De Luca al test di governatore

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E’ il momento della curiosità interessata per chi ha osservato con distacco la battaglia politica anti De Luca e l’altra, legale, intrapresa dai legali del neo presidente della Regione Campania per annullare la sospensione dalla carica decisa in obbedienza alla discussa legge Saverino. Il tribunale civile, investito della questione, accoglie il ricorso e annulla il provvedimento. Forza Italia contesta, dubitando sull’equità di atteggiamento della magistratura nei confronti di Berlusconi. De Luca esulta, legittimato a governare la complessa macchina regionale e promette tempi rapidi per la nomina dei componenti della giunta. Mette così a tacere le protesta per la vacanza dell’esecutivo in un momento caldo della Campania e sana il vulnus con il Pd, altalenante tra sostenitori e detrattori.

C’è una prima, urgente risposta da fornire all’incognita sulle sue qualità di governatore con un passato di buon sindaco, testimone il livello di eccellenza riconosciuto a Salerno anche dagli avversari politici, ma estraneo al livello regionale di cui Napoli è fulcro centrale per la sua dimensione territoriale e geopolitica. Delusi i grillini: il Tribunale Amministrativo Regionale ha respinto il ricorso contro l’eleggibilità di De Luca. Rimane sullo sfondo la legittimità costituzionale della legge Severino che discrimina tra politici nazionali, esenti dalla sospensione per condanne ed eletti nelle istituzioni locali.  Tra le prime dichiarazioni d’intenti del neopresidente anche l’obiettivo di escludere dalla vita pubblica ladri e tangentisti.

Una violenta arringa da pubblico ministero è firmata da Luisella Costamagna sul Fatto Quotidiano. Definisce scandalosa la scelta del Pd di candidare De Luca, condannato in primo grado per abuso d’ufficio e imputato per concussione e truffa, ma ignora il risvolto anticostituzionale della legge Severino che, annullando la sospensione, ha legittimato De Magistris a indossare la fascia di sindaco di Napoli. Nell’articolo del Fatto Quotidiano la Costamagna bolla come vergognosa la querela di De Luca nei confronti di Rosy Bindi, che due giorni prima del voto aveva reso pubblici i nomi degli impresentabili, compreso il candidato del Pd. Di solito ben informata, la giornalista d’assalto trascura la finalità della presidente della Commissione Antimafia che, schierata apertamente contro la maggioranza del Pd, alla vigilia delle elezioni regionali ha discreditato De Luca per colpire Renzi che lo ha candidato.

Quale sia l’offesa alle istituzioni nella reazione di De Luca è uno dei tanti nodi da sciogliere che mettono in crisi i democratici sul fronte maggioranza-minoranza. Era opportuno candidare De Luca? Le ombre sulle liste che lo hanno appoggiato (De Mita, personaggi della destra) testimoniano la progressiva perdita di coerenza dei democratici con i principi fondanti della sinistra e spiegano in parte la perdita di consensi del Pd e di Renzi. L’altra faccia della medaglia è purtroppo la crescita di Salvini, cioè del razzismo, di una destra omofoba e forcaiola nei confronti degli immigrati e di una vocazione antieuropea che complica il completamento della piena unificazione della Comunità.

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