SERVIZI SEGRETI, E’ INCIUCIO CONTINUO ?

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Anche Renzi si schiera a fianco dell’ex capo del Sismi Nicolò Pollari e conferma il segreto di Stato sui dossieraggi di magistrati e giornalisti “scomodi” per il premier Berlusconi avvenuti dieci anni fa? Una rinfrescata del Nazareno e un patto che torna in auge? Una continuità istituzionale che copre la bellezza di cinque esecutivi di sinistra(sic)-destra-centro? Una comunicazione del Dipartimento Informazioni per la Sicurezza (DIS), a quanto pare lo conferma (anzi, lo anticipa). Ma la situazione è in ebollizione, tutta a margine di un processo – passato sotto un quasi totale silenzio mediatico – da anni in corso a Perugia e che vede come imputati eccellenti l’ex capo del Sismi Nicolò Pollari e il suo braccio destro Pio Pompa. Dal canto suo il nuovo gup, Andrea Claudiani, chiede precise spiegazioni ed eventuali conferme sul “segreto di Stato” invocato dai due 007 al premier Renzi.

Ma vediamo, più in dettaglio, come si è sviluppata la vicenda Pollari-dossieraggi, che dopo anni rimbalza ancora tra le aule giudiziarie di Perugia, dove si svolge il processo penale, e quelle romane della Corte Costituzionale e della Cassazione penale: ecco un breve riassunto della storia, che troverete più in dettaglio attraverso i link (in calce) che riportano ai diversi articoli scritti dalla Voce (i cui giornalisti sono stati tra i più “attenzionati” dagli spioni) sull’argomento. E poi le ultimissime, altrettanto inquietanti vicende.

Tutto comincia con la scoperta degli archivi del Sismi di via Nazionale, a Roma. Siamo nel 2007 e dalla procura di Milano – ancora impegnata a dipanare i misteri del rapimento di Abu Omar – arriva l’ordine di perquisizione che conduce alla scoperta di una serie di dossier che riguardano magistrati, giornalisti, intellettuali, politici (pochissimi): i ‘nemici’ del Berlusconi fresco premier che aveva ‘ordinato’ la schedatura dei suoi avversari, effettivi o potenziali. Ad eseguire la consegna il capo del Sismi Pollari, che affida l’incarico di preparare i dossier al fido collaboratore Pompa, il quale a sua volta – per certe mission, compresa la vicenda Abun Omar – si serve di un amico giornalista, Renato Farina, in codice agente “Betulla”.

Partite le denunce dei dossierati, tutti abbondantemente “spiati” per un arco di almeno 4 anni (con evidenti lesioni della privacy e danni professionali annessi), comincia il balletto dei processi. Si va a Perugia, perché alcune fra le toghe spiate sono in servizio alla procura di Roma: tra i capi d’accusa quello di peculato perché i due, Pollari e Pompa, si sarebbero serviti di fondi pubblici, destinati istituzionalmente alla “sicurezza nazionale”, non certo a spiare privati cittadini. La linea difensiva del tandem è netta: invochiamo il segreto di stato. Ossia: non possiamo difenderci dalle accuse perché tutto è rigorosamente coperto dal segreto di stato. Diametralmente opposto il parere del pm di Perugia, Sergio Sottani, secondo cui le indagini svolte sono del tutto illegali, e niente hanno a che vedere con la “sicurezza dello Stato”. A sollevare il conflitto di attribuzione è il gup Carla Giangamboni, che investe la Corte Costituzionale. La quale, a sua volta, rimanda a Perugia, che decide per il proscioglimento dei due imputati, basandosi proprio sul segreto di stato. Ma non è certo finita: perchè il procuratore generale di Perugia e il pm si oppongono e tutto finisce al palazzaccio di Roma dove il 16 novembre 2014 la sesta sezione penale annulla il proscioglimento dei due 007 deciso a Perugia e rimanda il tutto allo stesso tribunale umbro.

Dove, a fine aprile, si sono celebrati gli ultimi atti della telenovela giudiziaria.

 

L’ASSO NELLA MANICA

L’udienza del 29 comincia con uno “scoop”, ossia una paginetta esibita in giudizio dalla difesa di Pollari, allegata al fascicolo, e che a quanto pare già “anticipa” la mosse del governo Renzi. La missiva – che mostra la scritta ben visibile in alto e in calce “RISERVATO” e reca la data del 23 aprile 2015 – è inviata dal Dipartimento Informazione per la Sicurezza (DIS) che fa capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al “Prof. Nicolò Pollari”, ed ha per oggetto la “Vicenda giudiziaria riguardante i cosiddetti ‘fatti di via Nazionale’ pendente presso il Tribunale di Perugia”. Eccone il testo: “Si fa riferimento alla Sua comunicazione nelle vie brevi, concernente la prossima udienza, fissata per il 29 aprile 2015, del procedimento penale pendente presso il Tribunale di Perugia riguardante i cosiddetti ‘fatti di via Nazionale’. Al riguardo, si comunica di aver informato il Presidente del consiglio dei ministri e l’Autorità Delegata e che è vigente il segreto di Stato, così come opposto e confermato nel procedimento penale dal Presidente del consiglio pro tempore, di cui anche alla sentenza della Corte costituzionale numero 40/2012. Le comunico, altresì – ricorrendone le condizioni in ragione della sentenza della Corte di Cassazione del 13 novembre 2014 numero 1198, non in linea con la giurisprudenza costituzionale – che è intendimento del Governo di proporre un nuovo ricorso per conflitto di attribuzioni a tutela del segreto di Stato nei termini indicati dalla suddetta conferma presidenziale”. Firmato Giampiero Massolo, direttore generale del DIS.

