LE MAXI TANGENTI ENI IN ALGERIA ? LO SMEMORATO SCARONI NON RICORDA…

Condividi questo articolo

200 milioni di euro. La super tangente per estrarre il gas dai pozzi algerini versata a ex ministri e funzionari governativi. Ma lui non ne sa niente. “Mai saputo di tangenti. Io non dirigevo le società”. Poi: “le altre notizie le ho lette sulla stampa”.

Cade dal pero, l’ex vertice dell’Eni Paolo Scaroni. Poteva tranquillamente non sapere. Si trovava lì per caso a comandare il colosso petrolifero. C’erano dirigenti che versavano mazzette per vincere i grandi appalti ma lui era all’oscuro di tutto, viola mammola nel bosco popolato dai lupi (o dai cani) a sei zampe. Come è successo al povero Marco Tronchetti Provera, tirato in ballo da altri dirigenti infedeli per le intercettazioni e le spiate Telecom fatte a vantaggio suo personale e della sua Pirelli: “a sua insaputa”. Uguale con l’ex ministro Claudio Scajola, con la casa al Colosseo regalata da “amici: e lui non lo sapeva…

Ma torniamo a bomba, ossia alla maxi tangenti Eni.

Da anni Scaroni è indagato per quell’appalto da 11 miliardi in Algeria, “corruzione internazionale” è l’ipotesi accusatoria che dovrebbe trasformarsi – se giustizia di casa nostra vuole – finalmente in rinvio a giudizio e quindi in processo. Al tribunale di Milano si è svolta l’udienza davanti al gup Alessandra Clemente. I tre pm (Fabio De Pasquale, Giordano Baggio e Isidoro Palma) hanno documentano fatti & misfatti, una montagna di carte attraverso le quali si ricostruisce il filo della mega mazzetta e della corruzione dei vertici algerini dell’epoca. Tra le ciliegine, due conversazioni telefoniche depositate tra gli atti. Autentiche autoaccuse che anche un bimbo è in grado di capire. La prima telefonata è d’inizio 2013, interlocutore l’allora ministro per le attività produttive – e oggi pronto a scendere di nuovo in campo – Corrado Passera. Scaroni ha da poco ricevuto l’avviso di garanzia per il caso Algeria e commenta via telefono: “La tangente c’è stata”. La seconda, in cui l’ex vertice Eni ammette la mazzetta, è con il responsabile delle comunicazioni del colosso energetico, Gianni Di Giovanni. I pm hanno chiesto a Scaroni di spiegare il contenuto delle due telefonate: “riferivo solo notizie lette sui giornali”, ha dichiarato. Sgomenti i pm che hanno cercato di incalzare. Ma le uniche parole pronunciate da Sfinge-Scaroni sono poi state: “ho solo avuto qualche sospetto su alcune mediazioni algerine”. Di sicuro il portiere dello stabile Eni avrebbe potuto fornire maggiori ragguagli.

Se “dimentica” episodi recenti, figurarsi cosa potrebbe mai fare Scaroni con vicende più antiche. Come gli appalti della cara Techint sempre in terra d’Africa. Ma stavolta siamo in Somalia, inizio anni ’90. E la società guidata dal rampante Paolo – azionista di riferimento Gianfelice Rocca, oggi in pole position per il vertice di Confindustria – si faceva strada nel rigoglioso settore della cooperazione internazionale e degli aiuti (sic) umanitari. Tutto in odore di garofano: e Scaroni poteva contare su parenti (sua cugina era la socialista doc Margherita Boniver) e amici eccellenti (in pole position l’ex ministro degli esteri Gianni De Michelis). Su quegli appalti stava indagando anche Ilaria Alpi. Chissà mai se lo smemorato ha qualche “lampo” di memoria…

Nella foto Paolo Scaroni

 

Per approfondire leggi anche:

  1. Petrolio non olet – sulla Voce di ottobre 2011

http://www.lavocedellevoci.it/?p=811 15 ott 2011

 

  1. Caso Alpi – 16 anni in galera da innocente. Chi paga?

http://www.lavocedellevoci.it/?p=2403

Condividi questo articolo

Lascia un commento