MILIONI DEI CASALESI A SAN MARINO. E TANTI MISTERI…

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Quasi 2 milioni di euro riciclati dai Casalesi a San Marino. La traccia di danari lavati dai colletti bianchi della camorra in un paradiso fiscale, già balzato agli onori delle cronache, anni fa, per il comodo parcheggio di mazzette provenienti da un maxi scandalo, quello di Telekom Serbia.

Le news sono dei primi di giugno. Leggiamo un report da “L’Informazione di San Marino”, firmato da Antonio Fabbri. “Indagate cinque persone e una società, tra cui il legale partenopeo già condannato a 11 anni per associazione mafiosa e a un anno per le minacce a Roberto Saviano. Riciclaggio da 1,8 milioni di euro dei casalesi. Operazione di polizia giudiziaria presso l’ufficio di un avvocato e notaio sammarinese. Per l’accusa – continua la nota di Fabbri – i soldi della camorra sono finiti sul Titano tramite operazioni messe in piedi da Michele Santonastaso, avvocato del clan Bidognetti, indagato insieme ai figli Irene, Giuseppe e Claudio, e a Teodora Iannotta, 43 anni, casertana e amministratore della società sammarinese finita sotto inchiesta”. Viene ancora spiegato che l’operazione di polizia giudiziaria è finalizzata alla “acquisizione di documentazione legata a movimentazioni di denaro che portano diritte a quello che è stato definito l’avvocato della Camorra”.

San Marino, si sa, è storicamente nel mirino di chi vuol lavare più bianco. Non lontano da quella costiera romagnola entrata subito nel mirino della camorra spa, in vena di riciclaggio. Parliamo di vent’anni e passa fa, quando proprio alla Voce – primi anni ’90 – arrivavano notizie su un forte odore di clan per appalti, allora, miliardari. Era il caso – per farne uno solo – della Fiera di Rimini, con una commessa per pulizie che faceva gola ai potenti – ed emergenti, allora – clan di Marano, i Nuvoletta. Poi, il diluvio. Una metastasi che si è man mano allargata in tutto il centro e poi nord Italia, dalle verdi colline toscane fino al laborioso Veneto. Nella più totale indifferenza dei media e – quel che più inquieta – degli inquirenti, delle forze dell’odine. Fino alle “fresche” scoperte degli ultimi anni: ohibò, le mafie hanno varcato il Garigliano!

Del resto, è solo di qualche anno fa, parliamo del 2012, una corposa ordinanza del tribunale di Bologna che passa ai raggi alcuni riciclaggi sammarinesi. Si parla di estorsioni, lavaggi, imprese apparentemente pulite – in questo caso il settore dell’abbigliamento – e di affiliati al “cosiddetto clan dei Casalesi”: fino a quel momento un perfetto sconosciuto. Il collegamento va ad alcune sigle, comode società a responsabilità limitata, servite da copertura per traffici illeciti e riciclaggi spinti.

Schermata 2015-06-08 alle 09.31.18C’è da ritenere che in alcune più recenti inchieste portate avanti dal “tribunale della repubblica di San Marino” possano far capolino anche le mafie. Per ora si parla di strani passaggi, fondi sospetti, movimentazioni da tenere sotto controllo che finiscono per dar vita ad una “banca parallela”. “Ecco un passaggio del provvedimento pronunciato “In nome di Dio e della Serenissima Repubblica di San Marino”: “gli associati acquisivano illegalmente ingenti somme di denaro che allo scopo di nasconderne l’origine criminosa, trasferivano e occultavano sul conto corrente intestato a Fondazione per la promozione economica e finanziaria sammarinese per il complessivo importo di 13.739.000 euro”. Non proprio bruscolini. E qualcuno già commenta: “Siamo alle solite, come mostra ampiamente Mafia Capitale e non solo. Enti parabenefici, di promozione sociale, fondazioni di comodo, caso mai immacolate onlus sono il facile veicolo per le operazioni più spregiudicate. Alla faccia dei danari pubblici e di chi ha veramente bisogno”.

Ma a San Marino, si sa, tutto viene presto dimenticato. Mimetizzato, nascosto al punto giusto. Che fine avrà mai fatto quella pista che da Telekom Serbia portava fino alla Finbroker e ad una presenza “eccellente”, in quegli anni, ossia l’allora braccio destro di Gianfranco Fini, il fedelissimo Italo Bocchino, oggi al corte dell’immobiliarista d’oro Alfredo Romeo ? Misteri “titanici”…

Così come un mistero resterà la reale portata dell’inchiesta dell’allora pm di Catanzaro Luigi de Magistris, che aveva individuato un coacervo di affari occulti e pericolosi, rigorosamente bipartisan, nella cosiddetta “Loggia di San Marino”. Dettagliava la Voce in un articolo di gennaio 2008: “l’inchiesta condotta dal pm di Catanzaro Luigi De Magistris prende le mosse da apparati massonici acquartierati nella Repubblica di San Marino. A tirare in ballo i confratelli è il consulente di De Magistris Pietro Sagona, ex ispettore Bankitalia”. “Per offrire un apparente schermo di legalità – scriveva Sagona – ed anche per consolidare i rapporti, di tipo massonico, tra i soggetti, venivano costituite associazioni e fondazioni, soprattutto operanti con l’estero. E’ questo il caso dell’Osservatorio del Mediterraneo, in cui si è costruito un solido legame tra Fabio Schettini e l’ex ministro Franco Frattini, attuale Commissario europeo a Bruxelles, ed in cui è confluito denaro illecito nella disponibilità del predetto Schettini (persona incaricata di raccogliere denaro per conto di Forza Italia)”.

Ce n’era anche per il centrosinistra. “Coinvolti nei traffici finanziari – scriveva la Voce – risultano due personaggi dell’entourage di Romano Prodi: il dirigente di una sigla informatica Pietro Macrì, vicepresidente Confindustria a Vibo Valentia, considerato dagli inquirenti ‘rappresentante della cd. Loggia San Marino’, e soprattutto Pietro Scarpellini, funzionario della società sammarinese Pragmata, nata da una costola di Nomisma”.

Dai camerati ai compagni, infatti, il passo non è poi così lungo. E porta sempre lì, a San Marino. E’ qui – a quanto pare – la ‘cassaforte’ del protagonista di Mafia capitale Salvatore Buzzi, il cooperatore rosso che ha fatto soldi con la pala sulle pelle dei migranti. Sono freschissime, infatti, le news su conti correnti e cassette di sicurezza aperti presso la Banca di San Marino, fin dal 2001. Una montagna di soldi movimentata sia dal compagno Buzzi che dalla moglie, Silvana Costantini.

 

Nelle foto, in apertura il palazzo del Governo a San Marino e, sotto, uno scorcio della vallata dal Monte Titano. 

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