MPS – NUOVE CARTE SULL’ACQUISTO ANTONVENETA, BANKITALIA SAPEVA

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Dalle carte e dai documenti depositati alla Procura di Roma dall’avvocato Paolo Emilio Falaschi, emergono nuove prove, alcune inedite, sulle evidenti responsabilità della Banca d’Italia, sia in merito al costo autorizzato di 9 miliardi per acquisire Antonveneta, con una plusvalenza di 3 miliardi in pochi mesi, che sulla ispezione di Bankitalia che aveva criticato la gestione dell’Istituto veneto. L’autorizzazione della Banca d’Italia all’acquisizione di Antonveneta da parte di Mps è del marzo 2008, ma appena un anno prima (il 9. 3.2007) un’ispezione di Via Nazionale, 7 dure pagine firmata dal direttore di Bankitalia (A. Minnella), aveva demolito i conti e la gestione dell’istituto veneto.

I documenti che provano queste tesi sono stati depositati alla Procura di Roma da un avvocato senese, Paolo Emilio Falaschi, in un esposto dove si ipotizza che l’autorizzazione di Bankitalia all’operazione suicida costituisca un falso in atto pubblico (i fatti sono del 2008, il reato si estingue in 10 anni). Il pm Giancarlo Cirielli ha aperto un fascicolo d’indagine.

Nella primavera  2008 Monte dei Paschi, guidato da Giuseppe Mussari, compra per 17 miliardi Antonveneta, che gli spagnoli avevano pagato appena tre mesi prima 6 miliardi. Lo fanno senza alcuna due diligence e accollandosi un prestito da 7,5 miliardi che Santander aveva accordato ad Antonveneta per puntellarne i conti. La domanda è: sapeva Bankitalia di questo finanziamento da 7,5 miliardi?

Secondo il legale senese lo sapeva perfettamente perché aveva appena ispezionato la banca. Alla Procura di Roma è stata fornita la distinta dei pagamenti effettuati da Mps. Si tratta di 8 bonifici a favore di Abn Amro, Banco Santander e Abbey National Treasury Service tra il 30 maggio 2008 e il 30 aprile 2009 per un totale di 17.007.760.687,52 euro. Ma se si va a prendere l’ autorizzazione all’ operazione firmata da Mario Draghi il 17 marzo 2008 si legge che “il costo dell’ acquisizione sarà di 9 miliardi di euro”. Si badi, “costo”, non “prezzo”. E invece il “costo” ammonterà a quei 17 miliardi.

Ancora più stupefacente la lettura della relazione ispettiva del 9 marzo 2007 firmata dalla Banca d’Italia su Antonveneta. Vi si contestano “un’insufficiente capacità di governo delle principali variabili gestionali e il progressivo deterioramento del clima aziendale”, oltre a “rapporti con la clientela connotati dall’ applicazione di prassi tariffarie particolarmente penalizzanti, con conseguente erosione delle quote di mercato”. Nel complesso, gli ispettori di Via Nazionale esprimono “giudizio prevalentemente sfavorevole” e parlano di “incompleta attività di risanamento condotta”, di “rilevanti criticità nei profili tecnici” e di “involuzione del posizionamento competitivo”. E sul fronte del credito, venivano rilevate sofferenze al 12% degli impieghi e “partite anomale” al 15,8%”.

Il sospetto, dunque, è che Bankitalia sapesse perfettamente che Antonveneta era in pessime condizioni e, tuttavia, abbia autorizzato un’acquisizione che poi si rivelerà disastrosa per Siena. L’opinione dell’avvocato Falaschi, che ha studiato una montagna di carte, è che Abn Amro si sia resa conto della fregatura che aveva preso con la “bianca” Antonveneta e che lo abbia fatto presente alle autorità di vigilanza, lamentandosi. A quel punto sarebbe stata trovata la soluzione, sempre nell’ambito della finanza cattolica, del Santander, che però è stato un mero parcheggio e si è fatto pagare 3 miliardi di plusvalenza per il “servizio”.

Alla luce delle carte (alcune inedite) e delle pressioni della vigilanza italiana ed europea per chiudere e ‘sotterrare’ anche il derivato Alexandria, dopo ‘Santorini’, Adusbef ha inviato ulteriore esposto denuncia alla Procura di Roma, chiedendo di accertare le responsabilità della Banca d’Italia, sull’acquisto di Antonveneta da parte del Mps, che oltre ad aver leso i diritti di azionisti, clienti e lavoratori, ha creato un danno enorme all’immagine dell’Italia nel mondo.

 

Nella foto di apertura Giuseppe Mussari e, a destra, Mario Draghi. Sullo sfondo la sede di Bankitalia.

 

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