IL VOTO SECONDO MATTEO E UNA CROCE CHIAMATA DE LUCA

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Siamo quelli della playstation, super Renzi in maniche di camicia a videogiocare con l’amico Orfini nella House of cards de noantri. Ma quale ansia da risultati, non mi vedete pacioso e rilassato? E RamboMatteo vola – mentre decollano i commenti dei media sulla “particolare” vittoria – per star vicino alle nostre truppe in Afghanistan: ma chissenefrega dei commentucoli e dei soliti calcoletti della serva, eccolo in mimetica a marciare tra i commilitoni, a parlare dell’Italia vera, petto in fuori, mascella attenta. Così fan tutti, almeno i presidenti Usa: dopo una sberla elettorale, subito al fronte.

Ma il Pd ha vinto, è il motivetto subito in onda, cantilenato dalle ugole del Giglio magico. 6 a 6 un anno fa, adesso 10 a 2: e il videogioco è servito. Pare un po’ quel game di qualche sera prima per AnnoUno, uno choccante reportage dalla Cina, dalle caserme-galere rieducative per i videodipendenti e una maxi sala infernale brulicante di giovanissimi gamer pronti a distruggersi a botte di lanciafiamme e granate.

E allora, ripartiamo dal 10 a 2, un Barcellona-Getafe dell’ultimo torneo spagnolo. Tutti sull’attenti: signorsì, oppure “certo Fabio”, come Bergomi con Caressa, “ok, capo Matteo”. E’ vero, la matematica non è un’opinione e pallottoliere alla mano anche un bimbo delle elementari sa fare quella piccola addizione. Ma passiamo alle medie, e facciamo qualche calcolo un momentino più ardito.

C’era da aspettarselo, con questa fogna a cielo aperto come “offerta elettorale”. Difficile che un minestrone così scientificamente stomachevole, melmoso, da fossa settica di una nave che fa scalo dopo tre anni, possa miracolosamente profumare di more e gelsomini. Sarà allora per questo che il primo degli eletti nella super hit, la formazione che sfonda e va in rete a raffica, il grande Partito della Nazione – quello vero – è l’Astensione: il Vaffa day è servito, al dente, ben condito, gustoso, una prelibatezza. Siamo quasi alla pari, un 53 per cento che va ancora a votare e un 47 per cento in cui prevale il disgusto, la nausea, non accetta la farsa, la solita presa per il culo. Un po’ di analisi, dentro quel 53 va comunque fatta: resiste strenuamente un voto d’opinione, radicato, motivato, sempre più marginalizzato; c’è il solito plotone dei “nasoturati” come ai tempi di mamma dc; e spadroneggia il voto di scambio, comprato, taroccato, d’appalto o favore donato, di clan, di cosca, di ‘ndrina.

E a proposito, incredibile quella lista degli “impresentabili” partorita in dirittura d’arrivo: ritardi, superficialità, incapacità, lentezze, deficienze a parte, stupisce il numero così esiguo, una listarella di 17 – poi abbassata a 16 per un miracolo dell’ultimo secondo – tanto da far pensare: ma vuoi vedere che abbiamo così tanti immacolati e perfettini in lista, un esercito di centinaia e centinaia di onesti e solo un piccolo manipolo di appena 16 satanassi? A questo punto dobbiamo ringraziare l’Antimafia per averci reso – improvvisamente – un paese perfetto, dove la percentuale di “impresentabili” – neanche farabutti o delinquenti – è risibile. Ma fateci il piacere…. Se è sotto gli occhi di tutti che la quota di candidabili per Poggioreale, San Vittore o Regina Coeli è di gran lunga maggiore! Ma cosa ci vuole – se non un minimo di capacità, ma soprattutto reale volontà politica – a setacciare subito quei nomi, appena spuntano? Perchè è certo un’utopia – nel paese di ladri, mafiosi e corrotti – sperare che i partiti al loro interno attivino strumenti di autodisciplina e autocontrollo: i carcerabili, fino a che non si volterà sul serio pagina, sono i benvenuti, perchè portano voti e tante altre cose belle.

Ma passiamo alla “sostanza”, quelle cifre, quei numeri del trionfo. Perchè, al solito, hanno vinto tutti. Vince 5 a 2 (per un totale, appunto, di 10 a 2) il Pd, fanno un botto i cinquestelle, stravince la Lega, Forza Italia conquista la Liguria-Ohio d’Italia.