All’udienza del 29 aprile era presente Pollari, patrocinato (come Pompa) dagli avvocati Nicola Madia, presente in aula, e Titta Madia (sua nipote, Marianna Madia, è ministro per la Pubblica amministrazione e Semplificazione nell’esecutivo Renzi). Pollari ha prodotto, e letto, una memoria, in cui ribadisce la sua assoluta innocenza, per non aver commesso alcun reato e, soprattutto, l’impossibilità a difendersi per il solito “segreto di stato”. In primis Pollari esibisce uno scudo “stellare”, ossia la fresca comunicazione del Dis secondo cui – sottolinea – “è vigente il segreto di Stato come opposto e confermato nel procedimento penale dal Presidente del Consiglio pro tempore: in ragione di ciò sono tenuto ad opporre ancora tale segreto di fronte al Gup di Perugia e, comunque, in ogni sede”.

C’è un filo rosso, nella memoria di Pollari, e riguarda la “copertura” – perfettamente trasversale o trypartizan, come meglio aggrada – ricevuta da tutti i governi succedutisi nell’arco degli anni: Berlusconi, Prodi, riBerlusconi, Monti, Letta. Le circostanze ricostruite da Pollari – sostiene con ardore – sono perfettamente note “a tutte le Autorità di Governo e agli organi di controllo parlamentare che, nel corso del tempo, hanno gestito, curato, riscontrato e controllato ogni aspetto della vicenda e si sono succedute nel tempo e che hanno ritenuto di coprire ab origine con il segreto di Stato perchè attinente alla sicurezza nazionale”. Ancora: “Il segreto di Stato non l’ho voluto né apposto io. Il segreto di Stato lo ha apposto il Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore, lo hanno confermato tutti i suoi successori e afferisce alla sicurezza nazionale e, dunque, ad ambiti estranei alla mia disponibilità e discrezione funzionale e decisionale”. Non basta. “Se tutti i Presidente del Consiglio – supportati da qualificatissimi staff istituzionali e con il conforto della Massima Giurisdizione – hanno operato nel senso descritto, apponendo sempre e ribadendo il segreto di Stato, ciò hanno fatto evidentemente in termini legittimi e trasparenti per la salvaguardia della salus rei publicae e non certo per nascondere alcunchè o per offrire a me la possibilità di fruire di schermi o espedienti tutori con consentiti”.

Ma fa “intendere” e intravedere, Pollari, altri scenari, come sottofondo alla vicenda. Quando, ad esempio, fa riferimento a “documentazione concernente informazioni collegate o collegabili ai fatti oggetto del presente procedimento penale”: la vicenda Abù Omar, che ha fuoco alle polveri? O quando, in una lunghissima lista di fatti “coperti” dal solito segreto di stato e riguardanti soprattutto le risorse utilizzate (pubbliche, private, dei Servizi o di chi), all’ultimo punto (il tredicesimo) fa cenno ad “operazioni attinenti ad accertamenti ed indagini relativi alla cattura e/o omicidio di ostaggi italiani in Iraq o al reperimento di documentazione da produrre, in proposito, a tutte le Autorità italiane competenti. Il segreto riguarda anche – prosegue il caldo punto 13 – eventuali “operazioni” portate avanti nel “periodo in cui sono state condotte operazioni politico-militari in Iraq e in riferimento alla presenza italiana e/o italiani in quel Paese, al tempo della cosiddetta seconda guerra del golfo”.

Fumo negli occhi? Depistaggi nei depistaggi? O cosa altro? En passant ricordiamo che – secondo le minuziose analisi degli 007 made in Pompa – una delle colonne della Voce, vero crocevia di “disinformazione” e attività sovversiva, era il politologo inglese Percy Allum, considerato un trait d’unione fra l’estremismo islamico britannico e quello partenopeo, visto il suo decennale insegnamento universitario all’Orientale di Napoli.

 

LEGGE O SERVIZI ?

Ma finiamo con la freschissima richiesta dell’ultimo gup del tribunale di Perugia, Andrea Claudiani, pronunciata al termine dell’ultima udienza. Per la precisione quella, rivolta al Presidente del Consiglio dei Ministri, circa “la conferma della esistenza del segreto di Stato in ordine ai punti indicati nella memoria scritta, depositata e letta nell’udienza odierna dall’imputato Pollari”. Una domanda retorica, secondo alcuni addetti ai lavori, dal momento che la “risposta” sarebbe già stata ampiamente anticipata dalla missiva formata dal direttore del Dis. Una risposta non scontata, secondo altri, perchè gli interrogativi sono molti, bollenti, e sui quali sarebbe il caso di fare una volte per tutte chiarezza. Soprattutto per quella fine sui Misteri e Segreti di Stato più volte “annunciata” dal gran Rottamatore. E’ venuta la volta buona per un segno discontinuità? E poi anche un chiarimento: è in atto un “conflitto di attribuzione” anche tra il Dis di Massolo e premier Renzi? Con un primo impegnato ad anticipare le mosse del secondo? E – ancora – il giudizio del Dis sulla non conformità della sentenza della Cassazione del 13 novembre 2014 “con la giurisprudenza costituzionale”? Dopo l’ultimo “caso De Gennaro” e le clamorose bacchettate europee per i fatti di Genova, è il caso di una qualche risposta?

P. S. Così concludeva Denise Pardo per l’Espresso un profilo di Massolo (“una carriera iniziata con Andreotti e proseguita con Fini e D’Alema”, senza dimenticare l’incarico di capo segreteria del premier nel primo governo Berlusconi ’94), appena insediato, tre anni fa (governo Monti), alla direzione del Dis: “La nuova poltrona gli permetterà anche di avere accesso ai dossier più delicati. E questo non ha fatto piacere a tutti”.

 per approfondire

Voce story 2007

Nella foto, Nicolò Pollari

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