In tre minuti – Furbizia greca e…

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Furbizia greca

Il disastro europeo, forse mondiale, che comporterebbe la perdita di un tassello del mosaico comunitario, è il presupposto condiviso da economisti e politici di varia estrazione culturale, con l’eccezione, poco influente, di esponenti della destra ed ultra nazionalisti, probabilmente inconsapevoli delle conseguenze di un default greco, italiano, spagnolo, cioè dei Paesi più esposti a rischio di espulsione dagli stati uniti del “vecchio continente”.

In preallarme, perché più volte ritenuta prossima all’addio della Comunità, la Grecia ha finora dribblato l’evento con furbizia di antico sapore ellenico. Ogni volta che si è paventata la sua caduta libera nel mare in tempesta di un’economia al verde, i grandi titolari dell’autorevolezza finanziaria europea hanno preso tempo e richiesto a Tsipras approfondimenti delle proposte per far fronte al debito miliardario con l’Europa, hanno posposto ogni decisione a continue verifiche del cauto ottimismo per il rispetto degli impegni greci.

Tsipras ha molti problemi interni e non è detto che riesca a risolverli, ma nel gioco di fino con l’Europa ha carte vincenti. Lascia che la corda dell’impari confronto con Bruxelles si tenda al massimo, ma evita che si spezzi a un niente dal crac, e sa bene che l’Europa non la tirerà più di tanto per non immergersi in un mare di conseguenze disastrose. E così, quando sembra che lo spazio per trattare sia esaurito, si concede a Tsipras altro tempo per presunti di aggiustamenti alle proposte per onorare il debito e una corroborante iniezione finanziaria che permette di mantenere aperte le banche nonostante la corsa agli sportelli, che in una giornata sono stati prosciugati di un miliardo di euro (di sette nell’ultima settimana). Ma il premier greco se la deve vedere con l’opposizione, per nulla tenera, di Syriza, il suo partito, che contesta eccessive concessioni ai creditori. Insomma la partita è aperta, ma è bastato un sentore di ottimismo sulla conclusione della trattativa in corso a Bruxellles per spedire in su il gradimento delle borse, tutte in positivo, specialmente quella greca.

 

 

Portace n’antro vino che noi se lo bevemo…

Forse in sintonia con il tema dell’Expo e della fame nel mondo, sembra che la festa dell’Unità di Roma (negli anni ottanta un milione di presenze negli spazi della Mostra d’Oltremare, a Napoli, e dibattiti, iniziative politiche, febbre del tesseramento, folla oceanica per il discorso finale di Berlinguer) sia un appuntamento gastronomico o poco più. Lo giudica così il popolo dem, che lo frequenta deluso, e c’è chi si spinge a suggerire il ricorso all’olio di ricino (ma non era un mezzo del fascismo per usare violenza ai dissidenti?) per depurare il partito dei troppi democratici coinvolti nel caos cosmico della corruzione.

La gente della festa ha però un obiettivo politico, quello di difendere il sindaco Marino, ritenuto non solo estraneo a “Mafia Capitale”, ma portacolori della lotta al malaffare.

 

Nella foto Tsipras e la Merkel

 

 

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