VEDI IL METRO’ QUANTO E’ BELLO – IL PIU’ CARO E ‘LUNGO’ DEL MONDO

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La Grande Bellezza del nuovo metrò sbarca, a Napoli, nel mare di Piazza Municipio. Tra pezzi di storia, memorie millenarie e arte viva dei talenti più grandi. Un miracolo? Finalmente una luce? O per caso un grande abbaglio? Forse lo potrà scoprire il ministro delle infrastrutture e fedelissimo di Matteo Renzi, Graziano Delrio, che sabato mattina inaugura l’ormai mitica stazione Metrò-Museo nel cuore cittadino, vis a vis col Maschio Angioino e palazzo San Giacomo, storica sede del municipio partenopeo. Potrà ammirare, Delrio, tutte le meraviglie coordinate dal tocco di un critico del calibro di Achille Bonito Oliva, le cure particolari riservate alle location del metrò firmate dalle archistar Alvaro Siza e Edoardo Souto de Mura. Oppure ammirare il mega video-affresco (40 stupendi metri in sviluppo orizzontale) frutto della sensibilità di Michal Rovmer, innamorata persa di Napoli che – racconta – “per me è storia, archeologia e caos. Qui la gente non indossa maschere, è un posto unico al mondo. E puoi sentirne il grande cuore”. Non indossava una maschera, una settimana fa, l’infermiere-killer di Secondigliano che ha fatto una strage: per questo motivo l’inaugurazione, alla quale avrebbe dovuto prendere parte Renzi in persona, era stata rinviata.

Si chiede qualcuno: avrà il tempo, Delrio, per farsi un giretto in zona? E caso mai vedere tutte le altre bellezze in superficie incerottate, dal San Carlo alla Galleria Umberto (sotto un cui cornicione killer, l’estate scorsa, è morto un ragazzo), dalla Biblioteca nazionale fino al ponte di Chiaia? Ci potrà mai essere un collegamento tra quelle ferite nel tessuto urbano e i “tellurici” lavori per il metrò? Un’inchiesta della procura di Napoli, partita nel 2009 dopo le denunce di diversi abitanti che vivono a un passo da piazza Municipio, è stata archiviata: nessun pericolo per l’incolumità dei cittadini derivante dai lavori – ha assicurato il pm Lalia Morra – si consiglia però un “ costante monitoraggio degli edifici”. Ma chi lo fa? La società MetroNapoli: per la serie, il controllore che controlla se stesso. Il 22 giugno, invece, si svolgerà l’udienza preliminare per il crollo di un palazzo storico alla Riviera di Chiaia, due anni fa: c’è una richiesta di rinvio a giudizio per svariati dirigenti di imprese che hanno lavorato alla realizzazione della linea 6, progettisti, docenti universitari, tecnici municipali (il comune, dal canto suo, si è costituito parte civile).

Ma perchè il nuovo metrò, prima o poi, diventi realtà, occorrono ancora tanti soldi. “Il Metrò-Museo è tra le priorità che il Def, lo strumento di programmazione economica, dovrà finanziare”, fanno sapere a Roma. Ma all’ombra del Vesuvio è già sos lavoro: se non arrivano subito 100 milioni cash, i cantieri rischiano di rimanere già chiusi a giugno-luglio, quando dovrà avere disco verde l’ennesimo stato di avanzamento dei lavori. Per completare la linea 1, comunque, sono necessari ancora 200 milioni, e altri 100 per la linea 6. Milioni che si aggiungono all’interminabile fila di fondi pubblici già assegnati da anni, e ai vagoni di miliardi di lire a partire dagli anni ’70. Sì, perchè – e forse il premier non lo sa – con ogni probabilità il Metrò di Napoli è l’opera pubblica più “eterna” e “cara” al mondo.

A questo punto, invece del solito reportage (alla fine dell’articolo troverete i pdf di alcuni articoli realizzati dalla Voce), preferiamo rivolgere qualche domanda al premier, corredata da brevi informazioni.

Conosce, Renzi, il costo a chilometro del Metrò di Napoli? Fino ad oggi, 300 milioni di euro. Il tunnel sotto la Manica – forse un momento più problematico – è costato 100 milioni di euro, sempre a chilometro. Il Metrò di Roma, con un tracciato certo non meno articolato di quello napoletano, è costato circa 145 milioni a chilometro. E’ possibile conoscere i motivi di tali macroscopiche differenze nei costi? In tempi di tagli “sociali”, alle pensioni, a chi non ha più neanche gli occhi per piangere, un’occhiata ai costi “mondiali” del metrò partenopeo non farebbe male.

