Campania – Interrogazione dei Cinque Stelle sugli eletti a rischio voto di scambio

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Ben prima che arrivasse la lista degli “Impresentabili” della Commissione Parlamentare Antimafia, già all’inizio della campagna elettorale per le Regionali 2015 in Campania la Voce e l’Associazione Antimafia Caponnetto avevano lanciato l’allarme sulle “macchine del voto”, più o meno collegate ai poteri criminali. Capibastone, portatori di voti a pacchi, consenso comprato e venduto, specialmente nelle fasce popolari più umiliate dalla sottrazione dei diritti umani.
Numerosi eletti al nuovo Consiglio regionale della Campania, tanto della maggioranza quanto dell’opposizione, hanno riportato decine di migliaia di voti, pur risultando del tutto sconosciuti all’opinione pubblica regionale. La Caponnetto, con una sua relazione, ha chiesto che la magistratura intervenga con accertamenti induttivi per verificare l’origine delle valanghe di voti, specialmente in taluni casi maggiormente sospetti di voto di scambio politico-clientelare, o politico-mafioso.
Con atto parlamentare di ieri, 10 luglio, il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, leader del Movimento Cinque Stelle, riprende la relazione della Caponnetto e rivolge una dettagliata interrogazione al ministro dell’Interno Angelino Alfano. Qui di seguito il testo completo dell’interrogazione.
Atto Camera – Interrogazione a risposta scritta 4-09785

