UNIPOL ALL’ASSALTO DEGLI ALBERGHI. E I FURBETTI NON STANNO A GUARDARE

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Mentre tartassati, pensionati, precari a vita e senzalavoro piangono, furbetti e furboni se la ridono. E ingrassano. Succede nel settore alberghiero, nel dorato mondo dei quattro e cinque stelle che “tirano”. E, guarda caso, i protagonisti sono proprio loro: l’ormai colosso senza confini Unipol e gli immobiliaristi Danilo Coppola e Giuseppe Statuto, anni fa alle prese con la scalata Bnl-Corsera. Storie tutte da raccontare, nel Belpaese di mafie, corruzioni e giustizia fai da te. Procediamo con ordine e vediamo i protagonisti in campo, mega affare per mega affare.

Partiamo da Unipol, trent’anni fa piccola compagnia di bandiera (rossa) in uno degli avamposti del capitalismo, le assicurazioni, tutta sinistra e Lega (delle cooperative). Cresce con gli anni, fino a tentare la scalata con la benedizione dei vertici Pd, il famoso “ci facciamo la banca” di fassiniana memoria. Compagni di merende, per l’occasione, i furbetti del quartierino, la Ricucci band con a bordo i Coppola e gli Statuto. Esplode l’inchiesta giudiziaria che – al solito – finirà in flop: con una corte d’appello di Milano che assolve tutti gli imputati per il caso Unipol-Bnl a dicembre 2013 (tra gli altri imputati eccellenti anche il super mattonaro romano Francesco Gaetano Caltagirone).

Non c’era bisogno, evidentemente, per i compagni di “farsi una banca”, visto che c’era già un Monte dei Paschi sempre più “a disposizione” e sempre più in rosso, con un maxi buco che crescerà negli anni, regolarmente ripianato dalla Stato (sic), e con un’inchiesta giudiziaria che – al solito – produce il classico topolino e con un giallo nel giallo: l’incredibile “suicidio” (ricordate il caso Pinelli dopo piazza Fontana?) di Davide Rossi, responsabile delle comunicazioni Mps, che vola già dalla sede di Siena, proprio prima della verbalizzazione davanti ai pm. E’ successo qualcosa? Fino ad oggi niente.

E d’altro canto Unipol aveva già in serbo un altro colpo da novanta, ovvero il boccone SAI, una delle compagnie assicurative più in vista, il gioiello di casa Ligresti. Un nome sempre al centro di mille intrighi, quello del finanziere siciliano Salvatore Ligresti, storicamente vicino all’ex cavaliere Silvio Berlusconi. Ma per la compagna-compagnia Unipol va bene: cotto, mangiato e digerito. E poi: se un ministro degli Interni, come lady Anna Maria Cancellieri nell’esecutivo Monti, trova il tempo di perorare la causa di una rampolla di casa Ligresti nei guai giudiziari, che male c’è?

No problem, anche per i vertici coop. Anzi, è tutto grasso che cola. E il credo-coop verrà premiato qualche anno più tardi, con la scalata del presidente di Legacoop Giuliano Poletti ai vertici ministeriali del governo Renzi, Lavoro e Politiche sociali. Cin cin. E oggi brinda, Unipol, per la sua scalata nella hit dei cinque stelle. Ecco, per sommi capi, l’inarrestabile ascesa dei “compagni” assicuratori.

Il gruppo guidato da Carlo Cimbri fa il suo ingresso nell’alberghiero proprio tramite l’operazione Sai, che ha portato all’incorporazione di Atahotels, una delle sigle dell’arcipelago Ligresti, con parecchi debiti sul groppone (ma pur sempre una ventina di “stelle” dell’ospitalità al seguito). Ma è freschissimo il secondo colpo: l’aggiudicazione di Unahotels, altra società con un passato non poco burrascoso ma pur sempre una cospicua dote, la bellezza di 30 alberghi. E’ una storia nella storia, l’affare Unahotels. La sigla, infatti, fa capo ad una controllata – Fenice holding – del gruppo fiorentino BTP, ossia Baldassimi-Tognozzi-Pontello in crac dopo lo scandalo dei mega appalti della Cricca finiti sotto i riflettori della Procura di Firenze. La Voce si è occupata più volte della vicenda BTP perchè uno degli appalti più ghiotti è quello del Tram veloce di Firenze, fiore all’occhiello della giunta Renzi, commessa stramilionaria che ha rallentato la sua corsa proprio per il crac BTP. Che poi passa al gruppo romano-partenopeo Impresa spa: ari-crac, e poi terzo passaggio, ad un’impresa finita nel vortice dell’inchiesta sul Mose di Venezia, Fincosit Grandi Lavori.

