro, né Fortunato, né Longarini, né il presidente del collegio Malinconico che all’epoca ricopriva anche l’incarico di segretario generale presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Ma si è mai vista in un Paese normale una simile operazione ? No.

Ma le anomalie e le illegalità non finiscono mica qui. A un certo momento il presidente Malinconico si dimette dall’incarico oppure, secondo altra versione, ha una temporanea astensione dall’incarico. Stando a una nota del capo di Gabinetto Fortunato dell’8 maggio 2008, ultimo giorno dell’incarico, facendo riferimento a una temporanea astensione dall’incarico del professor Malinconico, si legge che il collegio arbitrale come originariamente costituito può procedere nelle sue attività. Signor rappresentante del Governo lei ha mai visto un collegio arbitrale procedere nella propria attività anche privo della figura del presidente ? Eppure la «cricca della taverna» o la «cricca di Tonino» o la «cricca del centro di potere», come la volete chiamare, continua a operare senza sosta per dissanguare lo Stato e pur essendo cambiati il Ministro e il capo del Gabinetto le stranissime procedure interpretative proseguono e sempre a vantaggio del Longarini.

Il 27 giugno 2008, si riunisce il collegio arbitrale per la controversa riguardante Ariano Irpino in relazione al rapporto concessorio riguardante il piano di ricostruzione di Macerata, cioè il collegio costituito per il lodo di Ariano Irpino si riunisce per esaminare gli atti di un altro collegio arbitrale. Non solo, si apprende dal verbale della riunione che all’udienza del 22 maggio 2008 veniva depositata la convenzione sottoscritta dal Longarini e dall’ingegnere Mario Mautone, direttore generale del Ministero delle infrastrutture

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e dei trasporti, con la quale le parti, posto che la controversia del piano del comune di Macerata era stata devoluta al collegio arbitrale composto dal professor Malinconico presidente e che il Malinconico successivamente rinunciava all’incarico, confermavano di devolvere tale controversia al collegio arbitrale costituito per Ariano Irpino, collegio che accetta e, quindi, porterà a termine la condanna dello Stato a pagare le ingentissime somme prima descritte.

Nessuno si è accorto di queste anomalie ? Sono accadimenti gravissimi, sono illegalità ripetute senza alcun ritegno. Eppure tutto ciò appare imparagonabile a quello che è avvenuto per il piano di ricostruzione di Ancona. Premetto che, per completare le incompiute di Ancona, e cioè le strade che non si finivano mai, il Ministero ha poi stanziato circa 120 miliardi di lire, completandole, invece, in pochi anni, dopo aver delegato i compiti al comune di Ancona, e circa 32 miliardi di lire per un’opera ex novo, la galleria San Martino. Il lodo arbitrale, invece, riconosce a Longarini 2.400 miliardi di lire, cioè venti volte la cifra che ha speso per completare lavori non fatti dal Longarini. Il lodo arbitrale avviato tra Longarini e Di Pietro e Fortunato, modificato e perfezionato dal Ministro Matteoli Iafolla ha condannato lo Stato a pagare fino ad ora 1,2 miliardi di euro, oltre a contanti da nababbi, autodecisi dal collegio, per 13,2 milioni di euro, cioè 26 miliardi di lire, come abilmente scritto da Stella e Rizzo su Il Corriere della Sera, quando la legge, in realtà, stabilisce che il tetto massimo dei compensi, compresi quelli dei segretari, è 100 mila euro, cioè 132 volte tanto !