Sa, Renzi, quando sono iniziati i lavori? A muovere le prime terre, il famoso – e spesso famigerato – “movimento”, furono le ruspe di un certo Michele Zagaria. Un piccolo trampolino di lancio, allora, per una carriera che lo ha portato al vertice dei Casalesi. Il primo cantiere ha quasi quarant’anni, 1976. Le opere si incrociavano con quelle – da perfetto copione Tangentopoli – della Ltr, la Linea Tranviaria Rapida inghiotti-miliardi e mai realizzata.

Conosce, il premier, lo “schema operativo” per quei lavori? Il modello che poi ha fatto scuola, con le mega commesse del dopo terremoto ’80, fino alla Salerno-Reggio Calabria e alla Tav: le concessioni, con appalti che passano per le big del mattone, o spesso per scatole vuote, o per “imprese di partito” e finiscono in subappalti mafiosi, con tanto di varianti in corso d’opera, sorprese geologiche (o archeologiche), revisioni prezzi. Ultime performance con Mose ed Expo.

Sa chi sono i progettisti delle opere? Le imprese aggiudicatarie – racconta una favola partenopea – qualche giorno prima della partecipazione al bando non avevano ancora lo straccio di un tracciato. “Basta un’idea progettuale”, come dicevano i signori del terremoto. E così fu: la tesi di laurea di uno studente di ingegneria. Poi hanno fatto le cose per bene: tra i compassi principali quelli della famiglia Lunardi, ossia i rampolli dell’ex ministro berlusconiano delle Infrastrutture.

Conosce, il premier, la storia del “Via”, quella valutazione sull’impatto ambientale ormai necessario per realizzare anche una veranda? Sparito dagli uffici comunali partenopei, era Iervolino sindaco. Volatilizzato. Per la serie: i lavori sono cominciati e proseguiti per anni e anni senza quel documento fondamentale. “Ricostruito” a posteriori. Lo ha denunciato il geologo Riccardo Caniparoli, esperto di ambiente & impatti e coautore del j’accuse “La Metrocricca” promosso dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici: niente. Il silenzio più tombale.

Sa chi ha effettuato i lavori per il metrò, Renzi? La crema dei costruttori di Mani pulite. Quei signori del mattone che avevano già saccheggiato la Campania nel dopo terremoto o per la realizzazione di altre opere pubbliche di rapina. Case o infrastrutture. Ci sono i big del cemento, come la Vianini della famiglia Caltagirone che detta legge anche sui suoli dei Bagnoli in eterna attesa della bonifica, o la Giustino costruzioni, per anni in sella ai destini di Napoli, Neonapoli o Regno del Possibile, ai tempi di ‘O ministro Pomicino.

Sa, il premier, chi è da vent’anni sul ponte di comando di MetroNapoli? Uno dei primi manager “moralizzatori” arrivati a Napoli, perchè le mazzette del metrò inizio ’90 furono tra le più calde all’ombra del Vesuvio. Si chiama Giannegidio Silva, un dirigente targato Icla, la regina dei lavori post sisma, l’impresa del cuore di Pomicino. Per la serie: quando il privato entra a gonfie vele nel pubblico: stesso copione, proprio, di ‘O ministro fine anni ’80, irruzione negli studi Rai di Napoli con alcuni aficionados al grido “la Rai è pubblica, ‘acca trasimme tutti quanti”.

Sa, il premier, che secondo gli studi di urbanisti, architetti ed esperti del territorio, nell’effettuare gli ultradecennali scavi nel ventre di Napoli, caso mai senza neanche lo straccio di un progetto o di un Via, le ruspe di MetroNapoli hanno compromesso interi pezzi di città, massacrato altre archeologie, stuprato secoli, caso mai pagando poi a peso d’oro Nuova Arte da regalare alla città? Come era successo, a metà anni ’80, con la realizzazione della Pozzuoli bis, nel quartiere dormitorio di Monteruscello: “un massacro archeologico” in piena regola messo in piedi da politici e colletti bianchi, per la gioia degli appalti di camorra, che allora cominciava a decollare…

E’ a conoscenza, Renzi, che basta una pioggia, a Napoli, per far andare le linee metro in tilt? Che qualche mese fa, come in un horror, file di persone sono scese dai vagoni a piedi percorrendo i tunnel? Che la sicurezza, anche per il futuro metrò, è un optional?

Prima di aprire i rubinetti ed erogare altri fondi, forse, sarebbe il caso di verificare qualcosina…

 

 

Per approfondire vedi i PDF allegati della Voce di marzo 2013

e di gennaio 2009

Pagina da VOCE marzo 2013

Articolo da Voce gennaio 2009

 

 

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