Il caso Giulio Murolo e l’ineluttabilità dei tabù

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Appartengo anagraficamente a quella categoria di persone – europee, italiane, napoletane –  che quasi cinquanta anni fa, nel 1968, scesero insieme dalle barricate e fecero saltare in aria tutti i tabù eretti dalle migliaia di generazioni umane che li avevano preceduti.

Niente più timori reverenziali aprioristici, basta con le sottomissioni “per ipotesi”, fine del “tu no perché sei giovane”. Si spalancavano i cancelli della piena democrazia nel sociale, in politica, sui banchi di scuola, nelle fabbriche, all’interno delle famiglie: potere assoluto a tutti nel rispetto degli altri. In fondo, era ”solo” questo che noi volevamo.

Abbiamo allevato una generazione di figli, oggi quasi quarantenni, che ancora non sanno dove andare e, soprattutto, perché andare.

Quelli di noi che hanno fatto politica non sono stati migliori della Dc o del Pci anni ’50 e ’60, di quei padri capaci di dar vita alla Costituzione repubblicana, mentre in casa, a scuola o all’università i loro figli cominciavano a liberarsi dal bavaglio. Oggi alcuni si godono un immeritato vitalizio e rappresentano il peggior modello da indicare alle prossime generazioni.

Dalle “comuni”, in cui gli emuli del Che si passavano da un sacco a pelo all’altro le compagne, mitici angeli del ciclostile, sono discese quasi impercettibilmente le famiglie “allargate”, senza che un nuovo modello familiare stabile andasse a colmare il vuoto intimo generato da quella pacifica rivoluzione che aveva fatto saltare il tappo.

L’aver rimosso tutti i tabù in un colpo solo, cominciando da quelli che reggevano la stabilità familiare, non ha creato una società migliore. Ha generato mostri capaci di sterminare i propri fratelli. E in ultima analisi ha fatto nascere folli criminali come il quarantottenne di Secondigliano Giulio Murolo.

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In ogni angolo dell’Europa e del mondo occidentale c’è un Giulio Murolo che sta già prendendo la mira sul cuore ed è pronto a colpire il proprio fratello.

Uccidere il proprio fratello maggiore non è solo una tra le più agghiaccianti metafore della Bibbia.

Togliere dalla faccia della terra il proprio fratello maggiore è l’ultimo, perverso approdo di una visione del mondo in cui non esiste alcun tabù.

Il tabù, il più odioso atto impositivo inventato dalle società umane, resta ancora oggi l’unico “metodo” per impedirne l’autodistruzione, per frenare negli uomini l’istinto di mangiare il corpo del proprio fratello.

Lo sapevano bene coloro che all’inizio dei tempi descrissero l’innominabile gesto fratricida nel Libro dei Libri.

Non lo abbiamo capito ancora noi. Tremila anni dopo.

 

 

 

 

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