Capacità di spesa – italiani più penalizzati d’Europa dopo i greci

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EUROZONA: SQUILIBRI FISCALI E REDDITUALI HANNO LOGORATO IL BENESSERE SOCIALE DI ALCUNI PAESI, AVVANTAGGIANDO ALTRI.

ITALIANI (DOPO GRECI), TRA I PIU’ PENALIZZATI NELLA CAPACITA’ DI SPESA (ULTIMO RAPPORTO EUROSTAT ELABORATO DA ADUSBEF).

COSTI BENZINA TRA I PIU’ CARI D’EUROPA. PERSI IN 11 ANNI 296 MLD DI EURO, 1.100 EURO L’ANNO A FAMIGLIA.

 

Per  raggiungere l’obiettivo statistico di comparare il “benessere” tra cittadini di diversi paesi, oltre al Pil  pro capite, cioè alla ricchezza complessiva prodotta in un paese divisa per il numero dei cittadini, Eurostat traduce il PIL pro capite (GDP) in Capacità di spesa (PPS), parametrando la variabile che informa sulla ricchezza prodotta in un paese con i prezzi di un paniere di beni e servizi. L’indicatore è già più funzionale del semplice PIL pro capite, ma ancora non particolarmente indicativo del benessere dei cittadini. Ipotizziamo infatti che  il PIL pro capite di un paese sia doppio rispetto a quello di un secondo paese. Se anche il livello dei prezzi del primo è doppio rispetto all’altro, la capacità di spesa risulterà uguale per le due nazioni.  Eurostat procede a definire il secondo parametro, pesando il Consumo pro capite (AIC)  rispetto ai prezzi di un paniere di prodotti e servizi, traducendo in Capacità di spesa (PPS) pro capite i consumi finali (non solo delle famiglie) di un paese.

PIL TRADOTTO IN CAPACITA’ DI SPESA

La tabella che segue compara la Capacità di spesa dei 5 maggiori paesi più importanti dal 2003 al 2014. Ad essi abbiamo aggiunto il Lussemburgo, le cui caratteristiche di (ex) paradiso fiscale si ripercuotono gagliardamente sulla capacità di spesa dei cittadini, e la Grecia per l’attuale criticità della sua posizione.

Dei 7 paesi UE considerati, l’Italia è quella che  –  in 11 anni, dal 2003 al 2014 –  ha visto diminuire maggiormente la sua Capacità di spesa (- 13,4 %) dopo la Grecia (- 22,6%), seguita dalla Gran Bretagna (-12,2), dalla Francia (- 6,9%) e dalla Spagna (-7,0 %). Continua invece a crescere la Germania (+6,9 %). Complessivamente scende anche la Zona euro (19) (-1,8 %).

In altri termini, fatta pari a 100 la nostra capacità di spesa, abbiamo la Spagna a 95,9, la UE(28) a 103,1, la Francia a 110,3 (come la Zona Euro19), la Gran Bretagna a 111,3, la Germania a 127,8, il Lussemburgo a 271,1. La capacità di spesa di un tedesco, quindi, risulta del 27,8 % superiore a quella di un italiano; di un francese superiore del 10 %, mentre quella di uno spagnolo è più bassa del 4,1 % rispetto alla  nostra.

 

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RAFFRONTO COSTI DI BENZINA E GASOLIO

Possiamo rapportare questi nuovi equilibri 2014 al prezzo di benzina e gasolio vigenti all’interno dei 5 paesi considerati (rilevazione di inizio luglio 2015 della Direzione Generale Energy Commissione Europea).

Le tabelle che seguono informano del prezzo che benzina e gasolio dovrebbero avere nei vari paesi perché gli automobilisti tedeschi, francesi, inglesi e spagnoli sopportino un peso finanziario pari a quello che sopporta un italiano che si rifornisce alla pompa (Colonne 4). In  particolare, alla luce della relativa Capacità di spesa e del prezzo vigente, un litro di benzina dovrebbe costare in Francia 1,796 euro e non 1,441, in Germania 2,081 e non 1495 ecc. Il gasolio dovrebbe costare 1,614 euro in Francia, 1,871 in Germania ecc. In Lussemburgo dovrebbe costare 4,412 euro, mentre in realtà ne costa 1,250.

 

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Per restituire potere di acquisto alle famiglie rapinate da predatori pubblici e privati, che hanno perso il potere di acquisto al ritmo di oltre 1.100 euro l’anno, circa 12.100 euro dal 2003 al 2014, con un trasferimento massiccio di ricchezza di circa 296 miliardi in 11 anni, occorre l’armonizzazione fiscale per impedire il dumping tra i paesi dell’Eurozona, una revisione dei Trattati (Articolo 48 TUE (art.1)) che:” possono essere modificati conformemente a una procedura di revisione ordinaria o semplificata. (2). Il governo di qualsiasi Stato membro, il Parlamento europeo o la Commissione possono sottoporre al Consiglio progetti intesi a modificare i trattati. Tali progetti possono, tra l’altro, essere intesi ad accrescere o a ridurre le competenze attribuite all’Unione nei trattati. Tali progetti sono trasmessi dal Consiglio al Consiglio europeo e notificati ai parlamenti nazionali.

Le politiche di austerità imposte all’Italia dall’Europa hanno prodotto un aumento del debito pubblico di + 302 miliardi di euro dal novembre 2011, ad un ritmo di 7,192 mld al mese, anche per pagare alle banche di affari l’esposizione in derivati di 160 mld di euro, costati dal 2011 al 2014, oltre 16,9 mld di euro (Fonte Eurostat), pari a 5.067 euro di tassa occulta gravante su ogni cittadino, ipotecato il  futuro di intere generazioni, aumentato pressione fiscale e disoccupazione, specie quella giovanile, superiore al 41%, massacrato il ceto medio ed impoverito milioni di italiani.

 

 

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