IN TRE MINUTI – NOSTALGIA CANAGLIA E…

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Nostalgia canaglia

Qua e là brutti i segnali di nostalgia per fascismo e nazismo e non è consentito sottovalutarli, per non ripetere il tragico errore dell’Italia al tempo dell’esordio di Mussolini. Specialmente dovrebbe preoccupare il destrismo esasperato della Lega che Salvini sostiene apertamente, alleato con la destra reazionaria dell’antieuropea Le Pen, di Forza Nuova e di Casa Pound, gente che espone impunemente manifesti con la faccia di Mussolini e che si esibisce in piazza con il braccio proteso in alto, a mano aperta. In pochi giorni si sono succeduti un paio di episodi significativi del revancismo pericoloso, nostalgico, del ventennio. A Venezia il neo sindaco di destra Brugnaro “ordina” che siano ritirati dalla scuole di Venezia libri che in via diretta o indiretta affrontano con libertà laica il tema della famiglia tradizionale, indicato dai cattolici integralisti come unico riferimento della società. In provincia di Venezia, siamo sempre nel Veneto leghista, un commerciante espone e vende magneti e accendini con l’immagine di Hitler, pubblicizzati con lo slogan “gli accendini dei nostalgici”. Il peggio è in una dichiarazione del commerciante: afferma che sono richiestissimi dai turisti tedeschi. Alla Germania non è dunque bastata la sciagura del nazismo? Meno male, l’area del razzismo e di rigurgiti di destra non coinvolge l’intero Nord del Paese. C’è parte dell’Italia che si esprime con lodevole tolleranza e ospitalità. Parma, per esempio, dove alcune famiglie accoglieranno nelle loro case nuclei di rifugiati, emigrati per sottrarsi alle violenze di guerre spietate, a persecuzioni e violazioni dei diritti umani. A Parma è sindaco Pizzarotti, Cinquestelle. Il progetto affianca iniziative adottate dal comune di Torino (sindaco il democratico Fassino). L’iniziativa, inutile sottolinearlo, è la risposta democratica al clima ostile nei confronti degli immigrati. Il progetto tende a favorire il loro ambientamento, l’integrazione e un futuro di indipendenza.

Nella foto un raduno di Casa Pound

 

Turisti, ma non per caso

Ad Atene, in previsione del successo dei “no” al complicato quesito del referendum, esponenti di Sel, del movimento Cinquestelle e della minoranza Pd, si sono dati convegno per un bagno di visibilità, nella speranza di utilizzare il voto dei greci contro le grinfie della “troika” per dare una spallata al governo Renzi, che assiste al braccio di ferro Tsipras-Merkel nello scomodo ruolo di mediatore. C’era anche Fassina ad Atene ed ha ufficializzato il proposito, come definirlo, ambizioso?,   di allungare la prolifica, ridondante lista dei partiti che animano la vita politica italiana. I possibili alleati: Sel, i seguaci (pochi) di Civati, i dissidenti del Pd (Epifani, la Bindi?, Chiti, forse Landini). I precedenti di scissioni nella sinistra storica non hanno avuto molta fortuna (Psiup e affini) e sistematicamente l’hanno indebolita, a vantaggio della Dc e della destra. Non è mancato un riferimento di Fassina alla nuova “Unità”. Espressa “solidarietà” (per cosa se il giornale ha ripreso le pubblicazioni?) ha trovato il modo per criticare il giornale e ha chiesto che si cancelli dalla testata il riferimento al quotidiano fondato da Gramsci. La censura riguarda il titolo del giornale “Tasche vuote, arsenali pieni”, aspramente contestato perché “cinico”.

 

L’addio del “falco”

Si è dimesso il “falco” del governo greco, in nome di un significativo realismo politico, all’indomani del successo del “no” per cui si è battuto con tutto il peso del ruolo di economista, protagonista delle trattative con Bruxelles. Yanis Varoufakis ha lasciato con un “no more” di un twitter e ha spiegato il gesto con l’obiettivo di agevolare il futuro prossimo della trattativa con i creditori, definiti criminali. Il gesto faciliterà l’arduo compito del presidente Tsipras di far leva sulla disponibilità europea a salvare la Grecia dal default? La prima verifica è fissata per domani pomeriggio, con la convocazione di tutti i leader dell’eurogruppo.

 

 

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