IN TRE MINUTI – MIRACOLI E…

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“Miracolo”

La scuola di Palo Alto, la più avanzata del mondo nella ricerca sui “misteri” del cervello, individua in un grave deficit delle difese immunitarie una componente essenziale dell’instaurarsi dei tumori e conferma che non sono rari i casi di remissione spontanea della malattia del secolo, giudicata “miracolosa” dalla medicina ufficiale per non avere spiegazioni convincenti nel motivarla scientificamente. Fa notizia la guarigione di un uomo al quale era stato diagnosticato un tumore al fegato non operabile secondo la diagnosi di due strutture ospedaliere. Antonio Cataldi racconta di essersi recato in pellegrinaggio a Padova sulla tomba di Sant’Antonio e di aver chiesto la grazia della guarigione, ottenuta come confermano le valutazioni mediche. Ancora una volta la medicina accademica di scuola occidentale nega il potere della suggestione (in questo caso il misticismo della fede in un santo) che agisce riattivando il sistema immunitario e il contrasto all’insulto del tumore dell’emisfero celebrale destro, normalmente non attivo in persone di cultura occidentale che privilegiano il sinistro, sede della razionalità.

 

 

Cose di sinistra

Che la sinistra storica sia al capolinea del viale del tramonto, imboccato ormai da tempo, è dimostrato da un coacervo di fattori. Non è secondaria la scelta di Renzi, ex democristiano, di allearsi con gli ultra moderati dell’Ncd, di inserire nell’esecutivo uomini e donne di estrazione politica democristiana, di aver emarginato le componenti di sinistra del Pd e di cercare maggiore contiguità con il mondo dell’impresa piuttosto che con quello dei lavoratori e dei sindacati che li rappresentano. Un ulteriore, inequivocabile segnale è la tormentata vicenda della lunga sosta (un anno) nella pubblicazione del quotidiano di partito, mal amministrato e inevitabilmente destinato all’agonia da cui sembra risuscitare con l’annuncio della ricomparsa nelle edicole del prossimo trenta giugno. Certo, è morto e sepolto il tempo della vendita porta a porta del giornale comunista, quando i militanti svolgevano con spirito di corpo il compito di strilloni e di distributori capillari. Ora si tratta di scoprire se la linea politica dell’Unità sarà appiattita sul renzismo dell’autoritaria segreteria o sarà voce libera per provare a recuperare la vocazione di sinistra, seppure nelle varianti intervenute sul terreno dell’ideologia e delle strategie. La nomina a direttore di Frulletti, molto vicino a Renzi, farebbe propendere per la prima ipotesi e non è detto che sia un buon presupposto di successo della testata che rinasce.

 

 

L’America di Hillary

A dire cose di sinistra, in un Paese come gli Stati Uniti, da sempre distanti da posizioni di spinto equalitarismo sociale, è la signora Clinton che al via della campagna elettorale per la successione a Obama alla Casa Bianca ha esordito con dichiarazioni esplicite, per molti osservatori sorprendenti, sull’ingiustizia di privilegi riservati a pochi che abitano il modo dorato della ricchezza. Altre affermazioni, di taglio fortemente progressista, le ha riservate all’immigrazione e all’ipotesi di una riforma che impedisca l’espulsione di milioni di persone, alla fine delle discriminanti nei confronti degli omosessuali, al pieno riconoscimento dei diritti delle donne. Il primo comizio di Hillary per il partito democratico è sembrato procedere nel solco tracciato da Obama e delle riforme ispirate alla giustizia sociale, a un welfare di sinistra, per quello che consente un Paese con forti presenze di lobby conservatrici ostili a ogni innovazione che leda i propri interessi e, per esempio, quelli dell’industria bellica contestata dalla Clinton che ha rivendicato per l’America un ruolo chiave per la pace nel mondo. L’entusiasmo di chi ha seguito il suo discorso potrebbe essere un buon viatico per la difficile corsa alla presidenza che in caso di successo vedrebbe per la prima volta insediarsi nella Casa Bianca una donna. (nella foto Hillary Clinton)
 

Il lavoro che non c’è

Succede in Cina. I genitori di quattro bambini si allontanano dal villaggio dove vivono per cercare lavoro in città. I figli, abbandonati a se stessi, diventano vittime della disperazione da solitudine e protagonisti della tragedia di un suicidio collettivo, ingerendo dosi mortali di un pesticida. Il dramma è nella frase laconica scritta dal maggiore dei figli che definisce il gesto la soluzione come inevitabile conclusione di un’ultima giornata senza speranza. In Italia meglio non tirare le somme del drammatico bilancio di persone che si sono date la morte come conseguenza della crisi che ha provocato la chiusura di grandi e piccole imprese, la condizione disperata di chi ha perso il lavoro, la sofferenza per attività di una vita rese impossibili, spesso schiacciate dal peso di insopportabili oneri fiscali. Espulse dal mercato del lavoro due donne, madre e figlia, hanno deciso a Rimini di farla finita spiegando in un biglietto di non poter più vivere senza il sostentamento di un’occupazione. Delle due donne, originarie di un Paese dell’ex Unione Sovietica, la figlia è morta per dosi mortali di farmaci, la madre è stata salvata ed è in gravi condizioni.

 

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