Ora, ricordo che la legge di stabilità n. 244 del 2007 stabilisce che i collegi costituitisi successivamente al 30 settembre 2007 e fino all’entrata in vigore della legge decadono automaticamente. Questa legge, poi, è stata prorogata da una manina tempestiva che salva i lodi di Ariano Irpino e Macerata e che velocizzano, tutt’a un tratto, le procedure. Ma Ancona ? Ancona rimarrebbe, in teoria, fuori. Ma come se la legge non esistesse, il capo di Gabinetto del Ministro Matteoli Claudio Iafolla, il 5 agosto 2008, chiede all’Avvocatura il nome dell’avvocato per svolgere la funzione di arbitro dell’amministrazione. Il 21 agosto 2008 l’Avvocatura comunica il nome dell’avvocato Vessichelli. Con atto del 21 agosto 2008, quindi lo stesso giorno, in periodo fine agostano, Iafolla nomina Vessichelli quale arbitro per la parte pubblica, l’avvocato Grevi in qualità di mandatario del Longarini, e, in comune accordo tra i due, viene nominato terzo arbitro, con funzioni di presidente, il dottor Pasquale De Lise, il presidente aggiunto del consiglio di Stato. Il «numero due» del consiglio di Stato va a presiedere il collegio e nomina i segretari. Ora, quello che è sconvolgente è che il petitum oggetto del lodo arbitrale è di 300 milioni di euro, ma il collegio esamina, senza battere ciglio, una richiesta risarcitoria che è sedici volte tanto – più di 4 miliardi di euro – e stanno tutti zitti !

Tralascerò le ulteriori anomalie per quanto riguarda il piano di ricostruzione di Ancona, che ho ampiamente descritto nell’interpellanza depositata, però una cosa mi preme sottolineare: ad un esame spassionato e, direi, tragicamente ironico della vicenda, i lodi arbitrali tra Longarini e lo Stato sono costruiti, indirizzati, governati e gestiti o da una cricca di potere centrale o da una serie articolata di cricche familiari, amicali e partitiche, in grado di violare e aggirare una serie di norme e di leggi…

PRESIDENTE. Concluda.

DONATELLA AGOSTINELLI. … ma con l’esito di far pagare allo Stato 2 miliardi di euro, arrivando persino a quantificare delle cose che nulla hanno a che fare con la ricostruzione delle strade, per esempio il fallimento delle Edizioni Locali Srl, per la stratosferica cifra di 50 milioni di euro, cioè 100 miliardi di lire, per danno all’immagine, altri 100 miliardi di lire, ad una persona che è stata accusata e condannata per truffa aggravata a danni dello Stato proprio per aver corrotto numerosi funzionari statali che

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hanno confessato il tutto nel silenzio assordante della politica !

Ora – e concludo – questo almeno fino al 27 maggio 2015, quando, come riportato da un articolo su Il Corriere della Sera a cura delle prestigiose firme Stella e Rizzo, che ringrazio, si apprende che, su mandato della Procura della Repubblica di Roma, gli uomini della Guardia di finanza si sono presentati al tribunale di Roma presso la terza sezione civile della Corte d’appello, procedendo all’acquisizione della copia degli atti del processo in corso, assunti da una richiesta di pignoramento presso la Banca d’Italia di oltre 860 milioni di euro da parte del Longarini e in conseguenza dell’ordinanza del lodo del Piano di Ancona, quantificato dal collegio in oltre 1,2 miliardi di euro.

Processo che si è ripreso ieri e che si è concluso con un rinvio. Stando così le cose, chiedo al signor rappresentante del Governo, che ringrazio di essere oggi qui, in Aula, che cosa hanno in mente di fare, come hanno in mente di procedere, per mettere fine a questa vicenda, che è veramente surreale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti, Del Basso De Caro, ha facoltà di rispondere.

UMBERTO DEL BASSO DE CAROSottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Grazie, Presidente. Con riferimento all’interpellanza n. 2-01027, del 7 luglio 2015, presentata dall’onorevole Agostinelli ed altri si forniscono i seguenti elementi di risposta. L’onorevole interrogante ripercorre le note vicende concernenti i lavori di ricostruzione post-bellica relativi alle città di Ancona, Ariano Irpino e Macerata, per i quali sono stati istituiti tre distinti collegi arbitrali cui è stata demandata la risoluzione delle relative controversie. Tale decisione è stata assunta dai responsabili pro tempore dell’azione amministrativa sulla base di valutazioni che sono ad essi unicamente riconducibili. Senza ripercorrere i fatti, riassunti dall’interrogante, e con riferimento agli specifici quesiti dalla stessa posti si rappresenta quanto segue. Riguardo la lettera a) sentita la competente direzione generale agli atti risulta, un «atto di declinatoria della competenza arbitrale» con cui in data 2 luglio del 2007 l’Avvocatura generale dello Stato ha declinato la competenza e ha invitato la controparte ad adire il giudice ordinario. Tale atto di declinatoria risulta successivo alla costituzione del collegio arbitrale avvenuta il 26 giugno 2007.

