SERVIZI SEGRETI, LA DOPPIA “TRASPARENZA”

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Dossieraggi illeciti dei servizi segreti tra il 2001 e il 2006, a carico di magistrati, giornalisti e “oppositori” dell’esecutivo Berlusconi: dopo l’udienza di fine aprile al tribunale di Perugia, imputati “eccellenti” l’ex vertice del Sismi Nicolò Pollari e il suo braccio destro Pio Pompa, ora la palla è passata al premier Matteo Renzi, che dovrà pronunciarsi sul “segreto di Stato” e su una serie di interrogativi sollevati dal gip Andrea Claudiani. Si comporterà come hanno già fatto altri quattro presidenti del consiglio prima di lui, e cioè Silvio Berlusconi, Romano Prodi, Mario Monti e Enrico Letta? Ci sarà l’ennesima richiesta di parere della Corte Costituzionale? Oppure Renzi vorrà dare uno scossone, un segnale di discontinuità rispetto al passato, soprattutto per dar vigore alla sua manifestata volontà di chiudere coi Segreti & i Misteri del passato, con i tanti buchi neri che hanno martoriato la storia del nostro Paese?

Come già scritto dalla Voce, i legali di Pollari (Titta e Nicola Madia) hanno esibito in giudizio, lo scorso 29 aprile, una freschissima missiva proveniente dal Dis, il Dipartimento Informazione Sicurezza, firmata dal suo direttore Giampiero Massolo, nella quale viene in qualche modo “anticipato” il comportamento futuro del premier. In modo molto preciso e cortese, il Dis tranquillizza Pollari e gli fa sapere che il governo chiederà ancora una volta il “segreto di Stato”. Ma fa di più: dà una picconata alla sentenza della Cassazione del 18 novembre 2014, che si opponeva all’archiviazione delle posizioni di Pollari e Pompa, rimandando ancora una volta gli atti al gip di Perugia perchè si pronunci sui lori comportamenti illeciti (uso di fondi pubblici per dossieraggi di magistrati e giornalisti). I quesiti del gip Claudiani, circa la natura dei fondi utilizzati da Pollari e Pompa (pubblici, privati, misti, di altre potenze straniere, o di chi?) troveranno mai risposta? Anche perchè sullo sfondo ci sono vicende internazionali non da poco, una su tutte il sequestro Abu Omar: perchè sono state proprio le indagini condotte dalla procura di Milano nel 2007 e impegnata nell’inchiesta sul rapimento dell’imam a condurre alla scoperta del super archivio segreto di via Nazionale a Roma, colmo di dossier su magistrati, giornalisti & oppositori scomodi dell’allora premier Berlusconi.

A leggere la biografia di Massolo, minuziosamente delineata in un ampio articolo di Denis Pardo sull’Espresso di qualche anno fa, si scopre che il decollo della carriera dell’ambasciatore avviene in circostanze davvero inusuali: “l’incontro nel 1994 nella toilette di Palazzo Chigi con un Silvio Berlusconi appena sbarcato a Roma, sorriso di plastica stampato in faccia. Massolo è consigliere diplomatico aggiunto a palazzo Chigi (governo Ciampi) dove è approdato tre anni prima con Giulio Andreotti premier: una gran scuola. Il Cavaliere se ne invaghisce e ne fa il capo della segreteria particolare”. Da allora in poi è un’irresistibile ascesa. “Dopo Berlusconi passa, con lo stesso incarico, al neo premier Lamberto Dini, che da ministro degli Esteri del governo Prodi lo nomina capo del servizio stampa oltre che, nel 2000, anche vice segretario generale”. Ancora: “In dieci mesi diventa vicario del segretario generale (il ministro è Renato Ruggero). Direttore generale degli Affari politici per solo sette mesi, il tempo che il ministro Gianfranco Fini lo coopti capo nel suo gabinetto. Fini sta giocando l’abiura del fascismo “male assoluto” e Massolo lavora con Italo Bocchino e Andrea Ronchi per il viaggio in Israele. Nel 2006 arriva la promozione ad ambasciatore di grado, un anno dopo quella di direttore del personale, fino alla nomina dalemiana: l’ufficio al primo piano della Farnesina, quello da segretario generale”. Ministro degli Esteri per una notte, bruciato sul filo di lana da un altro diplomatico di carriera, Giulio Terzi, Massolo finisce per occupare – governo Monti – una poltrona non da meno, quella di direttore del Dis. Dalla quale può avere accesso a tutti i dossier più delicati.

