SALERNO-REGGIO. SLALOM TRA PROMESSE, TEMPI ETERNI, SPERPERI E MAFIE

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Esodi vacanzieri al via. E una delle arterie più battute – e maledette – sarà al solito la Salerno Reggio Calabria, tra code, file, cambi di percorso come neanche nel far west. “Ma il premier Renzi assicura: “entro il 2016 sarà completata”. E ci mette la faccia, a cominciare dal tratto strategico Laino Borgo-Campotenese. A quanto pare, però, c’è ancora un buco nero lungo una quarantina di chilometri, che restano ancora senza corsia d’emergenza: cosa che ci mette al bando dagli standard europei.

Alcuni primati, comunque, la Salerno-Reggio li ha sicuramente battuti: e perciò merita di entrare nel Guinness tra le star assolute del settore.

Partiamo dai tempi. Eterni. E ancora infiniti. A posare la prima pietra fu addirittura uno dei padri della Dc, Amintore Fanfani, che da primo ministro nel 1962 tagliò il fatidico nastro e solennemente promise: “in due anni completeremo la grande via del lavoro e del traffico tra il settentrione e il meridione d’Italia”. I lavori, in realtà, terminarono 12 anni dopo, nel ’74. Ma “per modo di dire” perchè mancava un pezzo-base, la corsia d’emergenza appunto. Le cronache, ad ogni buon conto, retrodatano il tutto addirittura al ’29, l’anno choc di Wall street, in cui all’ombra del Vesuvio partivano i lavori per la Napoli-Pompei, ossia il primo tratto vesuviano che porta alla famigerata Salerno-Reggio.

Passiamo ai costi. Incalcolabili. Come succede per l’Alta velocità che però, almeno, è partita a inizio anni ’90.

La spesa media a chilometro, secondo i tecnici, è di circa 20 milioni. Sovrastimata, ha sempre assicurato lo strapagato super manager Anas Pietro Ciucci, che solo un paio di mesi fa ha tolto il disturbo (ma continuerà a beccare appannaggi milionari). Assolutamente per difetto, secondo chi ben conosce il variegato mondo dei lavori pubblici, di varianti e “compagnia bella” (questo il leit motiv degli acchiappappalti del dopo terremoto ’80).

E soprattutto sa quanto pesi il costo mafioso, che va ad ingrossare il già mastodontico appalto.

Le cifre ufficiali parlano di un 3 per cento di costo mafioso aggiunto. Esentasse. Ma chi conosce da anni la vita di cantieri e subappalti parla di almeno il 10 per cento. “Già con il dopo terremoto e le tante infrastrutture realizzate – viene spiegato – si andava intorno al 20 per cento almeno, tra movimento terra, calcestruzzo e subappalti, ossia i piatti forti delle holding malavitose. C’è da pensare che con gli anni le ‘spese’ siano ulteriormente lievitate…”.

E che le mafie abbiano fatto della Salerno-Reggio Calabria un territorio tutto loro, su cui dettar leggi e prezzi, sono le indagini giudiziarie a dimostrarlo. Secondo un magistrato per anni in prima linea in Calabria, come Vincenzo Macrì, “la cosca Piromalli tracciò la variante del raccordo di Gioia Tauro e l’Anas rinunciò al suo tracciato: l’altro era migliore”. Sembra il copione delle bretella “elastica” di Sant’Antimo, nell’hinterland napoletano del post sisma, il cui tracciato venne trovato nelle tasche – siamo a metà anni ’80 – di un affiliato del clan Zagaria, allora agli esordi poi sempre più egemone sul versante miliardario degli appalti pubblici. O il copione, sempre anni ’80, dei lavori per la terza corsia Napoli-Roma, regolarmente subappalti dai colossi pubblici come Italstrade e dalle regine del mattone partenopeo alle emergenti ditte dei casalesi.

Del resto, parla con estrema chiarezza una sentenza certificata dalla Cassazione di un paio di anni fa, in cui vengono passati ai raggi x chilometro per chilometro, lotto per lotto i fortunati subappalti targati Salerno-Reggio Calabria. Tutti capillarmente controllati dalle imprese di camorra lungo i circa 170 chilometri campani; fifty fifty quelli in Basilicata; mentre strettamente sotto il vigile sguardo delle ‘ndrine i rimanenti 300 chilometri lungo la dorsale calabrese.

“Non si muove foglia che ‘ndrina non voglia”, ha scritto tre anni fa la Voce in un articolo querelato da un’impresa che si è aggiudicata non pochi appalti nell’area e che si è sentita offesa nell’onore (a questo punto, capiamo di quale onore si tratti). Siamo stati rinviati a giudizio per questa frase. Giustizia di Casa Nostra…

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