Torniamo a bomba. Unipol fiuta l’affare, partecipa alla gara per acquisire Unahotels, vince l’agguerrita concorrenza di big del settore come Starwood-Melia, Accor, Nh Hotels, Alpitour mettendo sul piatto la bellezza di 200 milioni di euro. Ma c’è forse un altro elemento che ha contato non poco: Unipol Banca, infatti, è anche creditrice di Fenice-BTP, in compagnia di Unicredit e, udite udite, di Monte dei Paschi. “Un doppio ruolo – viene notato in ambienti finanziari – quello di creditore da non poco e di possibile acquirente. Un elemento che ha forse fatto pendere da quel lato la bilancia”.

Una bilancia che ora colloca il neo maxi gruppo ATA-UNA al secondo posto nella classifica nazionale delle catene alberghiere nel nostro Paese, alle spalle del super colosso Best Western: un rapporto di 1 a 3, per la precisione i 162 hotel che fanno capo a quest’ultima, contro i freschi 53 della star di casa Unipol. Segue a ruota NH Hotels (il grande sconfitto nell’ultima tenzone) con 50, molto distanziate le altre sigle che compongono l’arcipelago della ricettività italiana: Mercure e Blu Hotels con 25 a testa, poi un drappello di 4 (Apogia Hotels Group, Orovacanze, Starhotels e Chincherina H.G. con 20 ciascuno). Un po’ diversa la hit “per numero di camere”: sempre in testa Best Western con quasi 12 mila, segue Ata-Una con 8.500 circa, NH con 8.000, fra le 3.500 e le 2.500 le altre star (Sheraton, Starhotels, Bluserena, Blu Hotels, Orovacanze, Aeroviaggi).

Ma le prospettive per casa Unipol – a quanto pare – sono ancora più rosee. Soprattutto se vanno in porto altre due operazioni. E la prima si gioca anche in questi giorni.

Sentiamo cosa racconta un operatore del settore. “L’appetito, si sa, vien mangiando. E adesso Unipol vuol fare le cose in grande, puntando a diventare il leader nazionale della ricettività. Come fare? Trovare la sponda dello Stato, reperendo una grande, ulteriore liquidità. E poi premendo con decisione l’acceleratore sul franchising”.

Vediamo più in dettaglio di cosa si tratta. Le fiches di Unipol puntano allo scrigno della Cassa Depositi e Prestiti, il forziere che può ancora gestire enormi flussi di danaro pubblico. Uno dei temi bollenti, proprio in queste ore, per l’esecutivo Renzi è la nomina di alcuni strategici vertici di enti parastatali: in primis proprio la Cassa depositi e prestiti. I cui top manager, in realtà, non sono “scaduti”: ma a quanto pare c’è fretta. Al presidente Franco Bassanini (pd, anni fa ministro della funzione pubblica) dovrebbe subentrare un uomo dei “poteri forti”, Claudio Costamagna, una lunga carriera ai vertici della super banca d’affari Goldman Sachs, oggi al timone di un colosso del mattone, il gruppo Salini-Impregilo. Per la poltrona di amministratore delegato in pole position c’è Fabio Gallia, ora uomo di punta del colosso del credito Bnl-Bnp Paribas. A cosa punta Unipol? Danari freschi dalla Cassa di stato, una partecipazione – secondo fonti attendibili – di stile tailandese. Ecco cosa viene spiegato: “E’ un po’ come la storia del Milan del dopo Berlusconi, arriva il magnate dall’Oriente che investe un mare di soldi per la minoranza del capitale. Perchè lo fa se lascia in mano la gestione a chi c’è già? Ma l’operazione prevista per Unipol è molto complessa, dovrebbe andare in porto entro un anno, quando il management immobiliare della compagnia dovrebbe aver sistemato i conti e andare a pareggio, condizione prevista per una partecipazione pubblica all’investimento”. Alla quale dovrà dare il suo placet l’uomo che controlla il “Fondo Strategico” (appunto) della Cassa, Maurizio Tamagnini: un “Fondo” che tra le sue più fresche ‘mission’ ha previsto proprio “il rilancio del settore turistico in Italia”. Cin cin.

