In tre minuti – Ruspe verdi e…

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Ruspe “verdi” per rom e Renzi

Che Napoli sia città di multiforme ingegno, disposta a cavalcare il puledro vincente, non è scoperta di oggi e ne trae vantaggio, per il momento in minimi termini, il progetto espansionista della Lega (molti, del Sud, dimenticano che al nome del partito destrorso è allegato un esplicito e separatista “Nord”) che con la leva della paura, dell’omofobia e del razzismo, prova a coagulare la rabbia emotiva degli italiani in scarsa confidenza con i principi fondamentali della democrazia. Un centinaio di napoletani hanno partecipato rumorosamente al raduno leghista di Pontida, accolti senza problemi dal popolo di Salvini, lo stesso che per definizione ha disprezzato e insultato i meridionali e auspicato una biforcazione latitudinale per fratturare l’Italia in due tronconi; lo stesso delle becere tifoserie che negli stadi espongono striscioni inneggianti alla forza distruttrice del Vesuvio; lo stesso che per bocca del suo capopopolo incita a bruciare vivi gli immigrati, a gettarli a mare, nudi, a usare le ruspe per demolire gli insediamenti rom e perché no, per liberarsi di Renzi. Salvini, citato un giorno sì e l’altro pure per l’uso di un linguaggio da trivio, promette di abolire dal suo già limitato vocabolario l’espressione amata “vaffanculo” e manifesta pentimenti tardivi con l’intento di procurarsi una verginità istituzionale finora sconosciuta. Sembra anche che se ne freghi del consenso elettorale dei cattolici, unico politico a contestare papa Francesco per i suoi ammonimenti al dovere di accoglienza dei migranti e che sia più interessato a pescare nel calderone del razzismo e della destra neofascista. A infastidire Salvini l’incontro di Bergoglio con i rom e la stoccata alla priorità di occuparsi di lavoratori esondati. Umberto Bossi, ammaccato leader storico della Lega, contesta il progetto Salvini di raccogliere voti ovunque e nega l’idea di partito nazionale, convinto che esista solo l’obiettivo di una partito nazionale, ma nei confini della Padania.
Al raduno nordista non potevano mancare l’elegante contributo del raffinato Calderoli, i suoi rozzi epitaffi. L’ultimo è dedicato alla presidente della Camera Laura Boldrini: “Per lei c’è un cammello per portarla in Libia” ha detto con squisita delicatezza questo padano buono per tutte le stagioni, cioè per Bossi come per Salvini.

 

Se prima eravamo in…

Diciamo la verità, si avvertiva il bisogno di una nuova spina nel fianco della sinistra e il rampante Civati, Peppe per gli amici, ha provveduto a colmare il deficit di opposizione al Pd. E’ nato “Possibile”, che prova a dialogare con Sel, con qualche esule grillino e con il sinistrismo sindacale di Landini. Obiettivo? “Lotta dura a Renzi”, ha dichiarato l’ex dem a circa duemila convenuti, compresi alcuni militanti legati a Vendola. Non si è fatto desiderare Fassina, rabbioso dissidente del Pd (che non si capisce che ci stia ancora a fare nel partito che denigra con sistematica continuità) e Civati si è autoesaltato definendo il nuovo nato una realtà tanto consistente da far tremare i polsi a Renzi. Di sicuro, “Possibile” è per ora una mina vagante nel mare in subbuglio del Pd. Che poi Civati sia propedeutico al futuro di una formazione politica restituita alla condizione primordiale di partito di sinistra, è teoria da verificare nel tempo, per capire se esiste un’alternativa convincente alla deleteria democratizzazione renziana del Pd.

Nella foto, Civati

 

 

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