Riguardo al punto b), dalla documentazione risulta che in data 22 maggio del 2008 vennero riuniti i collegi arbitrali costituiti per le controversie di Ariano Irpino e Macerata con un atto di devoluzione stipulato tra il Ministero per le infrastrutture e i trasporti rappresentato dall’ingegnere Mautone e il signor Edoardo Longarini, nel quale risulta apposta la dicitura «sentito l’avvocato dello Stato». Risulta altresì, una nota dell’ingegner Mautone in data 12 giugno del 2008 in cui riferisce di non essere a conoscenza della comunicazione del capo di gabinetto pro tempore, ed una ulteriore nota dell’Avvocatura Generale del 13 giugno del 2008, in cui l’Avvocatura rappresenta che, alla luce dell’intervenuta devoluzione avvenuta in data 22 maggio del 2008, appare superata la nota dell’8 maggio 2008 del capo di gabinetto ed invita a dare contezza al collegio arbitrale dell’intervenuta sottoscrizione dell’accordo devolutivo, nonché una nota diretta alla segreteria generale del collegio con cui l’ingegner Mautone conferma di esimere i componenti del collegio arbitrale a suo tempo costituito dalla pronuncia del lodo sulla controversia.

Per quanto concerne i chiarimenti di cui al punto c) dalla relazione del direttore generale competente risulta che il collegio, pur unificato, abbia disposto distinte ordinanze collegiali sui compensi per ciascun lodo arbitrale. In ordine alla liquidazione dei compensi spettanti ai componenti del collegio arbitrale, dalla medesima relazione risulta inoltre che, per Ancona si è pronunciato il comitato consultivo dell’Avvocatura generale dello Stato, con parere in data 8 novembre del

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2012, sostenendo l’impossibilità di accettare in modo alcuno la liquidazione disposta dal collegio arbitrale e suggerendo la corresponsione di un compenso determinato ai sensi dell’articolo 241, comma 12, del codice di procedura civile, che non superi il tetto massimo ivi previsto. Infine, sollecitando l’applicazione della normativa di cui agli articoli da 49 a 58 del decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 30 maggio del 2002 per il compenso al consulente tecnico. Con nota 441964P del 10 novembre del 2012, l’Avvocatura generale dello Stato ha ulteriormente ribadito le ragioni dell’applicabilità al caso di specie delle norme di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006 concernenti la determinazione dei compensi arbitrali inerenti le controversie oggettivamente rientranti nella materia dei contratti pubblici. Al momento relativamente ad Ancona non risulta erogato alcun compenso da parte dell’amministrazione, mentre per gli altri lodi risultano erogati i relativi compensi.

Relativamente al punto d) risulta agli atti una nota del 13 giugno 2006 del direttore generale pro tempore della direzione generale per l’edilizia statale, con la quale comunica al capo di gabinetto pro tempore che è pervenuta una nota del legale di parte attrice circa «l’opportunità di addivenire ad una convenzione di arbitrato praticabile in materia non contrattuale in base all’intervenuto decreto legislativo 2006, n. 40 che ha introdotto nel codice di procedura civile l’articolo 808-bis». Il medesimo nel chiedere un indirizzo in ordine all’accettazione della proposta e sull’eventuale nomina dell’arbitro rappresenta che «l’oggetto del giudizio, teso all’accertamento tecnico del danno, ove la soluzione della vertenza fosse devoluta alla decisione del collegio arbitrale, potrebbe, così come osservato dal legale anzidetto, giovare della rapidità del processo arbitrale tenuto conto del fondamentale discrimine insito nel decorso del tempo e nella conseguente maturazione dei consistenti accessori di legge».

Risulta, altresì, una nota del Ministro pro tempore del 5/9/2006, con cui si autorizza il direttore generale in ordine alla convenzione di arbitrato predetta, ad assumere i necessari provvedimenti di approvazione riservandosi di provvedere ad individuare successivamente l’arbitro di parte. Infine, nella comunicazione di arbitrato stipulata in data 28/7/2006 nelle premesse si legge, «che è opportuno per il Ministero delle infrastrutture, al fine di evitare un maggiore pregiudizio economico conseguente al gran lasso di tempo notoriamente occorrente per la conclusione di un giudizio civile promosso in via ordinaria, definire tempestivamente il rapporto processuale in ordine alle pretese azionate ed azionabili dal signor Edoardo Longarini per il mancato affidamento dei lavori di cui al progetto del 21/1/1987».