presentato da DI MAIO Luigi

Venerdì 10 luglio 2015, seduta n. 459

LUIGI DI MAIO. — Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:
l’Associazione nazionale di lotta contro l’illegalità e le mafie «Antonino Caponnetto» ha approvato una relazione sulle elezioni regionali 2015 nella regione Campania, dal titolo «Il voto di scambio in Campania alle regionali 2015 e i condizionamenti camorristici»;
in tale relazione, fatta pervenire all’interrogante, si svolge un esame della situazione in cui si sono svolte le ultime elezioni regionali;
in particolare si nota che «in Campania alle ultime regionali ha votato appena il 52,9 per cento degli aventi diritto. Il dato sull’astensionismo, che altrove indica prevalentemente protesta e disaffezione dei cittadini verso la classe politica, in Campania risulta particolarmente favorevole alle “macchine del voto”, sempre all’opera anche a cavallo tra una tornata elettorale e l’altra. Infatti, con un dato di astensionismo così elevato, risulta ovviamente più semplice ottenere i risultati “desiderati”, potendo contare su una platea di elettori che, già abilmente preparata in precedenza, non deve poi fare i conti con un altro 50 per cento circa di votanti secondo la propria libera opinione»;
sempre nella medesima relazione si nota che «paradossalmente la presenza di una forte componente del voto di opinione a favore del M5S ha ulteriormente favorito tale fenomeno, perché ha convogliato verso di sé anche il voto di protesta, lasciando così praticamente “sola” al voto la componente elettorale “preconfezionata”, che oltre ad essere “numericamente predominante”, risente di un “duplice tipo di condizionamento”»;
infatti, «una quota è quella tradizionale legata al “voto di scambio per bisogno” (…): sottrarre a priori i diritti e poi elargirli come favori in cambio del voto (lavoro, casa, giustizia, salute, etc.)»;
al contempo, «più pericolosa – ma non meno attiva ed imponente – è la componente che opera lungo il crinale del voto di scambio politico-mafioso. Il metodo resta lo stesso, ma rafforzato dal potere di intimidazione e da consegne del silenzio inflessibili. In tal caso gli eletti, diretti rappresentanti di questo o quel clan (talvolta di intere alleanze mafiose) dovranno poi agire, nel corso del loro mandato, favorendo i loro “grandi elettori” con leggi ad hoc, interrogazioni parlamentari, delibere, corsie preferenziali nei concorsi, assunzioni di personale. Questa seconda tipologia, già collaudata in maniera ferrea nei piccoli e medi comuni fin dagli anni ’80 (spesso quelli che saranno poi sciolti per mafia), domina ormai la scena anche in occasione del voto per il rinnovo della regione, principale ed unico centro di spesa pubblica che gestisce i flussi miliardari in arrivo dall’Europa. Le due tipologie del voto di scambio illustrate, peraltro, non conoscono una netta separazione, ma spesso percorsi comuni, caratterizzati da comitati e candidati contigui ad entrambi i sistemi»;
tale relazione prosegue: «difficile, poi, stabilire ed indicare con precisione le influenze mafiose sul voto del 31 maggio, in assenza di specifiche ed accurate indagini, che invece dovrebbero – alla luce delle precedenti considerazioni, a tutti note e condivise – basarsi anche su accertamenti di tipo induttivo (…) Al momento in Campania risulta – attraverso la stampa – che siano stati aperti due filoni d’indagine sul voto di scambio politico-mafioso ma, a quanto si legge, riguarderebbero casi isolati e circoscritti, non certo l’intero fenomeno»;
nella relazione, infine, si indicano le situazioni di alcuni eletti che, sulla base di considerazioni legate a precedenti riguardanti i soggetti interessati ovvero persone loro vicine per legami di natura familiare, lavorativa o amicale, presentano elementi di rischio;
in particolare, anche sintetizzando quanto riportato in una tabella allegata alla predetta relazione dell’associazione «Antonino Caponnetto» si possono desumere i seguenti dati: Armando Cesaro, eletto nella lista Forza Italia con 27.939 preferenze ha avuto il padre Luigi e i fratelli del padre indagati per concorso esterno in associazione camorristica; Alberico Giambino, eletto nella lista Fratelli d’Italia con 10.585 voti è stato in passato arrestato e condannato a due anni e dieci mesi per «violenza privata» al termine di un processo dov’era imputato per collusioni con il clan camorristico Frezza-Petrosino; è stato poi assolto: ma un’inchiesta bis della direzione distrettuale antimafia di Salerno è culminata con una nuova richiesta di arresto;
Massimo Grimaldi, eletto nel la lista Caldoro Presidente con 10.089 preferenze è citato in un processo a carico di esponenti del clan Mallardo e dei Casalesi, pur senza essere indagato; lo stesso risulterebbe viceversa indagato per peculato nell’inchiesta cosiddetta «rimborsopoli» (21.300 euro le spese pazze contestate); Nicola Marrazzo, eletto nella lista del Partito Democratico con 12.525 voti, indagato per «rimborsopoli» (spese pazze per 43.284 euro), è fratello di Angelo, la cui impresa nel settore rifiuti è stata colpita da interdittive antimafia; lo stesso Nicola Marrazzo è stato assessore al comune di Casandrino sciolto per camorra; per quanto riguarda Franco Moxedano, eletto nelle liste dell’Italia dei Valori con 4.413 voti, il fratello Mario e suo figlio Raffaele sono stati arrestati dalla procura di Catanzaro durante l’ultima campagna elettorale per aver truccato le partite della locale squadra di calcio: per Mario Moxedano i pm calabresi ipotizzano collegamenti col clan Iannazzo della `ndrangheta; Luciano Passariello, eletto nella lista Fratelli d’Italia con 8.330 preferenze, fino alla scorsa legislatura era componente della Commissione anticamorra, risulta indagato dalla DDA di Cagliari per riciclaggio a favore dei Casalesi; Michele Schiano, eletto con 21.539 nella lista Forza Italia, ex sindaco di Qualiano, nel 2012 un pentito accusa Schiano di collusioni con i colletti bianchi del clan Mallardo attraverso il camorrista Domenico Aprovitola (arrestato); nel 2014, peraltro, il nome di Michele Schiano, detto «Macchiulella» torna nelle carte giudiziarie dell’inchiesta sul clan Simeoli di Marano (Polverino); Ermanno Russo, eletto con 16.276 voti nella lista Forza Italia, è cugino del deputato Paolo Russo (indagato per camorra e poi prosciolto); entrambi sono notoriamente «feudatari» di Marigliano-Nola e da sempre legati a Nicola Cosentino e Luigi Cesaro; Lello Topo, eletto nelle liste del Partito Democratico con 20.551 voti, ex sindaco di Villaricca, è avvocato dirigente alla ASL, ma secondo una recente sentenza del Consiglio di Stato non aveva i titoli per partecipare a quel concorso; Flora Beneduce, eletta per Forza Italia con 14.360 preferenze è moglie dell’ex assessore regionale Armando De Rosa e, con il marito, è sotto processo per abusi edilizi che hanno devastato l’area archeologica della piana di Sorrento –:
se il Governo intenda rafforzare, per quanto di competenza, le attività investigative e di prevenzione in materia di rapporti tra criminalità organizzata e pubbliche amministrazioni;
se il Ministro interrogato non ritenga di dover esercitare il potere di iniziativa legislativa affinché venga definita una normativa che consenta una maggiore incisività nella selezione dei candidati in relazione alle vicende processuali che riguardino loro e persone loro vicine o per lo meno nella segnalazione pubblica delle situazioni di rischio. (4-09785)

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