In soldoni. Unipol ha parecchi mesi davanti per digerire i 4 e 5 stelle (non i grillini) appena inglobati, mettere i conti “a posto”, preparare un bel “bilancio aggregato”, e poi passare a riscuotere il maxi assegno che rappresenta il 40 per cento del fatturato Ata-Una. Una “manovra” che consentirà l’appaiamento con il colosso Best Western. Da superare poi in velocità se prende piede la già prevista operazione bis, ossia il franchising.

Commentano alcuni sindacalisti: “l’operazione Ata-Una lascia basiti, se solo si pensa che all’indomani della fusione tra Fondiaria e Unipol l’amministratore delegato della compagnia aveva detto che avrebbe ‘abbandonato le avventure di Ligresti’. Compresa Atahotels. Cimbri era stato chiaro: ‘Non è core. Tutto si compra e si vende’. E così anche i dipendenti, per i quali non ha voluto far ricorso agli ammortizzatori sociali: nemmeno la più capitalista delle aziende si comporta così”.

E’ ora la volta dei due furbetti del quartierino, Danilo Coppola e Giuseppe Statuto. Il primo sta trattando con il gruppo Prelios (al timone l’ex manager pubblico Massimo Caputi, storico amico di ‘o Ministro Paolo Cirino Pomicino) la supervendita (circa 300 milioni di euro) dell’area milanese di Porta Vittoria. In compenso, Coppola si vuol regalare uno degli alberghi storici di Roma, l’Hotel Cicerone. Una operazione complessa, che passa attraverso Banco Popolare e Italease, che nel frattempo si sono fuse. Anche stavolta c’è un buco, una settantina di milioni di euro, iscritto nel bilancio Italease.

Ma il bilancio Italease porta ad un’altra sorpresa e – incredibile ma vero – proprio a Statuto, il re del mattone volato dall’hinterland casertano, via Roma e Milano, sulle piazze finanziarie internazionali, soprattutto a bordo della Statuto Lux Holding srl. Ecco cosa viene notato nello stesso bilancio: “Dopo la complessa ristrutturazione del debito del 2010 e il progressivo derisking degli anni seguenti, l’esposizione complessiva del sub-gruppo Banca Italease al 31 dicembre 2014 verso il gruppo Statuto ammonta in complessivo a 594,1 milioni. La posizione permane classificata a incaglio”. Viene poi spiegato, che “la definizione di incaglio sulla cifra globale è dovuta a un ritardo di pagamento da parte di clienti terzi dati a garanzia del debito”. In questo clima, Statuto ha ricevuto ulteriore ‘credito’: è infatti di fine 2014 un’altra linea da ben 120 milioni di euro, aperta dalla generosa Banca Popolare di Milano.

Ed è con tale carburane che l’ubiquo Statuto può tenere adesso tenere a battesimo il primo “Mandarin Oriental Hotel” nel cuore di Milano. E’ la terza gemma all’ombra della Madunina, dopo il “Four Season” e il “W”. Per gli innamorati, poi, c’è la mitica cornice del Danieli, tra le gondole veneziane; e non può certo mancare la capitale, all’appello, con un 5 stelle pronto per il varo in via San Basilio. “E’ un modello misto quello di Statuto – spiegano alcuni esperti del settore – perchè ha sia alberghi di proprietà, come ad esempio il Danieli, che in gestione. Tra i suoi obiettivi c’è quello di andare presto in Borsa a bordo di una Siiq, ossia una società di investimenti immobiliari quotata, alla quale facciano capo tutti i 4 e 5 stelle oggi in orbita Statuto Lux Holding”.

E il capo dei furbetti di allora, l’odontotecnico di Zagarolo Stefano Ricucci? Ha trasferito il suo quartier generale a Londra: sia per l’inconfondibile stile british che l’ha sempre contraddistinto, sia perchè da sempre innamorato – oltre che di Anna Falchi negli anni ruggenti – anche dei Trust. E’ così che “The Stefano Ricucci Trust”, già un tantino autoreferenziale, si trasforma nel reale “The Emperor Trust” che ha nel suo scrigno la piccola ma dinamicissima Lekythos, un sapore di mari ellenici. Nata per occuparsi di autonoleggio, Lekythos, ha poi ampliato la sua sfera a “acquisto, vendita, permuta, locazione, gestione e amministrazione di beni immobili come attività principale”. E’ in vista un comodo leasing di Buckingham Palace (royal family compresa nel prezzo) o l’acquisto del Victoria Hotel? Staremo a vedere.

 

nel fotomontaggio di apertura, Carlo Cimbri e, a sinistra, Salvatore Ligresti.

 

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