In merito alla quantificazione delle somme da risarcire per lavori non realizzati, risulta, dalla relazione della direzione generale competente che il collegio arbitrale ha sostenuto l’inapplicabilità alla fattispecie in esame della legge 12 agosto 1993, n. 317, come precisata dalla legge interpretativa n. 144 del 1999. Il collegio ha ritenuto di non poter applicare tale disposizione al caso de quo per tre ordini di ragioni. In primo luogo poiché, mancava il provvedimento di affidamento; secondariamente perché la sentenza della Corte d’appello del 2005 sull’an ha per presupposto, con efficacia di giudicato, proprio la mancata emissione del decreto di affidamento di cui al progetto del 2 gennaio 1987; e, infine, perché il decreto ministeriale n. 992/S del 7 ottobre 1992, che annullava la concessione alla Adriatica costruzioni, e la delibera del comune di Ancona n. 769 del 28 settembre 1992, sono stati anch’essi annullati. Si rappresenta che dette determinazioni sono state puntualmente impugnate dall’amministrazione pro temporecon i citati atti difensivi.

Relativamente alla modifica della clausola convenzionale adottata con atto aggiuntivo alla convenzione B3/3016 del 2007 inerente il piano di ricostruzione di Ancona, risulta agli atti la nota del capo di gabinetto n. 1867 del 6 febbraio 2007 diretta al direttore generale con cui ritiene condivisibile l’emendamento prospettato volto ad «ampliare la scelta delle professionalità

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cui riferirsi per il conferimento dell’incarico di arbitro» invitando il medesimo a formalizzare la modifica.

Con riferimento alla richiesta relativa a come sia stato possibile il lievitare della richiesta risarcitoria, la direzione generale ha rappresentato che il quantum formulato nelle prime memorie defensionali sui lavori del piano di ricostruzione di Ancona da parte del signor Longarini individuava due fattispecie di danno: una relativa al pagamento dei lavori eseguiti, pari a euro 436.000.000, la seconda relativa a quelli non eseguiti, quantificati in euro 689.000.000 per un totale di euro 1.125.000.000.

Nelle successive memorie conclusive e di replica, la difesa dell’attore formulava una richiesta risarcitoria di euro 4.850.326.668. Le pretese risarcitorie avanzate dal signor Longarini sono state impugnate da ultimo in Corte di cassazione, con udienza già fissata al 30 settembre prossimo venturo.

Si rappresenta, da ultimo, che il silenzio dell’attuale amministrazione è espressione del rispetto per l’attività della magistratura e delle forze che stanno conducendo le indagini. Circa lo stato attuale, si rappresenta che la guardia di finanza, su istanza del magistrato inquirente, ha acquisito copia, presso il giudice dell’esecuzione, degli atti processuali, intervenendo al termine dell’udienza del 27 maggio ultimo scorso e che il Ministero ha sottoposto all’attenzione delle competenti procure la documentazione relativa alla vicenda. Come già accennato, attualmente si è in attesa del giudizio in Corte di cassazione mentre, per quanto riguarda la fase esecutiva il giudice adito ieri, 16 luglio, ha trattenuto la causa in decisione sull’istanza di sospensione della procedura esecutiva, concedendo termine per memorie delle parti fino al 20 agosto corrente anno.

PRESIDENTE. L’onorevole Agostinelli ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.

