Lo rifarei: parola di Fabio Tortosa

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Fabio Tortosa a Genova nel 2011

Fabio Tortosa a Genova nel 2011

Che sia odio politico, assurdamente interno a soggetti di analoga appartenenza a ceti sociali contigui? Si spiegherebbe così la ferocia dei poliziotti torturatori della scuola Diaz, nella democratica Genova? C’è anche questo nel blitz che ha massacrato giovani inermi e quasi certamente il condizionamento dei vertici della polizia che hanno buon gioco sulla frustrazione di uomini malpagati ed esposti a rischi, nel difficile compito di tutelare l’ordine pubblico. Eppure, l’analisi di comportamenti violenti, che trasformano il mandato istituzionale in aggressività incontrollata, non ce la fa a fornire alibi a quanti , a ridosso della sentenza sui fatti di Genova, hanno testimoniato condivisione e solidarietà a Fabio Tortosa, uno degli 80 agenti che fecero irruzione nella Diaz. “Rientrerei nella scuola altre mille e mille volte”, ha postato su Facebook Fabio Tortosa, l’agente che ha ricevuto da circa duecento lettori hanno un ignobile “mi piace”, esteso alla delittuosa espressione rivolta a Carlo Giuliani, giovane vittima dei disordini: “Spero che sotto terra faccia schifo ai vermi”. Le scuse postume non cancellano la gravità dell’insulto.
Cos’altro c’è dietro numerosi casi di pestaggi illegali di poliziotti e carabinieri, sistematicamente impuniti grazie all’omertà dei rispettivi vertici dei due corpi e all’assenza di riferimenti sulla divisa? Un’interpretazione del ruolo che snatura i compiti istituzionali. Cosa nasconde l’assoluzione politica che Renzi ha riservato a De Gennaro, a quel tempo capo della Polizia, promosso a presidente di Finmeccanica? Ancora una volta il timore di deludere alleati di comodo? Fra tanti interrogativi , una certezza: il ministero degli Interni è stato da sempre oggetto di rivendicazioni della destra, con l’evidente obiettivo di usare la forza pubblica contro ogni forma di rivendicazione sindacale o sociale e di gestire i servizi segreti, delicati filoni di controllo della politica.

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