GRANDI APPALTI / GLI OMISSIS DI REPORT

Condividi questo articolo

Grandi cupole per grandi appalti, per fortuna che Report c’è. A scovare, a scandagliare tra i grandi furti quotidiani sulla pelle dei cittadini saccheggiati e dei territori stuprati, per ingrassare i conti correnti di ladri pubblici e privati, politici e faccendieri che hanno distrutto e continuano – imperterriti – a distruggere il (sic) Belpaese. A divorarne ogni residuo brandello, ormai, dalla carcassa.

Ottima la puntata su Incalza, Perotti & C. Ma qualcosina in più, stavolta, si poteva fare. Qualche nome in più, qualche storia non da poco, qualche intreccio che conta.

Partiamo dai nomi. Quelli che mancano all’appello, qualche “omissis” di troppo. Manca un pur fugacissimo cenno ai grandi registi, Incalza e Perotti a parte. Non una parola una su Paolo Cirino Pomicino, ‘O ministro, e il suo uomo ovunque (a partire proprio dalla Tav), Vincenzo Maria Greco. Sul ruolo di Romano Prodi allora al vertice di quell’Iri che “organizzò” il banchetto Tav. Sull’allora numero uno delle Ferrovie, Lorenzo Necci. Su Falcone e Borsellino, che per primi, nel 1991, puntarono i riflettori – nel buio più totale, che ci accompagna fino ad oggi – su quel grande affare dell’alta velocità. Su Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato che nel 1999 scrissero un libro-accusa, “Corruzione ad Alta Velocità”, da far cadere i Palazzi. Su Francesco Pacini Battaglia, l’uomo a un passo da Dio come diceva Antonio Di Pietro, e su questa terra uno dei grandi registi occulti del business Tav.

Paolo Mondani, da par suo, ha “incalzato” Incalza via telefono circa i rapporti con Perotti e i suoi molteplici incarichi, a tutti del resto stranoti. Nessuna risposta. Perchè, a questo punto, non fare una telefonatina anche a Perotti per chiedergli dei suoi rapporti con Pacini Battaglia? Se per caso erano stati, oltre che al bar, in società insieme? Una certa Intercons che, guarda caso, si occupava di ferrovie e affari su rotaia già negli anni ’80? E visto che la sinistra (pugliese) ferroviaria, via Claudio Signorile, ha più volte fatto capolino nella puntata, perchè non allungarsi fino a Eugenio Buontempo, un must di quella sinistra sempre su rotaia (ma anche via cielo e via mare), suocero di quel Bocchino (Italo) per anni portaborse-portavoce di Gianfranco Fini e oggi public relation man del mega immobiliarista Alfredo Romeo? En passant, un’altra sigla stavolta marina messa in acqua dal tandem Pacini Battaglia Buontempo dragò a suo tempo i misteriosi fondali di Ustica.

Precisa la nota firmata Gabanelli (proprio lei, che aveva “asfaltato” il leader Idv con tutti i suoi valori immobiliari anni fa in una memorabile puntata): l’unico ministro della repubblica in sella a combattere “lo strapotere” di Ercole Incalza è stato Di Pietro. A questo punto, siamo in fervida attesa di un prossimo appuntamento con Report per far luce su tutte le inchieste avviate sull’alta velocità e mai giunte – nemmeno in fortisismo in ritardo – a destinazione: Roma, Perugia, La Spezia e Milano. Il teste chiave, l’uomo di tutti i segreti? Chicchi Pacini Battaglia. Come mai il pm di ferro Di Pietro, in quel bunker milanese che faceva tremar le vene ai polsi di tutti gli imputati, vestì allora i panni dell’agnellino? Per capirci qualcosa può essere non poco istruttivo leggere alcuni “illuminanti” stralci dal libro “Corruzione ad Alta velocità”, uscito la bellezza di 16 anni fa: come mai nessuna risposta mai a quegli interrogativi che pesavano e pesano ancor oggi come macigni? Eccoli qui di seguito. http://www.lavocedellevoci.it/tav-cosi-denunciavano-imposimato-e-provvisionato/

http://www.lavocedellevoci.it/la-storia-delluomo-a-un-passo-da-dio-e-del-suo-inquisitore/

 

 

P.S. Proprio ieri avevamo “passato in seconda fila” dalla home page del nostro sito il pezzo “Questi fantasmi” (http://www.lavocedellevoci.it/questi-fantasmi/) che riproponiamo: una traccia utile per capirci qualcosina in più su “quei fantasmi” ancora oggi tra noi. Da non dimenticare, poi, la “Ciucci story” (http://www.lavocedellevoci.it/ciucci-asini-miliardi/) e un altro interrogativo da novanta: ma chi aveva mai scelto, per quella poltronissima Anas, mister Ciucci?

 

 

 

Condividi questo articolo

Lascia un commento