In tre minuti – l’aplomb di Mattarella e il voto di domenica prossima…

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Mattarella e il suo aplomb “britannico”

E’ l’opposto di Pertini, presidente puro sangue della politica con la “P” maiuscola, tutto sincerità senza mediazioni diplomatiche, popolare nel suo più alto significato; è lontano dall’interpretazione del ruolo di Napolitano, protagonista di una presidenza superattiva, di forte influenza sulla politica del governo; non è paragonabile a Ciampi, esempio di saggezza razionale e di competenza in economia; forse è omologabile a Scalfaro per par condicio nei confronti delle diverse forze politiche, non nella quantità e qualità delle esternazioni, appannaggio del predecessore democristiano; è lontano dalle prorompenti invasioni di campo che hanno segnato la presidenza di Cossiga e, compiendo un grande passo del gambero, si omologa a Enrico De Nicola per dignitosa coerenza con uno stile di vita improntato alla sobrietà. Sergio Mattarella è per carattere schivo, probabilmente timido, di quella timidezza che deriva dal piacere della solitudine propria dello studioso, praticata anche in corso di impegni istituzionali che chiedono una ricca e articolata interlocuzione con esponenti di partito, rappresentanze sociali e cittadini. Il neo Presidente della Repubblica ha una sua nobile rigidità, evidente nella postura mostrata dalle cerimonie ufficiali, quando cammina impettito, braccia strette lungo il corpo, sguardo fisso nel vuoto. Mattarella si concede di parlare a braccio solo per pochi secondi e comunque dopo un’occhiata di garanzia ai fogli su cui sono scritti gli interventi per gli eventi i più diversi. L’uomo di Stato palermitano ha inviato un palese monito erga omnes contro sprechi e spese ingiustificate, riducendo per esempio i costi dei propri spostamenti per motivi istituzionali e della residenza presidenziale. Proseguendo in questo percorso virtuale un intervento drastico stabilisce l’estensione all’intero personale del Quirinale della legge che fissa in 240 mila euro il tetto massimo delle retribuzioni, compresa la propria, in continuità con la politica del risparmio adottata dal predecessore Napolitano. Di Mattarella sono anche le decisioni di liberalizzare l’accesso a gran parte del Quirinale, la limitazione d’uso delle auto blu e, importante innovazione, l’azzeramento del cumulo di retribuzioni delle pensioni maturate con Enti pubblici. La restrizione, fuori da ogni equivoco, riguarda lo stesso Presidente che godrà esclusivamente della pensione di docente universitario, detratta dalla retribuzione per il ruolo attuale. Di conseguenza, molti consiglieri della Presidenza presteranno la loro opera senza remunerazione e altri con compensi molto ridotti.

 

Regioni alle urne

Stefano Caldoro e Vincenzo De Luca

Stefano Caldoro e Vincenzo De Luca

In retta d’arrivo per il voto delle regionali, Renzi dà i numeri e forse per scaramanzia, più probabilmente per anticipazioni dei sondaggisti, con un bel salto all’indietro prevede un risultato di quattro a tre a favore del centro sinistra contro un precedente pronostico di sei a uno o addirittura di sette a zero. Berlusconi, che a Bolzano ha toccato il fondo del baratro con un risultato del quatto percento alle comunali, dichiara spavaldo, com’è nelle sue caratteristiche di bluffatore, che una vittoria alle regionali dovrebbe provocare la caduta del governo. La Boschi, in replica e in evidente sintonia con le titubanze di Renzi, è costretta a precisare che sarebbe nulla l’influenza della prossima votazione sulla stabilità dell’esecutivo. Pesano, sull’esito del voto, clamorosi errori in casa Pd e, per citarne un paio, la candidatura in opposizione a Caldoro di De Luca, condannato per abuso d’ufficio e inizialmente quiescente nei confronti di liste d’appoggio abitate da personaggi impresentabili o l’investitura in Liguria di Raffaella Paita, indagata dalla Procura per omissione di atti d’ufficio, concorso in disastro colposo e omicidio colposo in relazione all’alluvione di Genova del 2014. In attesa del voto di domenica una notizia positiva per il Pd è l’elezione al primo turno del suo candidato a Trento: sindaco è Alessandro Andreatta, mentre Forza Italia è crollata al quattro percento. Bene la Lega Nord, in calo il Movimento Cinquestelle. Ballottaggio a Bolzano, ma con Luigi Spagnolli del PD in testa con circa il quarantadue percento contro il 12 e 74 di Urzì del centro destra. Il fenomeno di trasmigrazione dei voti da Forza Italia alla Lega Nord prende una certa consistenza ma non risolve dal punto di vista di Salvini e Berlusconi la distanza dalle percentuali del Pd, mentre per Grillo si evidenziano l’inconsistenza elettorale alle amministrative e comunque alti e bassi nelle diverse realtà del voto. Non c’è dubbio che se l’esito di domenica non è destinato, comunque vada, a influire sulla stabilità di Renzi e della sua maggioranza, soprattutto non proporrà sorprese eclatanti come il successo della sinistra di Podemos a Madrid e Barcellona o della destra in Polonia. La crescita di Salvini non sarà tumultuosa, le chance di Sinistra e Libertà sono storicamente insufficienti a spingere i dem a sinistra.

 

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