Derivati capestro: niente da archiviare

Condividi questo articolo

Dagli ultimi dati Eurostat, che conteggia le finanze pubbliche della zona euro, l’Italia è  il paese  europeo che ha pagato di più per i derivati ‘capestro’ stipulati negli ultimi anni dal Tesoro,  superando da sola il totale dei 19 membri dell’eurozona, fermo a 16 miliardi grazie agli incassi di Francia (+2,7 miliardi), Grecia (un miliardo), Belgio (un miliardo), Finlandia, Irlanda e Portogallo sulle scommesse finanziarie. Dopo l’Italia, a pagare di più sono Olanda e Austria, con  2 miliardi a testa e la Germania, con 950 milioni di euro.
A fine 2014 i contratti in portafoglio, sottoscritti con 19 banche d’affari controparti della Repubblica e degli enti locali sui derivati, erano pari a 163 miliardi di euro accumulando un valore di mercato (‘mark to market’) negativo per 42,6 miliardi di euro ed esponendo il Tesoro, in caso di chiusura anticipata di tutti i derivati al 31 dicembre 2014, ad un esborso enorme, anche con il beneficio di un mark to market non esigibile in qualsiasi momento, ma utile per ricattare lo Stato.
Adusbef e Federconsumatori, che avevano denunciato la disinvoltura e la mancanza di chiarezza e delle relative coperture contabili nel bilancio del Stato dalle cui poste sono stati attinti e pagate cifre superiori a 3 miliardi di euro l’anno dal 2011 ai banchieri di affari, controparti privilegiati del Tesoro, hanno presentato istanza di opposizione sia nel procedimento  penale n.41089/2014 a carico di Maria Cannata con richiesta di archiviazione al GIP  (P.M. dr Nello Rossi), che nel procedimento  pendente presso il  Collegio per i reati ministeriali.
Ecco alcuni brani dal durissimo atto di opposizione.
«Da lettura di articoli  non smentiti  tratti dai mezzi di informazione, risulterebbe una richiesta di archiviazione nei confronti  di Maria Cannata, dirigente del Tesoro-Ministero dell’Economia. Preso atto che il procedimento penale  era già pendente prima  dell’esposto dei sottoscritti con il quale si richiedeva la trasmissione degli atti al  Collegio per i reati ministeriali, e considerato che si ritiene indispensabile la richiesta specifica in questa sede di indagini suppletive ed in particolare
in relazione a quanto accaduto con i 2,6 miliardi versati dal governo Monti a Morgan Stanley a gennaio 2012», si chiede «di accertare  se esiste un database di monitoraggio quantitativo delle clausole cosiddette di “ early termination“». Si chiede inoltre di accertare «se Il Mef è in possesso di una contabilizzazione dei rischi prospettici legati a queste clausole, e in particolare a quella relativa al contratto con Morgan Stanley»; «se i  rischi relativi al contratto con Morgan Stanley erano correttamente monitorati, e se  venivano quantificati e trasmessi alla Ragioneria generale dello Stato per la loro contabilizzazione». «Accertare – si legge ancoranell’atto –  se esistono nella contabilità dello Stato opportuni fondi rischi a fronte dei potenziali obblighi connessi non solo alle clausole di “early termination”,  e in particolare al contratto con Morgan Stanley»; e eventualmente  se tali rischi non trovino alcuna “disclosure” al di fuori degli uffici del Tesoro, e quindi non siano neppure contabilizzati nel bilancio dello Stato.

Adusbef e Federconsumatori ritengono infatti «che i comportamenti omertosi che circondano i contratti derivati truffaldini, stipulati con le banche di affari già con Mario Draghi direttore generale del Tesoro e successivamente assoldato da Goldman Sachs, già costati almeno 15 miliardi di euro all’erario dal 2011 al 2014, oltre a perdite potenziali per 42 miliardi di euro, non siano più tollerabili. La difesa della segretezza ben praticata dalle cosche e dalle combriccole che fanno della illegalità la loro ragione di esistenza, contrasta con le esigenze di trasparenza, l’interesse generale ed il bene comune del Paese».

Condividi questo articolo

Lascia un commento