Passato Monti, transitato anche Letta, Massolo ha poi trovato Renzi sul suo cammino. L’ennesima folgorazione. Tra le mission, quella di aprire gli archivi dei Segreti di Stato, di dare Trasparenza a decenni di nebbie, di gettare finalmente fasci di luce su tante, troppe notti della Repubblica. Dopo la grande decisione, ecco un illuminante resoconto pubblicato sul sito www.sicurezzanazionale.gov.it a dicembre 2014, vero regalo sotto l’albero per gli italiani. Ecco alcuni passaggi. “Le migliaia di documenti che da oggi ogni semplice cittadino potrà consultare contribuiranno a una ricostruzione più compiuta, a una conoscenza vera dei fatti e potranno dare forma a un processo di riconciliazione con il passato in grado ci farci guardare, finalmente, al futuro. Anche quello del lavoro del Comparto dell’Intelligence nazionale che, ci auguriamo, anche grazie a questa operazione potrà essere meglio conosciuto da tutti, al di là delle ombre e delle nebbie che lo hanno sempre avvolto”.

Non manca una vena pittorica nella mission. “Restituire i colori, le sfumature, ma anche le parole al grigio rumorosamente silenzioso in cui sono state avvolte le vicende che negli scorsi decenni hanno segnato la storia del nostro Paese, restituire la voce alle istituzioni che quelle vicende hanno dovuto trattare, confrontandosi con il dolore di tutti coloro che le hanno vissute”. Nè un afflato filosofico-letterario. “Restituire loro la voce e metterla a disposizione dei cittadini perchè, citando Camus, l’assurdo – e l’incomprensione – nascono soprattutto dal confronto tra le domande dell’uomo e il silenzio del mondo (e delle Istituzioni): è questa la direzione, lo spirito con il quale il Sistema d’Informazione per la sicurezza della Repubblica versa migliaia di documenti, relativi ai cosiddetti ‘anni di piombo’, all’Archivio Centrale dello Stato: affinchè studiosi, giornalisti, cittadini possano consultarli, grazie all’applicazione della direttiva Renzi, con decenni di anticipo”.

Eccoci poi all’elogio di un binomio vincente: Trasparenza-Velocità. “Trasparenza e apertura sono divenuti punti qualificanti del sistema di informazioni per la sicurezza della repubblica. (…) La visione di un’intelligence al servizio del cittadino che sposa un binomio ormai indissolubile, in quello che potremmo definire un nuovo corso: la trasparenza dell’intelligence rafforza la democrazia. (…) Trasparenza e velocità perchè lo scorso aprile spiegavamo la complessità dell’intero processo di versamento e oggi (dicembre 2014, ndr), dopo poco più di sette mesi, possiamo già leggere parte dei documenti oggetto dell’intera operazione. Criteri, scientifici. Velocità, ma senza dimenticare precisione, trasparenza… questo il lavoro svolto da tutti noi in questi mesi per raccontarvi un pezzo di storia del nostro Paese nel rispetto del dolore di chi l’ha vissuto e del dovere di rendere un contributo di tale importanza alla memoria nazionale”.

Perchè, a questo punto della Grande Marcia, dimenticare solo un passettino? E cioè: se stiamo recuperando una Memoria Storica di decenni, perchè inciampare proprio su una bazzecola, una pinzellacchera, quei dossier della Pollari-Pompa band? Perché dare glasnost a cittadini e giornalisti e poi casomai spiarli o consentire che taluni lo facciano? Perché alzare ancora una volta, a dispetto di tutte le trasparenze il Muro del segreto di Stato?

 Nella foto Matteo Renzi con Giampiero Massolo

per approfondire:

http://www.lavocedellevoci.it/?p=1862

vedi anche in archivio l’inchiesta del 2007: http://www.lavocedellevoci.it/?p=1053

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