A ben guardare, però, può godere solo Salvini, l’unico a guadagnar consensi sia rispetto alle europee (2014) che alle ultime politiche (2013), aumentando il suo bottino rispettivamente di 250 mila e 400 mila voti. Crolli verticali per gli altri. Più forte di tutti l’emorragia Pd, che perde la bellezza di quasi 2 milioni 150 mila suffragi rispetto ad un anno fa e 1 milione tondo sul 2013. Inverso il tonfo 5 Stelle: quasi 2 milioni persi rispetto alle politiche di due anni fa, a fronte dei 900 mila voti in meno sulle europee. Pressochè identico il tracollo di Forza Italia, se paragonato a quello dei grillini, sempre in termini di voti: quasi 2 milioni in meno sulle politiche 2013, circa 850 mila in rosso sulle europee dello scorso anno. Questi i freddi dati elaborati “a caldo” dall’Istituto Cattaneo, che fa notare come di poco, in realtà, possa spostare il quadro il fenomeno delle liste collegate. La sostanza resta quella: un crollo da milioni di voti per tre, festa per un solo contendente.

Restano, però, altre considerazioni, che “appesantiscono” la situazione in casa Pd, con un Renzi “sereno” ma già con il bazooka in pugno per una pulizia etnica all’interno del partito.

Pesa in primo luogo la debacle in Liguria, pesano le lacerazioni interne, pesa l’aver consegnato la regione al fedelissimo dell’ex cavaliere, Toti, pesa la sconfitta in un avamposto da anni storicamente rosso.

E’ un autentico ceffone il totale affondamento nel Veneto, con l’altrettanto fedelissima Moretti (ma pur sempre una ex bersaniana) ridotta al 23 per cento scarso contro la valanga Zaia che oltrepassa il tetto del 50 per cento: se ci aggiungente un Tosi all’11, ecco una regione ormai totalmente leghizzata, quel Veneto locomotiva produttiva del Paese. Rischierà qualcosa al ballottaggio per la poltronissima di Venezia il pd non troppo renziano Felice Casson?

Pesicchia la risicata vittoria in Umbria, da sempre rossissima, e ora vinta per tre soli punti percentuali sul centrodestra. Dà di sicuro un gran fastidio aver consegnato una bella fetta dei voti toscani alla Lega, che del resto registra un exploit in tutte le ex regioni una volta stabilmente governate dal pci: una lenta, inesorabile avanzata che dovrebbe inquietar non poco i sonni del premier.

E pesa come un macigno la vittoria in Campania. Una vittoria di Pirro, secondo molti, con un De Luca non tanto impresentabile per il bluff-Bindi dell’ultimo minuto, ma per l’ineleggibilità made in Severino. I commenti, a questo punto, sono svariati, e di diverso tono: “Renzi avrebbe preferito certo perdere la Campania e non la Liguria. Del resto, il suo attivismo per De Luca è degli ultimi giorni, prima si era sempre parlato di una sorta di tacita intesa per lasciare la Campania a Caldoro”, osservano alcuni. E altri: “Ora Renzi avrà delle bruttissime gatte da pelare, per la Campania, si è infilato in un tunnel dal quale è difficile trovare l’uscita senza perdere la faccia”. E ancora: “come si concilia lo spirito rottamatore di Renzi con il riciclaggio di un politico tipico da prima repubblica quale De Luca? Alla fine a Renzi serviva non perdere la Campania, vista l’aria che tirava in Liguria. Ha preferito galoppare col cavallo che sapeva vincente, pur con tutti i grossi problemi che comportava”.

Nell’ipotetico governo campano figurerà anche Antonia De Mita, figlia del mitico Ciriaco? E’ tra gli interrogativi che più rimbalzano a Santa Lucia, sede della Regione. Un accordo stretto all’ultimo minuto, quello con l’inossidabile segretario dc e premier anni ’80, ma strategico per la vittoria dell’ex sindaco di Salerno (come del resto il voto di tanti cosentiniani doc, senza dimenticare fascisti duri e puri). Ci sarà posto – in formazione – per un rampollo di casa Conte, l’ex ministro socialista per le Aree Urbane anni ’80, Carmelo Conte, grande amico di De Luca? O per qualche cavallo di razza della scuderia di ‘O ministro Paolo Cirino Pomicino, altro potente amico trasversale? Oppure per un aficionado di Gianni Lettieri, oggi capo dell’opposizione forzista alla giunta De Magistris al Comune di Napoli e in passato molto legato a De Luca sul fronte dei business salernitani? Staremo a vedere. Ma prima lo slalom speciale tra Severino, Renzi, codici & pandette: e saranno – i prossimi – giorni davvero bollenti. Non solo sotto il solleone di Napoli…

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