Se gli opposti si toccano… Il punto di giovedì 21 maggio

Condividi questo articolo

“Lei non sa chi sono io”

Schermata 2015-05-21 alle 19.51.45E’ trascesa nel turpiloquio la spocchia di chi dovrebbe essere d’esempio per il ruolo di uomo pubblico e di “onorevole”, come ama essere identificato, ignorando al pari dell’intero parlamento che il titolo è stato cancellato addirittura dal fascismo. Roberto Formigoni, evidentemente avvezzo alla sopraffazione di regole e norme di comportamento, è andato in escandescenze, aggravate da frasi da trivio (catturate da una persona presente con il cellulare, irripetibili, pubblicate su facebook) e da minacce di denuncia, per aver perso l’aereo. La rabbia si è conclusa con il suo cellulare scagliato in terra. Il volo, in ritardo, ha imbarcato un gruppo di passeggeri, ma non l’ex presidente della regione Lombardia, arrivato dopo parecchio tempo.

 

 

Vitalizi

A proposito di ex: Achille Occhetto, ultimo segretario e parlamentare del PCI difende, con argomentazioni su cui conviene riflettere, il diritto a percepire un vitalizio di poco meno di seimila euro al mese, in nome di un privilegio messo in discussione e oggetto di proteste. A questa cifra si devono aggiungere circa tremila e ottocento euro del vitalizio riconosciuto alla moglie. La prospettiva di cancellare i seimila euro mensili spaventa Occhetto e gli fa dire che senza diventerebbe povero, che non potrebbe aiutare i due figli disoccupati. La domanda che scaturisce da questa lamentazione: ma quante famiglie con figli disoccupati sono costrette a sopravvivere con redditi al di sotto dei mille euro? E l’altra: si è poveri con un’entrata mensile di circa quattromila euro, quanti ne percepisce la moglie? L’ultima: con un reddito complessivo di diecimila euro al mese e seicentomila (circa centotrentamila versati) incassati dall’ex segretario comunista, quanto ha messo da parte la famiglia Occhetto in tanti anni? E se non lo ha fatto non sente di essere anomala rispetto agli italiani, popolo storicamente dedito al risparmio?

 

Fidarsi è bene, diffidare è anche meglio

Quasi tutto il prestigioso mondo dell’auto guarda con il fiato sospeso ai pericolosi airbag della multinazionale giapponese Takata, adottati da nomi eccellenti come il numero uno per vendite, la Toyota e altri colossi (Bmw, Fiat Chrysler Automobiles, Ford Motor, General Motors, Honda Motor, Mazda Motor, Mitsubishi, Nissan Motor, Subaru Motors USA) : ci si prepara alla più grande operazione di ritiro di auto per difetti di fabbricazione e mai come in questa circostanza si dimostra che anche i piedi dei giganti possono essere di argilla. Il numero di vetture con difetti pericolosi dell’airbag sarebbe di quasi quarantamila per l’azienda giapponese, ma altri sostengono che questo tetto, già impressionante, si dovrebbe raddoppiare, così da superare il precedente record di ritiri dal mercato del farmaco Tylenol (poco più di trentamila flaconi). Il ritiro delle auto non avviene in accordo con la Takata, che in un primo tempo ha negato il difetto ma poi ha dovuto ammetterlo. I dubbi sono legati all’accertamento del difetto, di cui si conoscono le possibili conseguenze ma non da cosa è causato e l’incertezza è destinata ad allungare i tempi necessari a eliminare all’origine il problema.

 

Discriminanti di segno opposto

Listino prezzi ad personam. E’ quanto segnalano due episodi di segno opposto, egualmente odiosi e prossimi al razzismo, quasi quanto il rifiuto di proprietari del nord Italia di affittare abitazioni ai meridionali. Per raccontare il primo il riferimento è per il grande parco divertimenti EuroDisney: nei suoi alberghi le tariffe sono imposte a misura di clienti. Per francesi o belgi, la denuncia è sorprendente, l’albergo costa circa novecento euro per due notti, quasi mille e quattrocento per gli italiani”. Ecco un buon motivo per rinviare sine die, o quanto meno fino al giorno della riunificazione dei costi, la “gita” all’Euro Disney.

Di segno uguale e contrario è l’iniziativa di un barbiere africano che a Padova esigeva per le sue prestazioni compensi diversi in base al colore della pelle dei clienti: dieci euro il costo per i bianchi, sei per i neri. Per una volta hanno ragione a protestare i leghisti, ma poi rimane la libertà del barbiere di praticare sconti a chi gli pare.

 

 

Condividi questo articolo

Lascia un commento