DONATELLA AGOSTINELLI. Grazie, Presidente. Signor rappresentante del Governo, pur apprezzando la sua presenza qui oggi in Aula, devo però dire che la sua risposta risulta insoddisfacente e dimostra una irresponsabilità politico-istituzionale che è inconcepibile, quando, come in questo caso, ci troviamo di fronte al più grave scandalo a livello mondiale in materia di arbitrati. Uno scandalo che è evidentemente il frutto della collusione fra interessi privati, Ministri e altissimi funzionari dello Stato, tutti tesi a far mungere 2 miliardi di euro ai cittadini italiani, quando c’è una legge dello Stato, la n. 317 del 1993, che esplicita chiaramente come si calcolano i lavori eseguiti nei piani di ricostruzione di Ancona, Ariano Irpino e Macerata. Sono stati costituiti i collegi arbitrali in violazione delle leggi esistenti, collegi che vengono considerati dalla stampa italiana come cricche politiche, familistiche, lobbistiche, che hanno operato contro lo Stato, ottenendo, dai vari Governi che si sono succeduti, sempre maggiori incarichi, compensi arbitrali autodecisi dagli arbitri, compresi quelli di parte pubblica, per milioni di euro, quando la legge stabilisce un tetto massimo di 100 mila euro. Signor rappresentante del Governo, le abbiamo rivolto le seguenti domande, che rapidamente vado ad elencare, perché rimangano a memoria per chi ci ascolta. Abbiamo chiesto come sia stato possibile costituire lodi arbitrali in contrasto con il parere dell’Avvocatura generale dello Stato, come nel caso di Macerata; come sia stato possibile che un direttore del Ministero, l’ingegnere Mario Mautone, abbia potuto firmare e su ordine di chi, in data 22 maggio 2008, la convenzione sottoscritta con il signor Longarini per devolvere la controversia della ricostruzione di Macerata al collegio costituito per Ariano Irpino; come sia stato possibile che, nello stesso giorno – nello stesso giorno ! –, la convenzione sia stata depositata al collegio costituito per il piano di costruzione di Ariano Irpino e che il collegio abbia potuto dichiarare di accettare, come formalmente ha accettato con la sottoscrizione del verbale, l’incarico di risolvere la controversia relativa al piano di Macerata; come abbia potuto il

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capo di gabinetto sostenere che il collegio, privo del relativo presidente, potesse ugualmente procedere nelle sue attività, salvo inglobare lo stesso collegio in quello costituito per Ariano Irpino. Ancora, abbiamo chiesto perché il collegio unificato ha depositato due distinti lodi e due distinte parcelle e perché per il piano di ricostruzione di Ancona sia stato costituito un lodo arbitrale basato su controversie future, quando la controversia è iniziata in data antecedente alla costituzione del collegio e alla richiesta del lodo. Abbiamo posto, in realtà, una serie di domande. Tra l’altro, chiedevo si specificassero anche quali misure il Governo intenda porre in essere per evitare l’esborso miliardario dei tre lodi arbitrali anzidetti per recuperare le somme già versate per i lodi e per i compensi dei componenti dei collegi, compresi i suoi legali; come e se si intendesse recuperare la differenza tra il tetto massimo di 100 mila euro – quello che è previsto dalla legge – e quanto invece deciso arbitrariamente dalle tre ordinanze emesse dai collegi. Insomma, avevo richiesto impegni in realtà più concreti. È vero che c’è il rispetto della magistratura, ma qui si tratta di prendere una posizione politica che non può essere declinata, visto – come ripeto – che nel caso della sentenza della Corte costituzionale per la mancata indicizzazione delle pensioni è stata emanato, senza pensarci tanto, un decreto che, peraltro, dà un bonus veramente miserrimo ai pensionati !

Ora, io sono ancora una volta scandalizzata per la posizione assolutamente silente del Governo, sottolineo quindi come anche in questo caso in realtà l’unica speranza è che vi sia una soluzione alla controversia è risposta nella magistratura. Voglio però chiarire ancora una volta da chi ci deve salvare la magistratura. Purtroppo si tratta proprio di coloro che ricoprendo ruoli importantissimi nell’esecutivo e nella pubblica amministrazione, ruoli di primissimo piano, in questa squallida storia hanno invece determinato in maniera chirurgica le condizioni per costringere lo Stato ad un esborso miliardario. La politica di fronte a questo scandalo non può rimanere silente. Signor rappresentante del Governo, nel ringraziarla comunque per essere venuto in Aula questa mattina, ci auguriamo che la politica in qualche modo svolga il suo ruolo a tutela dei cittadini perché in questo caso si tratta di soldi pubblici. Attendiamo l’esito del procedimento e noi come Movimento 5 Stelle continueremo a vigilare su questa squallida vicenda.

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