MAFIE E CALCIO

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Bel Paese l’Italia, divisa pressoché a metà nella libido informativa che sceglie tra due eventi agli antipodi, quali sono “mafia capitale” e la partita delle partite tra i fenomeni del Barcellona e i quasi perfetti della Juve. Quando la magistratura rivelò le prime porcherie romane della criminalità organizzata, in molti pensarono al solito fenomeno odioso ma di limitate proporzioni. Scoperchiata la pentola, in cui ribolle il marcio dell’invasione totale della malavita nel tessuto della città eterna, per gli italiani onesti il risveglio è stato brusco, deprimente, per alcuni rabbioso, per altri inerte, da rassegnazione. In verità sorprende poco la capacità di coinvolgimento dei mafiosi, autori di un “sistema” che stringe patti delinquenziali con i soliti noti di una politica senza etica, protagonisti di ogni caso di corruzione e ruberie: sembra al contrario inverosimile che il Pd scopra sempre con stupore postumo le mele marce che da qualche tempo, per proprio tornaconto, sono complici dei mafiosi.

Vincenzo De Luca durante la festa alla Mostra d'Oltremare. In apertura, Sepp Blatter.

Vincenzo De Luca durante la festa alla Mostra d’Oltremare. In apertura, Sepp Blatter.

L’effetto choc di esponenti del centro sinistra indagati per truffa e reati connessi sembra tra l’altro provocare un sistematico ricorso al garantismo, nella speranza che il corso della giustizia sia lento al punto da mettere la sordina agli scandali e da favorire la prescrizione dei reati. Per altri versi è ambiguo anche l’atteggiamento dei dem nei confronti del caso De Luca. Si arrampicano sul piano inclinato dei sofismi e per esempio sull’impossibilità di sospenderlo da presidente della Campania prima che lo diventi ufficialmente. Per il momento non c’è difesa delle cooperative “rosse”, indagate per la truffa sull’assistenza ai migranti e neppure per il sottosegretario Ncd Castiglione, indagato in un’inchiesta collegata a Mafia Capitale. Cuperlo ne chiede le dimissioni, lui risponde di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia. Renzi reagisce al terremoto politico esibendo il trend finalmente (anche se modestamente) positivo dell’economia italiana e con la determinazione a non mollare, a spingere l’acceleratore per proseguire nella realizzazione del capitolo riforme. Questa volta l’assalto al forte del governo ha poco a che fare con i propositi di vendetta delle minoranze Pd: è questione intrinseca di un partito, di cui Renzi è segretario, popolato da un numero crescente di soggetti sotto inchiesta della magistratura. Come nel caso Blatter, presidente della potente Fifa costretto alle dimissioni dalla corruzione dell’organo da lui retto per diciassette anni, anche per Renzi potrebbe valere la considerazione che al massimo esponente del partito non si perdona la “disattenzione” per le pecore nere che pascolano nel proprio territorio. In questo nuovo baratro di illegalità, la saggezza e un fermo monito sono prerogativa del Presidente della Repubblica che invita ad affrontare il bubbone della corruzione con estrema severità. Il secondo evento ha come palcoscenico lo stadio di Berlino, dove Juventus e Barcellona si contendono il titolo di regina d’Europa con i rispettivi alfieri Tevez e Messi, ritenuti fenomeni del calcio mondiale. Cosa non va in questa sfida italo-spagnola? L’eccesso di rumore mediatico che alimenta il mito di uno sport largamente inquinato da interessi venali, oramai indipendenti dallo spirito sportivo che ne ha segnato la nascita e oppresso dall’ossessione del tifo estremo, dalla violenza dei cosiddetti ultras, dalla criminalità che gestisce l’illecito delle scommesse. La vendita del Milan, con un ricavo di cinquecento milioni all’imprenditore thailandese Bee Taechaubol, che ne diventa proprietario al 48 per cento ma con l’intenzione di completare l’acquisizione totale della società per un valore stimato di un miliardo,   testimonia che il calcio è sempre più magna pars di un business lontano dalla spartanità dei suoi esordi e dalle disponibilità dei club “normali”, impossibilitati a competere con le ricchezze di emirati e nababbi cinesi, sempre più proiettati verso il calcio spettacolo, da Tv a pagamento. Per capire il paradosso della massificazione informativa sulle vicende del pallone ecco le prime pagine di quotidiani e periodici sportivi che occupano titoli cubitali con la “ferale” notizia che alla sfida Barcellona-Juventus mancherà l’infortunato difensore Chiellini, come se la sua assenza fosse questione decisiva per la quotidianità delle persone, attente a ben altro e per esempio alle residue conseguenze della crisi mondiale, come povertà e disoccupazione. (foto blitz quotidiano)

 

 

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