LA BANDA D’ITALIA – AL SENATO IL 15 LUGLIO

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Alla Camera dei Deputati (Sala Tatarella), domani 15 luglio 2015 alle ore 18,00, verrà presentato il libro di Elio Lannutti (nella foto) La Banda d’Italia, edizioni Chiarelettere. E’ la prima, vera inchiesta su Bankitalia, la super casta di intoccabili che governa i nostri soldi. I deputati del M5S Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Carla Ruocco (componenti del direttorio), Daniele Pesco ed  Alessio Villarosa (Commissione Finanze Camera), Giuseppe Corasaniti (Magistrato della Suprema Corte di Cassazione), Antonino Galloni (Economista), Rosario Trefiletti (Presidente  Federconsumatori), presentano il libro di denuncia su un sistema bancario protetto dalla Banca d’Italia, che impone usi, abusi ed ordinari soprusi, con costi dei conti correnti più elevati d’Europa, pari a 318 euro contro la media Ue di 114 ed i tassi sui mutui più elevati di oltre un punto, che costano circa 20.000 euro in più ai consumatori su ogni mutuo trentennale di 100.000 euro.

Schermata 2015-07-14 alle 21.41.13Metodi vessatori praticati dalle banche socie di Bankitalia, che  avvantaggiano pochi, mentre i cittadini non sono solo vessati, ma soprattutto ingannati da  un sistema autoreferenziale dove la vigilanza non sembra rispondere a requisiti di correttezza e trasparenza, ma verrebbe usata come una clava contro i più deboli per costringerli a consegnarsi ai più forti. La Banca d’Italia: una vera e propria supercasta intoccabile, inattaccabile, che adotta strani commissariamenti come strumento di politica creditizia, per desertificare le banche del sud a vantaggio di banche di ‘sistema’, senza soluzione di continuità tra controllori e controllati, come  raccontano le cronache giudiziarie del Monte dei Paschi di Siena, di Carige, Banca delle Marche, e di altri banchieri arrestati o indagati.

Una vigilanza che, contrariamente a quanto accadeva ai tempi di Carli e di Baffi, si guarda bene dal vigilare. O, se vigila, viene annichilita come accaduto non molti anni fa nell’era di Antonio Fazio, l’ultimo governatore “a vita”. O ancora “silenziata”,  a proposito di Mario Draghi e dell’acquisizione di Antonveneta da parte del Monte dei Paschi di Siena. La Banca d’Italia guidata da Mario Draghi nel 2007 sapeva che Antonveneta era un cattivo affare, ma non trasmise le sue informazioni al Monte dei Paschi, che la strapagò per 9 miliardi. E i costi finali, secondo gli ultimi documenti (8 bonifici bancari effettuati da Mps dal 30 maggio 2008 al 30 aprile 2009), sono stati superiori a 17 miliardi di euro. A luglio il Tesoro è diventato azionista dell’istituto senese – terzo gruppo bancario italiano, tecnicamente “fallito” varie volte in questi anni, grazie anche a quell’acquisizione – perché i bilanci sono ancora in perdita e dunque Mps non ha potuto pagare gli interessi sui cosiddetti Monti-bond, i prestiti miliardari gentilmente offerti dallo Stato a spese dei contribuenti.

“La Banda d’Italia” denuncia responsabilità precise di Via Nazionale nel mancato contrasto all’usura e sulla pratica dell’anatocismo (cioè il pagamento di interessi sugli interessi), racconta le vere e proprie intimidazioni subite da magistrati a schiena dritta, che hanno osato scoperchiare contiguità e complicità su prestiti bancari a ‘strozzo’, organizzando un ‘corso antiusura’ con il patrocinio di Bankitalia e Scuola Superiore della Magistratura nella sede dell’Abi, per magistrati a lezione da banchieri indagati, alla stessa stregua di un corso antimafia tenuto da Totò Rijna.

La mutazione genetica della più prestigiosa e antica  istituzione italiana è iniziata nel 2003, il non accorgersi di quanto stava accadendo a Parmalat con oltre 3 miliardi di Riba (ricevute bancarie) falsificate. Da lì in poi è effettivamente accaduto di tutto: banche di provincia come la Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani balzate improvvisamente ai primi posti della graduatoria nazionale, baci in fronte al governatore, un utilizzo sempre più improprio di due beni preziosi quali l’autonomia e la discrezionalità e l’emergere di un madornale conflitto d’interessi essendo il controllore posseduto per oltre il 90% da banche e assicurazioni su cui esercita poteri di vigilanza e che, tra molti favori e regalie, hanno beneficiato anche della super-rivalutazione delle quote pari a 7,5 miliardi di euro disposta dall’ex ministro del Tesoro Fabrizio Saccomanni, già direttore generale di Bankitalia, che ha prodotto dividendi per le banche ‘socie’ pari a 720 milioni di euro in meno di 20 mesi.

Nel libro, vengono elencati nomi e cognomi di dirigenti della Banca d’Italia assoldati dalle banche in un collaudato sistema di porte girevoli, ultimo Gian Andrea Falchi, che da segretario dell’ex Governatore Mario Draghi è stato assunto dalla Banca Popolare di Vicenza, una banca non quotata che oltre ad aver svalutato del 23% il valore delle azioni ‘illiquide’ precedentemente gonfiate e non rimborsate ai soci che lo richiedevano, aveva gravissimi problemi per superare gli stress test Bce, superati grazie al rimborso di un prestito obbligazionario trasformato in azioni.

Alle tesi dell’autore, presidente dell’Adusbef ed ex bancario, che ha speso trent’anni della propria vita per denunciare le gravissime malefatte di un sistema privo di adeguati controlli, che ha prodotto dissesti  e risparmio tradito per almeno 50 miliardi di euro nella lunga catena di crack finanziari ed industriali, porteranno testimonianze dirette un ex presidente ed un ex direttore generale di una Banca commissariata dalla Banca d’Italia, per favorire banchieri amici, la cui scarsa liquidità è stata trasferita da quella banca, da un commissario in conflitto di interesse, scelto – forse proprio per assolvere a quel compito- dal Governatore.

 

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