IN TRE MINUTI

Condividi questo articolo

Grecia europea, quasi fatto

Euforia contagiosa su piani paralleli: sprizza ottimismo l’Europa dei falchi, sorride compiaciuto Tsipras e tutto sembra destinato a una gioiosa fine con tarallucci e vino o forse a coppe di champagne. Fino all’altro ieri, ma ancora ieri, le indiscrezioni sul braccio di ferro Grecia-Europa indicavano il volgere al peggio della lunghissima e laboriosa trattativa per il destino di Atene. La notte ha portato consiglio agli aspri competitori? Certamente sì, ma quale consiglio? Tsipras ha finalmente spedito al destinatario istituzionale dell’Europa una sorta di piano che il suo autore, in sintonia con il nuovo ministro dell’economia, avrebbe comunque messo in campo per tener fede all’ideologia che lo ha portato a battere moderati, socialisti e destra nell’ultima consultazione politica e nelle urne, per il referendum sì o no alle richieste della troika. In sostanza Tsipras propone un aumento dell’Iva in alcuni comparti dell’economia, la riforma delle pensioni (ghigliottina su quelle baby, esodo dal lavoro progressivamente a 67 anni e tasse maggiorate sulle sacche di ricchezza, lusso, armatori) finora risparmiate dalla scure del fisco, privatizzazioni e vari corollari. Tsipras ha ceduto al ricatto (subito il piano o fuori dall’eurozona), oppure la Merkel e Hollande fingono di essere di fronte alla resa greca in tema di rigore? Vince il leader greco, per aver logorato l’intransigenza dei “separatisti”? Forse la verità è in un terzo intreccio della questione che coinvolge le avance, per nulla gratuite, di Russia e Cina, disposte a intervenire con poderose flebo di “regali” anti-default alla Grecia, con l’evidente obiettivo di mettere piede in un’aerea europea strategica.

I potenti dell’eurozona devono aver colto il dirompente interesse dei giganti russo-cinesi a scardinare l’asse Merkel-Hollande e corrono ai ripari fingendo di credere all’impegno, molto teorico, di Tsipras. Questi ha in sospeso conti salati con il suo partito, ma anche questo presunto ostacolo potrebbe nascondere la strategia machiavellica di una finta contestazione tesa a non disilludere le sinistre interne e di sostegno esterno, per esempio Sel, M5S, minoranza del Pd, che non hanno nascosto entusiastiche sintonie con la battaglia politica di Syriza, che è al potere come unica, vera forza di sinistra del Vecchio Continente. Cosa temono le componenti forti dell’Unione europea? Che un addio imposto alla Grecia potrebbe contaminare altri membri (Spagna, Italia, Portogallo, Irlanda) profondamente scontenti per le conseguenze dell’ammucchiata che ha portato privilegi ai Paesi con un’economia solida, Germania in testa e crisi, inflazione, deprezzamento del potere, d’acquisto a quelli deboli. La verifica è a un passo.

Nella foto, la Merkel e Hollande

 

Cambiare il mondo, secondo Francesco

Doni al papa: foglie di coca, simbolicamente proposte come segno di estrema libertà di decidere della propria persona, un crocefisso reinventato dalla Bolivia per farlo coesistere con il simbolo della falce e martello e congiungere l’apostolato di Cristo in favore dei poveri ai principi di uguaglianza sociale teorizzati dal marxismo. Il mixage ideologico sottolinea la rivoluzionaria, storica novità dell’evento e attesta la sintonia con Evo Morales, presidente boliviano, in fine di un percorso di Francesco più volte alla sinistra delle pallide sinistre che abitano da qualche tempo il mondo. Bergoglio è ritenuto il più autorevole divulgatore di interventi riparatori di una società globalizzata e dominata dal liberismo del capitale, tenuto stretto nelle mani di banche e multinazionali, da segmenti dominanti del mondo che rapinano con nuove e più spietate forme di colonizzazione i Paesi poveri di ogni continente. E anche se alcuni punti di contatto tra cristianesimo e comunismo si riconoscono da sempre, il nuovo che permea il pontificato di Bergoglio pronostica il via a un nuovo e fortemente innovativo futuro del cattolicesimo alla Francesco.

Condividi questo articolo

Lascia un commento